
“Un viaggio intorno al mondo dell’amore Babel style attraverso le esperienze dirette e indirette di una che di international love se ne intende e che il vero Sex And The City l’ha vissuto nel cuore di Manhattan”.
Cosi definisce il suo libro 'L'amore ai tempi del globale', la scrittrice Tiziana Nenezic, (già autrice del manuale 'Come sopravvivere ai newyorkesi ') italiana trapiantata in America e profonda conoscitrice di sentimenti “su questo pianeta in via di costante globalizzazione”.
Dalle chat a Facebook, da YouTube a YouPorn, dal cybersesso al Real Touch, dal mito della straniera al single market: Tiziana Nenezic spiega come il web 2.0 ha rivoluzionato l'universo dei sentimenti e del sesso. La sua è una visione positiva su internet, che ritiene uno strumento capace di offrire nuove opportunità di conoscenza e scambio.
In occasione della presentazione del libro, domani al Frida alle ore 19, MilanoWeb ha incontrato l'autrice per farle qualche domanda sulla sua opera e sulla sua esperienza di cittadina “globale”.
Partiamo dal titolo: esiste un concetto di amore globale?
Esiste perché lo vivo e lo vedo non solo negli Stati Uniti. Anche in Italia mi pare di notare un abbattimento delle barriere, attraverso la diffusione della tecnologia e del progresso. Nel libro porto l'esempio della gastronomia: non sono mai stata in Giappone, ma ho la possibilità di mangiare manzo di Kobe. I cibi si dislocano, si trovano al di fuori dei territori nei quali nascono. Questo succede anche tra le persone: si mischiano, mi sembra di vedere un'esplosione di coppie miste.
Si è trasferita in America da un po' di tempo. Ha avuto modo di notare caratteristiche diverse nel modo di amare americano, quello che lei chiama Amore New York Style o American Style?
Quando mi sono trasferita in America mi sono subito accorta delle differenze con l'Italia: una tendenza che noto tra gli Americani è quella di creare etichette precise per i loro rapporti. Il termine "fuck buddy" tradotto come "trombamico" da Fabio Volo, per esempio, nasce dall'abitudine di dare un nome ben definito alle relazioni. Noi italiani siamo privi di tali termini e tendiamo a rifarci a quelli inglesi attraverso un prestito linguistico. Questo, secondo me, indica un modo di pensare per compartimenti stagni.
Nelle comunicazioni tramite chat o facebook o msn si fa molto uso di instant messages o emoticon, si tende a tagliare le parole. Questo impoverisce il linguaggio o al contrario lo arricchisce di un lessico nuovo e più immediato?
E' un'arma a doppio taglio. Sicuramente l'uso delle chat agevola la comunicazione, basti pensare ai tempi delle ormai antiche lettere scritte a mano; ma da una parte lo impoverisce. Il rischio è proprio che ci si abitui a quel tipo di linguaggio e lo si usi anche nella vita reale.
Come cambia il concetto di identità su internet? Lei ritiene che soprattutto appena ci si conosce si tende a falsificare alcuni tratti di noi, che siano fisici o caratteriali.
Il comportamento di falsificazione dell'identità viene sicuramente accentuato su internet, ma è un nostro istinto. Quando noi donne andiamo a un incontro galante ci trucchiamo, indossiamo tacchi alti, insomma cerchiamo di migliorare la nostra immagine. Così anche quando scriviamo il nostro curriculum tendiamo ad aggiungere o modificare in meglio alcune esperienze. Internet agevola questo meccanismo grazie alla facilità del mezzo.
Parliamo della copertina del libro: ci sono i due protagonisti di Lost in Translation, un film sullo straniamento che prova chi si trova in un paese di cui non conosce la lingua, della difficoltà quindi di comunicare, ma anche una pellicola sulla nascita di un sentimento amoroso che però non si definisce. Dal suo libro mi sembra invece che emerga un messaggio positivo, un'idea di comunicazione globale possibile ed efficace.
Quando decido di scrivere un libro parto sempre da esperienze personali; negli ultimi anni ho visto svilupparsi sia in Italia che altrove il cosiddetto amore globale. Basti pensare all'aumento di coppie miste nel nostro paese. Io sono giunta alla conclusione che l'avvento di questa nuova realtà multietnica porta con se la speranza di un futuro più ricco di scelte. Non demonizzo Internet, non credo che questi rapporti virtuali ci portino a ignorare il nostro vicino di casa. Io vedo che se siamo di più ci saranno, per esempio per noi donne, che continuiamo a lamentarci della penuria di uomini in gamba, più possibilità di incontro. La rete ci offre una chance in più. L'Italia in questa situazione mi sembra che stia seguendo la scia, si sta integrando. In America tutto ciò che è nuovo viene accettato più facilmente a differenza dell'Italia che accoglie la novità con diffidenza. Internet è un luogo nel quale il confine tra reale e virtuale si sta ormai assottigliando.
22/08/2010 - Un dubbio, molto fondato, si sta diffondendo a Milano e nel Paese, dove la gente è stata "toccata" s [...]
13/08/2010 - Stiamo vivendo un periodo di "crisi politica", da non intendersi con il "solito" problema del Govern [...]
09/08/2010 - La biblioteca Braidense, voluta da Maria Teresa d'Austria nel 1770, è la custode della "storia" (scr [...]
01/09/2010 - Vacanze finite, tempo di ripresa. Quali i prossimi appuntamenti con Patrucco? "Durante il tempo d [...]
25/08/2010 - Questa volta, a chiudere il ciclo delle 'Twenty Questions', quest'anno dedicato agli editori, il nos [...]
18/08/2010 - Con più di 40 anni sulle spalle, la Todariana Editrice può essere considerata, a tutti gli effetti, [...]
11/08/2010 - Al Festival del film Locarno non manca, come da tradizione, anche un po' di cinema 'Made in Usa'. Lo [...]
10/08/2010 - Ci sono storie che non si limitano a lasciarti l'amaro in bocca, ma riescono a trasmetterti anche fo [...]
07/08/2010 - Siamo rimasti "incantati": questo è l'aggettivo che descrive meglio noi di Milanoweb dopo l'incontro [...]