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“Sì, ho commesso errori, orribili errori, di sicuro indegni di un Presidente. Ho un profondo rammarico, nessuno può sapere cosa voglia dire dimettersi dalla presidenza. Mi sono rovinato da solo”.
Con queste parole l'ex presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, ammette di fronte a 45 milioni di telespettatori di essersi reso colpevole di crimini contro il suo Paese. La macchina da presa indugia sul volto afflitto di Nixon: gocce di sudore incorniciano il volto teso, gli occhi fissano il vuoto, la bocca è asciutta e impastata. Il finale è vicino.
Gli Stati Uniti hanno avuto quello che volevano: una confessione, la conferma che un presidente può sbagliare deliberatamente senza subire conseguenze.
Il film racconta di come un giornalista, David Frost, sia riuscito a stanare l'ex-presidente dal suo isolamento, convincerlo, dietro lauto compenso, ad affrontare un vero e proprio duello e, infine, ad “estorcergli” l'ultima decisiva confessione della sua vita pubblica.
Un'intervista a puntate nella quale i due contendenti si affrontano attraverso la sola arma della parola, dialoghi serrati, battute pungenti e riferimenti alla Presidenza Nixon: dai successi, come la fine della guerra in Vietnam e la distensione nucleare con l'Unione Sovietica, alla incancellabile vergogna del Watergate.
David Frost, interpretato da un grande Michael Sheen, vuole assolutamente quell'intervista per risollevare la sua carriera, ma avrà successo solo se uscirà vincitore dal confronto, se riuscirà a mettere in cattiva luce il Presidente e guadagnarsi la ribalta. Sceglie collaboratori fidati e preparati, che studiano per lui tutta la documentazione, prende accordi preliminari con lo staff di Nixon sugli argomenti da trattare. Sembra pronto.
Il Nixon di Frank Langella è astuto, ironico, furente, prolisso, lascia poco spazio all'avversario, spera in una riabilitazione di fronte al popolo americano e al mondo intero. Ma, di fronte all'evidenza dei suoi crimini e inchiodato forse dai suoi stessi fantasmi e dai sensi di colpa, dopo aver ammesso la responsabilità, cede la parola a Frost, e si chiude in un silenzio definitivo.
La differenza tra i due protagonisti è sostanziale prima che estetica: Frost è giovane, rampante, un grande intrattenitore, ma poco preparato sulla politica e sulla storia; Nixon è anziano, stanco, ma dotato di grande intelligenza e arguzia. Due uomini agli antipodi, l'istinto contro la ragione. Ma entrambi hanno la stessa cosa da difendere, la reputazione.
Il film è in corsa per cinque "statuette": miglior film, regia, montaggio, attore protagonista (Frank Langella), sceneggiatura non originale (é tratto da una pièce teatrale).
Il trailer del film.
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