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Siamo rimasti "incantati": questo è l’aggettivo che descrive meglio noi di Milanoweb dopo l’incontro con Chiara Mastroianni.
L’attrice, figlia di Marcello Mastroianni e Catherine Denueve, è stata ospite della 63° edizione del Festival del film di Locarno, dove le è stato consegnato l’Excellence Award Moet & Chandon, prestigioso premio attributo ogni anno ad attori di fama internazionale (qualche nome? Susan Sarandon, John Malkovich, Willem Dafoe, Carmen Maura).
Divenuta "musa" di molti registi francesi della nuova generazione, Chiara Mastroianni ha indubbiamente ereditato dai genitori il fascino e il talento, a cui si aggiunge un’intelligente semplicità a cui non si riesce proprio a rimanere "indifferenti".
Ecco cosa ha raccontato a noi di MilanoWeb…
E’ la prima volta che viene a Locarno?
"Si ed è anche la prima volta che mi viene assegnato un premio di questo tipo. Quando Olivier Père (direttore artistico del festival) mi ha chiamato per dirmelo non ero solo onorata, ma anche imbarazzata e vi confesso che, leggendo i nomi di chi mi ha preceduto, ho passato persino delle notti in bianco."
Ci racconta come ha deciso di diventare attrice? E’ stata una scelta naturale per Lei?
"Spesso si immagina che, per via dei miei genitori, io abbia sempre voluto fare l’attrice e invece non è così. Mia madre, che prima di tutto una cinefila, mi ha cresciuto a suon di film e così ho iniziato ad amare il cinema, che ancora oggi per me rappresenta il mondo delle meraviglie. Avevo quindi pensato di lavorare un giorno nell’ambiente, ma non sapevo in che ruolo. Questo finché Melvin Poupaud, che conobbi ai tempi della scuola, mi spinse a provare a fare l’attrice."
E i suoi genitori come la presero?
"Mio padre era felicissimo, come se avessi rilevato il negozio di famiglia. Mia madre invece era contraria e preoccupata, quindi cercava persino di mettermi i bastoni tra le ruote. Mi ricordo che per "La mia stagione preferita" spinse André Téchiné a impormi una sorta di condizione per lavorare con lui, ovvero prendere la patente: così pensava di potere dare un’utilità a questa esperienza. Io, proprio per questa sua opposizione, ero spinta a dare il meglio di me: si trattava di una sfida personale, che diventava quasi trasgressione. Provavo le stesse sensazioni di quando da bambina mia madre mi portò al cinema a vedere "Per favore non mordermi sul collo!" di Polanski che era vietato ai minori."
Ma poi le è capitato anche di lavorare con sua madre. Com’è stato?
"Ho lavorato sia con lei che con mio padre e devo dire che è stato bello, perché entrambi hanno dimostrato rispetto nei miei confronti."
Le danno fastidio le continue domande sui suoi genitori?
"Assolutamente no, perché dovrebbero? Sono i miei genitori e mi fa piacere parlarne. L’unica cosa è che a volte le persone rimangono delusi dai miei aneddoti, perché tutti pensano che sia cresciuta bevendo champagne e invece ho avuto un’infanzia molto tranquilla."
Cosa prova nel rivedere i film di suo padre ora che non c’è più?
"Per me è una fortuna poterlo rivederlo nei film e sono orgogliosa di dire che è mio padre. Non li ho ancora mostrati ai miei figli, perché non hanno ancora imparato l’italiano e non voglio che li vedano doppiati."
Lei è anche nel cast di "Homme au bain" di Christophe Honoré, in concorso qui a Locarno. Cosa ci dice a proposito…
"E’ stato girato con una piccola telecamera a New York. Sono curiosa di scoprire il risultato, perché non l’ho ancora visto nemmeno io."
Lei ha lavorato pochissimo in Italia. Come mai?
"Non è questione di snobismo da parte mia. Semplicemente non vengo chiamata: forse si pensa che io non parli l’italiano o e la mia 'r moscia' marcata a risultare un problema, non saprei. Mi piacerebbe lavorare con Dario Argento in un film horror, ma dubito che mi chiami."
Vi segnaliamo (o ricordiamo) che tutti gli approfondimenti sulla 63° edizione del Festival del film di Locarno li troverete su MilanoFestival
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