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Il mese scorso lo Spazio Oberdan le ha dedicato una rassegna, in occasione dell'uscita nelle sale di "Bright Star", il suo ultimo film che racconta la storia d'amore tra il poeta John Keats e la giovane Fanny Brawne (di cui noi, naturalmente, vi abbiamo parlato).
Ora il capoluogo lombardo ha avuto l'onore di accoglierla in occasione de La Milanesiana, che l'ha vista tra le special guest.
Di chi stiamo parlando? Ma di Jane Campion, regista neozelandese nota per aver diretto film di grande successo come "Un angelo alla mia tavola", "Lezioni di piano" (Palma d'Oro a Cannes e 3 premi Oscar) e "Ritratto di signora".
Ecco cosa ha raccontato nel corso dell'Aperitivo con gli Autori (uno degli appuntamenti clou della rassegna milanese) di domenica scorsa, a cui noi di MilanoWeb abbiamo partecipato...
Che rapporto ha con la letteratura?
“Non ho un rapporto particolare, mi piacciono semplicemente i libri. Sono stati i miei primi amanti, perchè li puoi portare facilmente a letto! E' un vero dolore quando finiscono ed è per quello che preferisco quelli belli corposi, però devo dire che mi piacciono anche le poesie. In fondo, se ci pensiamo, le storie ce le raccontiamo in maniera naturale, fanno parte dell'essere umano.”
Lei ha realizzato anche dei cortometraggi: è vero che vede in quest'ultimi un maggiore potenziale creativo?
“Secondo me i corti non hanno una vocazione narrativa diversa rispetto a quella dei lunghi, ma possono essere più 'capricciosi'.”
E' da qualche tempo che manca dall'Italia, ha trovato qualcosa di diverso?
“Diciamo che ho notato che non appena si accende la tv italiana si vedono degli uomini maturi con delle ragazze giovani e belle.”
Ci troviamo in un momento particolarmente delicato, in cui le fasce povere stanno aumentando. Come vive, da persona e da artista, questo fenomeno?
“La povertà è una sfida alla nostra moralità. Non avete idea di quante volte mi viene la tentazione di portare a casa i vagabondi che vedo per strada: dovremmo cercare di capire chi sono e perchè si trovano in quella condizione. Io vengo dalla Nuova Zelanda, nata da persone che erano stanche del classismo britannico e per il nostro paese la modestia, insieme al rispetto nei confronti degli altri, sono sempre stati basilari; peccato che negli ultimi anni ci si stia allontanando da quel modello.”
E questo modello lo porta anche nel suo lavoro?
“Si, non ho mai ambito a grossi budget. Posso dire le mie cose anche con pochi mezzi.”
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