
30/01/2010 - Dopo aver raccontato il mondo della criminalità romana degli anni '70, nel bellissimo “Romanzo criminale”, vincitore di ben 8 David di Donatello, il regista Michele Placido torna ad affrontare il lato più oscuro della natura umana attraverso la figura di Renato Vallanzasca, nel suo nuovo film intitolato “Il fiore del male”, le cui riprese si stanno svolgendo a Milano proprio in questi giorni.
Nato a Milano nel 1950, Renato Vallanzasca, è stato una delle figure di spicco della malavita milanese di quegli anni, rendendosi artefice, insieme alla cosiddetta Banda della Comasina, da lui stesso formata, di numerosissime rapine, sequestri ed omicidi. Più volte arrestato, ed evaso dal carcere, è stato, infine, imprigionato nel 1999, e sta attualmente scontando una condanna complessiva di quattro ergastoli e 260 anni di reclusione nel Carcere di Opera.
Nel 1999 Vallanzasca ha collaborato con il giornalista Carlo Bonini alla stesura del libro “Il fiore del male: bandito a Milano” al quale Michele Placido si è ispirato per il suo film, interpretato da Kim Rossi Stuart e Valeria Solarino, di cui il regista ha a lungo parlato nel corso dell'incontro di giovedì 28 gennaio, presso la 'Terrazza Martini', concedendoci anche una breve intervista.
Che cosa l'ha affascinata del personaggio di Vallanzasca e perché ha deciso di portare la sua storia sullo schermo?
“Sono rimasto immediatamente colpito dal suo percorso esistenziale di persona che dai 24 ai 34 anni ha bruciato la propria vita e poi da detenuto è scomparso nel nulla senza voler essere personaggio ad ogni costo. Mi ha incuriosito sia il suo privato che la parte pubblica, da lui raccontata nel suo libro "Il fiore del male".”
Non la preoccupa portare sullo schermo personaggi tanto negativi?
“Sono convinto che non si debba aver paura di raccontare storie difficili, di indagare la parte più oscura della natura umana. La letteratura lo fa da sempre, basti pensare ai drammi Shakespeariani o alla tragedia greca, in cui scene cruente e personaggi profondamente ambigui e tormentati non mancano di certo.”
In che modo si è rapportato al personaggio di Vallanzasca? Ha avuto modo di incontrarlo?
“Ho incontrato Renato Vallanzasca un paio di volte durante le riprese. Quando ci siamo conosciuti mi ha chiesto se avevo letto il suo libro. Io gli ho riposto di si, ma che nel dirigere il film avrei dovuto io stesso scrivere il mio 'libro' su Vallanzasca. Nel film più che analizzare i meccanismi della criminalità milanese o le eventuali implicazioni politiche, ho preferito concentrarmi sull'uomo Vallanzasca, sul mistero di questo personaggio, frutto della Milano di quegli anni, e su come gli eventi lo hanno portato a diventare quello che è.”
In questi giorni sta girando a Milano. Le piace questa città? Pensa abbia buone potenzialità per quanto riguarda lo sviluppo di un mercato cinematografico?
“A Milano sto lavorando davvero in modo straordinario, grazie anche al supporto organizzativo fornitomi dal Comune. E' una città che sta crescendo molto, avvicinandosi sempre di più, dal punto di vista culturale, alle grandi città del nord Europa. Penso che abbia tutte le potenzialità, tramite un adeguato programma di promozione e di approfondimento dell'attività cinematografica, per diventare un importante polo soprattutto per ciò che concerne le nuove tecnologie.”
Ci può dire qualcosa riguardo i suoi prossimi progetti?
“Il prossimo dicembre comincerò le riprese di un thriller gotico ambientato a Parigi, e tratto dal romanzo “Miserere” di Jean-Christophe Grangé. I produttori francesi di Pathé erano rimasti colpiti dal mio “Romanzo criminale” ed hanno pensato che potessi essere il regista giusto per questo tipo di film. Mi sono sentito onorato di tanta fiducia ed ho accettato con gioia, del resto avevo sempre sognato di girare un film a Parigi.”
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