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Erano rimasti sepolti negli archivi sino a oggi. E con una raccolta intitolata “Rino Gaetano Live & Rarities" vedono finalmente la luce. Si tratta di 7 brani inediti, a cui si aggiungono alcune rarità e un live che ripercorre invece le pagine più celebri di uno dei nomi più rimpianti della nostra scena pop-rock.
Il culto che alimenta la figura di Rino Gaetano, e che coinvolge anche le ultime generazioni, ne uscirà indubbiamente corroborato. La critica invece potrà per qualche verso ripensare all’opera complessiva di un autore che è sempre stato studiato e apprezzato soprattutto per la capacità di forgiare una forma personalissima di cut’up italiota, con cui raccontare uno dei momenti più complessi e contradditori della storia recente del nostro Paese.
Invece Rino Gaetano è stato anche, più modestamente, forse, un paroliere e un musicista in grado di scrivere canzoni pop a facile presa, capaci di parlare a tutti: a chi lo indagava come fenomeno di costume, ma anche all’uomo della strada, che ritrovava nei suoi testi sketches e istantanee cavate dall’attualità e rimodellate in maniera da andare a formulare una sorta di breviario iconoclasta di un credo per certi versi anarcoide e per altri, in una data misura, anche qualunquista.
Così come accade oggi per determinata satira, veicolata in televisione o alla radio, che però resta una delle forme di critica dei comportamenti massificati che ci rimane.
Il primo inedito “Donde sta el grano”, risale al 1981, dunque a pochi mesi prima del tragico incidente in cui Gaetano perse la vita. E doveva essere incluso nel settimo album, “E io ci sto”, rimasto invece inedito. È ancora una volta uno spaccato di quella che Rino definiva scherzosamente “l’associazione antropologica mondiale, comunemente detta società”.
“La ballata di Renzo” trasporta l’ascoltatore decisamente più indietro, all’epoca del Folkstudio; si tratta di una “lacca”, che era rimasta alla sorella Anna, e che in pochissimi oggi avevano avuto la fortuna di ascoltare. Tragica coincidenza, la canzone parla della vittima di un incidente stradale, che muore perché nessuno degli ospedali romani è disposto a ricoverarlo.
Una giovanissima Anna Oxa fa capolino in “Quando il blues arrivò da me”. E se “Ufo a Ufo” è una sorta di divertissement che allude in maniera sgamata al tema dell’alienazione, “Ping Pong” compare in una versione a bassa fedeltà: poco più di un demo casalingo, da cui però traspare lo stato di grazia di Rino a cavallo della fine degli anni '70.
Da segnalare infine che il secondo Cd include un concerto effettuato nel 1977 con l’accompagnamento dei Crash, la sua band storica. Da cui traspare il clima di rilassatezza, di divertimento e di crollo delle inibizioni che, nella dimensione del live, caratterizzava un musicista celebre invece per la timidezza ostentata negli incontri privati, e per la maniacalità e la freddezza con cui operava in sala d’incisione.
Chirurgo e saltimbanco, spietato con tutti ma soprattutto con sé stesso, Rino Gaetano non smette di mancarci. La sua voce sarebbe stata tanto preziosa per raccontare anche questi tempi, in cui è così raro trovare qualcuno che sappia farci indignare con una risata.
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