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Ne è passato di tempo da quando nel 1984 il regista Milos Forman consegnava alla cinematografia la sua versione del genio di Mozart, con "Amadeus". In quella occasione, la storia del musicista salisburghese era raccontata da Antonio Salieri, che alcune leggende (non certo storie fondate) hanno, per anni, indicato come il mandante, quando non addirittura il responsabile, dell’assassinio del compositore.
Finalmente giunge sugli schermi un nuovo film, "Io, Don Giovanni", che si presenta non solo completamente diverso nell’impostazione dal celebre modello di Forman, ma anche dal genere di film musicale che ci si aspetterebbe. Una pellicola che si rivela un successo, grazie anche alla "bravura" del regista spagnolo Carlos Saura che riesce nel "non facile" intento di portare il mondo della musica classica, e quello dell’opera settecentesca in particolare, al cinema.
Diverse sono le idee che concorrono a rendere unico questo film e fra queste la presenza nel cast di alcuni attori-cantanti alla prima esperienza cinematografica, ma avvezzi a calacare le scene dei teatri più importanti del mondo da diversi anni (Sergio Foresti nel ruolo di Leporello, Borja Quiza in quello di Don Giovanni, Ketevan Kemoklidze nel duplice ruolo della cantante italiana Adriana Ferrarese che interpreta Donna Elvira, Carlo Lepore nel ruolo del Commendatore). Da Ponte è interpretato da Lorenzo Balducci mentre Mozart da un bravo Lino Guanciale.
Ma il lavoro è originale per più motivi, e senza dubbio, la figura del librettista italiano Lorenzo Da Ponte (con il quale appunto Mozart aveva collaborato per la famosa trilogia italiana “Don Giovanni”, “Le nozze di figaro”, “Così fan tutte”) è quella su cui Saura riesce a creare una vera e propria trama cinematografica che trascende il semplice dato storico (seppure sempre presente e molto ben documentato, tanto nelle scene, quanto nei costumi e negli strumenti musicali impiegati).
Questi sarebbe infatti, nella lettura che fornisce Saura, il vero ispiratore non solo dell’opera, ma anche del protagonista. Don Giovanni sarebbe prima di tutto un riflesso della vita da libertino condotta dal celebre librettista a Venezia; motivo per il quale gli verrà comminato l’esilio e raggiungerà Vienna in cerca di fortuna.
Un film come si diceva pienamente riuscito, tanto per la trama, in continuo equilibrio fra artificio e realtà storica; quanto per la recitazione che in alcuni momenti proietta lo spettatore dentro all’opera vera e propria. Da non perdere per gli tutti gli amanti delle pellicole in costume e ovviamente della musica del sommo Mozart.
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