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Sono ormai passati 42 anni da quando ci siamo ritrovati nel bel mezzo de "La notte dei morti viventi" ("Night of the Living Dead") e da allora per noi non è più stato come prima. E si, perchè gli zombie sono entrati definitivamente nell'immaginario collettivo sfiorando persino il mito.
Tutto questo questo grazie a George A. (Andrew) Romero, che ha sviluppato un vero e proprio genere diventato un cult evergreen. Il regista americano, considerato un maestro anche dalle generazioni più giovani, è rimasto quasi sempre fedele a sé stesso e non a caso lo scorso anno ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia un film dal titolo "Survival of the Dead".
La Milanesiana ha deciso di dedicargli una piccola retrospettiva (con in cartellone i due titoli già citati e "Creepshow" del 1982) e lui è quindi stato ospite della manifestazione, incontrando il pubblico.
Noi di Milanoweb, naturalmente, non potevamo mancare!
Come mai, dopo "Land of the Dead" (2005) ha deciso di continuare in qualche modo il discorso con un altro film?
"Quando ho terminato Land of the Dead (realizzato, in modo per me poco soddisfacente, con gli studios ad alto budget) mi è venuta l'idea di affrontare la tematica dei nuovi mass media con un nuovo film. Ho cercato un finanziatore per il mio progetto e l'ho trovato: lui mi ha dato il totale controllo creativo con una sola clausola, ovvero quello di rimanere all'interno di un budget di 2 milioni e mezzo di dollari. Per me era la situazione ottimale e così ho accettato. Così è nato Diary of the Dead."
In "Diary of the Dead" c'è un forte senso di incertezza...
"Si, perchè non si riesce a capire quale sia il punto di vista che si sta realmente tenendo in considerazione. E questo è l'effetto che volevo creare, perchè rappresenta secondo me al meglio la nuova dimensione della comunicazione."
Poi si arriva a "Survival of the Dead"...
"Dato che avevamo usato così poco denaro e in compenso ne avevamo incassato parecchio, si è pensato di fare un nuovo film con un tema universale: il nemico che non si conosce e di riflesso le guerre che partono senza alcun motivo. E' stato riconfermato il cast del film precedente e per l'aspetto tecnico ci siamo ispirati ad un western intitolato Il grande paese. Credo che in ogni film si dovrebbe rendere omaggio ad un genere: non so, ora potremmo fare un noir ispirandoci ad altri personaggi di Diary of the Dead."
Ma lei cosa pensa realmente dei mass media oggi?
"Divento critico nei loro confronti se diventano oggetto d'affari perdendo obiettività: in questi casi si trasformano nell'elemento cattivo, perchè rilasciano informazioni scorrette. Poi credo che ci troviamo in un periodo molto confuso per via della nascita dei blog, tramite i quali chiunque può dire la propria ed avere un seguito."
E' vero che Le è stato proposto di girare il remake di "Profondo Rosso"?
"Ero stato semplicemente avvicinato dai produttori, tra i quali il fratello di Dario Argento, a cui avevo detto che avrei pensato ad un progetto di questo tipo solo se fosse stato coinvolto anche lui. Da allora non sono più stato contattato."
Ha mai visto "Zombi 2" di Lucio Fulci?
"Si e mi sono molto divertito."
Dicono che sia difficile portare sul grande schermo un libro di Stephen King, Lei cosa ne pensa?
"Hollywood ha sempre cercato di cambiare il testo originario, ma in realtà penso che sia meglio condensarli e rimanerne fedeli. Io per Creepshow, per esempio, ho avuto la fortuna di lavorare direttamente con lui e di entrare così meglio nello spirito."
Ma ci dica: chi è il miglior regista-zombie?
"Naturalmente io!"
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