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Non è la prima volta che la compagnia "Teatro dell'Opera di Milano" mette in scena un'opera lirica al Castello Sforzesco. Ma a sentire i protagonisti l'esperienza non toglie l'emozione di essere "protagonisti" di un evento così importante.
Il 30 Luglio la compagnia debutterà nella messa in scena del "Barbiere di Siviglia" di Gioachino Rossini, con repliche il 31 Luglio e il 1 Agosto.
Poi, il 6, 7 e 8 Agosto sarà la volta del "Don Pasquale" di Gaetano Donizetti.
MilanoWeb ha incontrato Mario Migliara, regista della compagnia, per una breve intervista.
Quando è nata la compagnia "Teatro dell'Opera di Milano"?
La compagnia nacque 7 anni fa, ma il mio lavoro sull'Opera Lirica è di quasi 15 anni fa . Nel fondare il "Teatro dell'Opera" mi sono subito chiesto come mai mancasse una reale partecipazione di un pubblico di massa ad un genere cosi interessante, colto e nel medesimo momento così popolare.
Tra Luglio e Agosto, ben 2 opere liriche nella suggestiva cornice del Castello Sforzesco. Il giorno in cui è nata la compagnia pensava potesse diventare protagonista della vita culturale milanese?
Direi di no, nessuno si aspettava che questo evento entrasse nel cuore della città: ricordo un funzionario che il primo anno mi chiedeva come avrei fatto ad allestire il tutto e, sentite le risposte, e ben comprendendo le difficoltà, ironicamente mi disse: "si può essere eroi per un giorno". La mia risposta è stata con i 'fatti'; sono 5 anni che il Castello esplode di gioia e ogni anno raddoppiamo gli spettacoli in circuitazione.
Le opere che presentate ("Barbiere di Siviglia" e "Don Pasquale") sono dei "grandi classici". E gli allestimenti, la regia? Saranno come il pubblico se li aspetta?
Come regista ho un piccolo "vezzo" che applico quasi sempre in tutti i lavori che intraprendo, mantenendo l'opera nella sua integrità, inserisco un'idea che rivesta il tutto, una "chiave di lettura" che renda più comunicabile il significato dell'opera o la sua comicità o il suo lato tragico. La "chiave" è buona se viene accolta da qualsiasi personaggio dell'opera: quindi non deve solo rispondere all'autore, ma anche a qualsiasi altro elemento dell'opera in allestimento. Un esempio: il "Don Pasquale" si colloca in un ambiente modernissimo, quasi high-tech, tutto "rotellato", mosso da mimi camerieri, affaticati e comici, con un letto che troneggia e serve da teatrino a molte scene, luci folli e costumi pure. Un quasi "locale notturno", dove un bizzaro attempato signore, come Don Pasquale, si scatena. Il "Barbiere" è molto più sobrio e risponde di più all'idea settecentesca di "allestimento". Anche se sempre con molte idee nuove.
Non è la prima volta che siete "protagonisti" degli appuntamenti al Castello Sforzesco. Il pubblico estivo è diverso da quello che avete nella vostra stagione autunnale? Più turisti, ascoltatori occasionali, un po' più disattenti?
Il pubblico "estivo" è molto simile a quello "pagante", anzi delle volte più curioso. Vengono al banco di regia a parlare a chiedere cose e a giudicare. Turisti non ne vedo molti, più milanesi alla caccia del biglietto, con in sè l'idea "finalmente anche io vedo l'opera".
Cantanti, musicisti e collaboratori sono selezionati tramite apposite audizioni. Il vostro è un vero e proprio investimento sui giovani che non fa più nessuno!
Assolutamente sì. E ci tengo ad affermare che siamo "fuori da qualsiasi commistione di agenzie o altro". Esistono cantanti bravissimi che magari non riescono ad entrare nel grande giro o che cantano tantissimo all'estero e che in Italia non vengono riconosciuti. Da noi chi è bravo nella sua audizione, viene segnalato da una commissione di 7, tra direttori e cantanti, e gli viene fatta una proposta di scrittura; se accetta, entra in produzione.
Immaginiamo ci saranno anche dei debuttanti. Sono emozionati? Come li guidate in quest'avventura?
Ultimamente siamo molto "cauti" sui debuttanti. Li riascoltiamo più volte e se osserviamo che rispondono sia musicalmente che a tutte le caratteristiche del personaggio, allora li prendiamo. Ogni occasione, poi, diventa con loro motivo di "confronto", li seguiamo molto, al limite del tartassamento. Lo dico con un sorriso...
Dopo il Castello Sforzesco, cosa vi aspetta? Progetti, sogni, appuntamenti.
I sogni sono, per me, progetti da mettere in pratica, uno su tutti è creare un "gruppo" per portare il nostro lavoro all'estero, per avere il giusto riconoscimento che l'arte in questo paese ha con fatica, malgrado le nostre 40, e più, repliche.
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