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Piante rare e strumenti per scrutare le stelle nel cuore di Milano

Intervista a Pasquale Tucci, direttore del 'Museo Astronomico-Orto Botanico di Brera'

03/12/2008 - 15:29

Il Museo Astronomico nasce nel 1983 grazie alla Sezione di Storia della Fisica dell’Istituto di Fisica Generale Applicata dell’Università degli Studi di Milano. Dove si trovavano prima gli strumenti astronomici in mostra a Palazzo Brera?
Gli strumenti erano in parte presso il Museo della Scienza e della Tecnologia e in parte presso l’Osservatorio Astronomico e l’Università degli Studi di Milano.

A quando risale l’ultimo inventario dei ‘pezzi’ presenti nel Museo?
Al 2008.

Attualmente quanti strumenti ospita il Museo Astronomico di Brera?
In esposizione ci sono una sessantina di strumenti, nei depositi altri 300 circa.

È vero che annualmente la struttura si arricchisce di nuovi ‘marchingegni’ acquistati dall’Università di Milano?
Quando ci sono delle offerte di strumenti coerenti con le finalità del Museo, compatibilmente con le disponibilità economiche, l’Università degli Studi di Milano acquista nuove attrezzature. È già avvenuto per due collezioni. È stata inoltre acquisita in comodato d’uso un’altra collezione di strumenti.

Quanti sono i visitatori annuali?
Non abbiamo un sistema di conteggio per le visite libere. Alle iniziative su prenotazione nell’anno 2008 hanno partecipato circa 5mila persone.

Il Museo Astronomico si trova nel cuore del Palazzo Brera, costruito nel 1651 grazie al lavoro di Francesco Maria Richini, sulle rovine di un antico convento trecentesco dell’ordine degli Umiliati. Come si è finiti a ospitare in un’unica struttura un museo astronomico, un orto botanico e un’accademia artistica?
Fu nella seconda metà del 1700, in accordo a un ambizioso progetto culturale, che furono concentrati in Palazzo Brera istituzioni diverse con lo scopo di configurare un luogo di elaborazione e trasmissione del sapere, innovativo rispetto a quello tradizionale impartito dalle università. L’obiettivo del MuseoAstronomico-Orto Botanico di Brera è quello di preservare il patrimonio storico-scientifico di Palazzo Brera.

Tra i pezzi migliori del Museo abbiamo il “Circolo Moltiplicatore di Reichenbach” (1808) e il “Magnetometro di Gauss” costruito da Meyerstein (1835). Ci racconta qualcosa di questi strumenti?
Il “Circolo Moltiplicatore” si basava su nuove modalità di misura e su una tecnologia che permetteva una consistente diminuzione degli errori di osservazioni. Fu usato tra l’altro per osservare Urano, il primo pianeta scoperto in epoca storica (1781) usando un telescopio. Fu proprio un astronomo di Brera, Barnaba Oriani, a descriverne per primo l’orbita circolare. “Il Magnetometro” fu progettato da Gauss, il “principe dei matematici” e realizzato da Meyerstein. È l’unico strumento sopravvissuto tra quelli che furono costruiti. Servì alla prima grande impresa di cooperazione scientifica internazionale per la misura del campo magnetico terrestre e per la misura assoluta del campo magnetico.

E della Cupola di Schiaparelli? È vero che il famoso scienziato italiano individuò i canali di Marte proprio grazie a un telescopio in essa presente?
Sì. Le prime osservazioni del pianeta Marte, al fine di tracciarne una mappa affidabile della sua superficie, furono fatte da Schiaparelli dai tetti di Palazzo Brera prima con un rifrattore Merz da 22 centimetri, poi con un rifrattore Merz-Reposold di 50 centimetri.

Schiaparelli, peraltro, pensò che fossero la prova di un mondo tecnologicamente avanzato...
Pur avendo molti dubbi al riguardo pensava che quelle strutture che chiamava “canali” erano troppo regolari per potere essere la conseguenza di fenomeni naturali. Pensava che fossero state costruite da esseri intelligenti per potere sfruttare al meglio la poca acqua disponibile in un pianeta in via di desertificazione.

Sono consultabili i libri antichi raccolti da Schiaparelli?
Sì.

Per quanto riguarda l’Orto Botanico, quali sono le piante più ‘preziose’ coltivate al suo interno?
L’Orto è stato oggetto nell’ultimo mezzo secolo di un progressivo abbandono che ne ha snaturato le caratteristiche. Piante di alto fusto hanno preso il sopravvento, limitando lo sviluppo della vegetazione sottostante. Da quando l’Università degli Studi di Milano ne ha avviato l’opera di risanamento e conservazione l’Orto sta riprendendo la sua antica conformazione con un giusto equilibrio tra piante di alto fusto e vegetazione al suolo. Tra le piante più antiche si ricorda la Ginkgo biloba, un fossile vivente risalente a 250milioni di anni fa, e presente nell’Orto da oltre due secoli. Curiosa e rara è la Firmiana platanifolia, la cui corteccia al tatto è fredda.

E quante le specie vegetali presenti?
Qualche migliaio. Il bello dell’Orto Botanico non è offerto solo dalla incredibile varietà di piante presenti, ma anche dall’atmosfera che si respira, capace di trasportare il visitatore nella Milano di oltre 200anni fa.

Cosa rimane oggi dell’Orto Botanico istituito nel 1774 da Maria Teresa d’Austria?
La geometria dell’Orto è identica a quella di due secoli fa. Il restauro, effettuato dall’Università degli Studi di Milano, ne ha preservato le caratteristiche. Esistono tracce dell’ex giardino dei Gesuiti? Solo qualche debolissima traccia. Le piante più vecchie quanti anni hanno? 250 anni circa.

In mezzo al giardino sorge una costruzione antica, risalente probabilmente all’Ottocento. Di cosa si tratta?
È una cupola astronomica costruita nella seconda metà dell’Ottocento. In essa era montato uno “Strumento dei passaggi” che si riteneva potesse fornire risultati più precisi se installato a livello del terreno piuttosto che in cima al Palazzo di Brera dove erano posti, con gravi problemi di stabilità, gli altri strumenti dell’Osservatorio.

Durante la stagione invernale molte piante perdono le loro foglie. Eppure anche in questo periodo dell’anno l’Orto Botanico conserva una sua magia...
È un’esperienza inattesa e piacevole quella di poter osservare la struttura delle piante, soprattutto quelle di alto fusto, durante la stagione invernale quando hanno perso la loro livrea di foglie.

Dopo le esperienze di “Orticola”, “Avvenirismo 3535”, e “Questa non è la natura”, quali saranno le iniziative per il 2009?
Continueremo, compatibilmente con le risorse disponibili, l’attività di educazione al patrimonio storico-naturalistico. Siamo in attesa di una sistemazione più dignitosa dell’ingresso dell’Orto attualmente ostruito da un gigantesco contenitore di rifiuti dell’Accademia delle Belle Arti. Ma questa è la vecchia storia delle tristi vicissitudini di Palazzo Brera… Tutta un’altra storia che varrebbe la pena raccontare nella speranza di una soluzione.

Foto degli strumenti di Dario Raimondi - B.F.

Autore: Gigro

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