
La pubblicazione del "Vademecum della Previdenza", volume "marchiato" IRSA (Istituto di ricerca e sviluppo delle assicurazioni), coglie l’opportunità di completare, in modo chiaro e, finalmente, completo, la catalogazione del sistema previdenziale italiano.
Frutto delle ricerche degli autori: Giuliano Cazzola, Domenico Comegna e Viviana Dabusti, il testo mette a disposizione di operatori professionali del settore e soggetti interessati ad approfondire il tema previdenziale la possibilità di andare verso un linguaggio comune, una convergenza di concetti e interpretazioni, un accordo sui metodi di calcolo, allo scopo di liberare le possibili sinergie ed attuare il tanto auspicato cambiamento culturale in materia.
Intanto ha fornito lo spunto per una piacevole chiacchierata con la curatrice, dottoressa Viviana Dabusti, funzionario dell’Area previdenza e soluzioni applicative di Irsa. Non solo operatrice del settore ma 'appassionata' analista della materia che, con la sua complessità e dinamicità, l’ha conquistata fin dai suoi primi passi nel mondo del lavoro.
Dottoressa Dabusti, tanto per cominciare, ci dà un suo parere sullo ‘stato di salute’ del sistema pensionistico italiano?
"Il malato è grave ma non ancora spacciato… Il punto di equilibrio dell’istituzione è ancora lontano e per raggiungerlo o, almeno, avvicinarlo, sono necessarie modifiche e cambiamenti che ne ridimensionino il peso a carico del bilancio statale e lascino più libertà ai cittadini di definire il proprio ‘pacchetto‘ previdenziale.
Lo status attuale del sistema deriva da una serie di scelte e decisioni che, troppo spesso, hanno privilegiato un orizzonte temporale di breve periodo, a soluzione di problemi contingenti che hanno finito col pesare sulla struttura del sistema ed alimentare la formazione del deficit attuale (per esempio i 'baby pensionamenti').
Ma è opportuno considerare che oltre al carico pensionistico, pesano sul bilancio istituzionale anche le prestazioni assistenziali (mobilità, cassa integrazione, ecc.) tra l’altro oggi, purtroppo, di stretta attualità, che rappresentano un onere finanziario rilevante.
Pertanto ci troviamo di fronte ad un sistema debole, finanziariamente provato, che si trova a dover fronteggiare problemi altrettanto gravosi, cui solo il raggiungimento di un 'punto di equilibrio' può mediare l’obiettivo di un sistema pensionistico 'degno' pur correlato alle esigenze di bilancio pubblico."
Come valuta il passaggio al sistema contributivo?
"Il sistema contributivo, che parametra l’erogazione della prestazione pensionistica sulla base dei contributi versati invece che in riferimento al livello di reddito, in vigore dal 2006, rappresenta una scelta dovuta, che tra l’altro riprende un meccanismo simile già in vigore negli anni ’50.
In sostanza è un passaggio obbligato proprio nella direzione del raggiungimento di quell’equilibrio di cui parlavamo prima, pur limitando il livello delle prestazioni ne aumenta la garanzia… un primo passo importante per la salvaguardia del sistema previdenziale.
Indicazioni in tal senso sono pervenute anche dall’Europa, sempre nella direzione di incentivare lo sviluppo della previdenza complementare (secondo pilastro) e di quella privata (terzo pilastro)."
Non trova paradossale che si sostengano le forme pensionistiche “private” proprio in un momento in cui i contratti di lavoro non hanno la ‘stabilità’ di un tempo e, soprattutto, si caratterizzano per uno scadimento generale delle condizioni?
"Si, effettivamente questo aspetto rende ancora più complessa (come se ce ne fosse bisogno) la situazione e posso confermare che nelle opportune sedi si stanno studiando delle soluzioni (tipo l’alleggerimento del carico fiscale/previdenziale per certe categorie di lavoratori).
Anche se il primo ordine di problema, in questo caso, è rappresentato dall’offerta di un lavoro, posto che, oltre ai giovani, si trovano in questa situazione molti lavoratori ultracinquantenni, secondo una recente indagine di Istat."
Il sistema dei 'pilastri integrativi' prevede l’affidamento dei propri risparmi alle imprese finanziare, note, oggi, per le tristi cronache finanziarie su scorrettezze (quando va bene) o illeciti che raggiungono la truffa (se va male)... Ci possiamo fidare?
"(sorride…) In effetti anche questa, all’interno del contesto attuale, diventa per il risparmiatore una scelta obbligata.
Comunque, almeno quando non ci sono illeciti, possiamo vedere che i rendimenti dei prodotti previdenziali sono in linea con quelli offerti dal ‘contiguo’ mercato finanziario, che riescono anche a superare (in contesti di mercato basso) date le loro caratteristiche di maggior garanzia e di minor rischiosità assicurati dalla struttura del sistema e dalla tipologia dei prodotti."
Ma i risparmiatori sono pronti ad investire in questo “nuovo” settore?
"Uno degli obiettivi principali dell’Irsa è proprio lo stimolo allo sviluppo di una cultura in tema previdenziale. L’attenzione alle condizioni offerte ed alle caratteristiche dei servizi che si intende sottoscrivere deve essere massima, soprattutto per assicurare la migliore aderenza tra le esigenze del risparmiatore (caratterizzate dalla sua posizione finanziaria e dal suo atteggiamento nei confronti delle operazioni e del rischio finanziario) ed il funzionamento del prodotto finanziario prescelto."
E degli operatori professionali cosa ci dice? Tra l’altro, pare che manchi una figura specifica di ‘consulente previdenziale’…
"Anche e soprattutto tra gli operatori, Irsa cerca di sviluppare il coinvolgimento degli attori per accrescere la sensibilizzazione degli stessi nei confronti di un servizio (il risparmio previdenziale) a forte contenuto sociale.
E poi, ritengo vantaggiosa la preparazione di una figura di riferimento che, senza arrivare ad un ulteriore Albo professionale, possa rappresentare un profilo-tipo di operatore utile a banche e assicurazioni per l’intermediazione dei prodotti previdenziali, cercando di massimizzare l’aspetto consulenziale…"
… che oggi sembra un po’ mancante a dispetto dei titoli che identificano - spesso - queste professioni che, invece, in alcuni casi sono ancora ‘ostaggio’ del conflitto provvigionale costituito dal diverso payout generato, a svantaggio proprio dei prodotti previdenziali.
"Infatti Irsa, nell’opera di sensibilizzazione delle imprese finanziarie, proprio sul tema del 'conflitto', cerca di spingere l’organizzazione di gare, contest, ecc. che accrescano l'interesse degli intermediari verso queste forme di risparmio mentre per recuperare il gap culturale, l’Istituto di ricerca punta molto sul 'triangolo' formazione-cultura-sensibilizzazione, di imprese, intermediari e clienti."
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