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Enrico Bertolino: “Prendo le distanze dal teatro di denuncia”

“In un Paese in cui le elezioni si fanno ogni venti giorni, è un continuo posticipare tutto...”

03/03/2010 - 18:35

Enrico Bertolino è al Ciak di Milano dal 9 al 14 marzo con "Lampi accecanti di ovvietà", uno spettacolo che ha già portato in scena nel 2008 e con cui dissacra i luoghi comuni, quelli dell’ovvio.

Cosa è cambiato da allora nello scenario socio-culturale italiano per cui hai sentito l’esigenza di riprorre il tema quest’anno?

"Lo spettacolo è completamente diverso da quello del 2008, è un continuo work in progress perché ho la personale percezione che le cose siano cambiate da allora; ora esiste una sorta di negazione della realtà o comunque una posticipazione della stessa. In un Paese in cui le elezioni si fanno ogni 20 giorni, è un continuo posticipare tutto... e allora? Se non ci pensa nessuno, ci può pensare un teatrante, un giullare, perché no... Prendo le distanze dal teatro di denuncia, ma la mia rimane una presa di posizione nel preciso tentativo di risvegliare una coscienza ironica. La sinistra non sa più fare la sinistra e il dialogo è uno dei mali del millennio; ce n'è troppo, il troppo dialogo porta a perdersi".

La tua è una sfida dunque, quella di farci riflettere sulla realtà che ci circonda. Ma intravedi anche una via di uscita?

"Certo la via di uscita c’è. E’ quella della responsabilizzazione del cittadino. Il nostro è un Paese narcotizzato. I francesi si incazzano, i tedeschi hanno la Merkel con la quale non sono accondiscendenti; noi abbiamo la negazione della realtà, viviamo in un cabaret costante: invece del TAR abbiamo il TRC, il tasso di rassegnazione dei cittadini. Ma non me la prendo con il cittadino...".

"Lampi accecanti di ovvietà". Hai preso a noleggio questa frase di Bernard Shaw per farne il titolo del tuo spettacolo. Quando l’ovvietà diventa pericolosa?

"Quando viene totalmente negata, appunto. Come sta accadendo ora".

Come hai articolato lo spettacolo?

"C'è un primo tempo dedicato, inevitabilmente, a Prodi e a Berlusconi, mentre il secondo tempo ha un contenuto sociale più intimista, parlo della coppia... e il bis sarà riservato alla rassegna stampa di Glob, programma con cui siamo di nuovo in partenza su Rai Tre. Mi tengo aggiornato leggendo dai 4 ai 6 quotidiani al giorno e Curzio Maltese mi tiene informato, qualche giorno prima di una mia nuova data, sulle notizie e le curiosità legate alla città in cui mi trovo con lo spettacolo: nel 2040 a Venezia non ci saranno più veneziani, solo nuovi immigrati e turisti, mentre Milano continua nella sua corsa all'autocelebrazione, alle inaugurazioni di monumenti di 20 anni fa; io amo Milano, è la mia città, ma in questo momento è più uno specchio per le allodole piuttosto che una nuova Manhattan...".

Per la regia hai scelto ancora una volta Massimo Navone. Quali sono i suoi punti forti?

"Massimo Navone partecipa anche alla stesura dei testi ed ha il vantaggio di arrivare dal teatro comico; prima di lui ho lavorato con Giampiero Solari e Gabriele Vacis che mi hanno insegnato rispettivamente a gestire gli spazi teatrali e ad approfondirne la metrica".

Ai fini della tua carriera, essere tanto eclettici, è stato un valore aggiunto o un elemento penalizzante?

"Mi ritengo un uomo normale, mediocre (dal latino mediocritas, termine che non aveva un'accezione negativa ma che piuttosto significava intermedio); mi va bene così, non voglio essere un guru di qualcosa, non mi interessa. Certo il non fermarsi in un solo campo ti preclude delle possibilità, ma a me va bene così".

Quanto è “ovviamente accecante” Bertolino?

"Bertolino più che accecante è accecato dai suoi rancori repressi, da livori mancati, per questo mi sfogo con l'ironia; non mi arrabbio più, anche se questo mi spaventa un poco perché il pericolo della rassegnazione è dietro l'angolo. Ma per non rassegnarsi basta incanalare bene la propria rabbia: non bisogna farsi annebbiare, la rabbia deve essere costruttiva".

Ci anticipi una battuta del tuo show…?

"Gli esperti dicono che stiamo vivendo un nuovo Medioevo. Allora io dico: oggi c'è la TV che ti ricorda tutti i giorni che sei nel Medioevo, all'epoca, invece, c'erano i roghi a ricordarlo, bruciavano chi si marchiava del reato di eresia... Se oggi dovessimo bruciare tutti quelli che dicono cazzate, avremmo trovato la soluzione al problema energetico!".

Nota: Enrico Bertolino è socio dell'associazione 'Vida a Pititinga', onlus fondata per aiutare i ragazzi del piccolo villaggio in Brasile.

Autore: Mariangela Panarelli

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