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Pochi secondi della prima traccia, qualche accordo di chitarra e una voce che ricorda irresistibilmente quella di Mark Lanegan, il crooner grande protagonista prima del grunge con gli Screaming Trees, e poi vocalist della band post stoner Queens of the Stone Age.
In realtà però a cantare è Giancarlo Frigieri, che si avvale nell’occasione dell’ultima line up dei Mosquitos come di un gruppo con il quale condividere un progetto solista nato un po’ per caso e registrato in un giorno e mezzo allo Zero Decibel di Frosinone.
Nasce così “In Love”, firmato appunto dalla sigla “Giancarlo Frigieri & Mosquitos”. Le atmosfere sono quelle di un rock desertico, venato di blues elettroacustico in distorsione, con calde venature psichedeliche. La registrazione per così dire “in presa diretta” non inficia affatto un risultato qualitativo molto alto per scrittura e pulizia di una produzione scarna ed essenziale.
La peculiarità di Frigieri è soprattutto quella del suo background. Dopo aver suonato la batteria nella prima line up dei Julie’s Haircut, ha poi fatto parte della sezione ritmica dei Joe Leaman. Fatto abbastanza insolito per un drummer (ma ci sono anche esempi illustri in questo senso, 2 su tutti quello di Robert Wyatt e del leader dei Foo Fighters x), ha poi sposato una carriera solista e sonorità crepuscolari, con risultati da subito sorprendenti, come in “Close your eyes, think about beauty”, suo primo lavoro. Ha lavorato recentemente anche con Chris Eckman, cantante dei Walkabout, presentando un 7 pollici “split”, in cui i 2 si scambiano vicendevolmente una cover.
L’idea di realizzare un album coi Mosquitos nasce da una lunga conoscenza. Nonostante la line up di 5 elementi, il suono resta nudo e spartano, come una carcassa di bovino lavata dalle notti di pioggia e asciugata al veemente sole meridiano.
Un album che può ricordare le atmosfere dei western contemporanei ed esistenzialisti di Cormac Mc Carthy, così come le vecchie ballate acide dei Thin White Rope.
L’impianto lo-fi, saturo e appena sgrezzato, del letargico sound dei Mosquitos si attacca alla voce scartavetrata di Frigieri, come farebbe appunto un nugolo di zanzare al parabrezza. Fuori l’aria è bollente. Sempre più pachidermiche, sfasate, sfocate, si susseguono queste canzoni che sembrano un treno che perde i pezzi, ficcato su di un binario morto.
Lode alla Black Candy Records per aver scovato un progetto nostrano così adatto, per atmosfere e qualità, all’esportazione.
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