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La Scuola del "Professor Carogna"

Intervista al docente Gianmarco Perboni, nome di fantasia per un libro oltremodo veritiero

25/09/2009 - 10:00

E' recentemente uscito per Rizzoli l'interessantissimo e scorrevolissimo "Perle ai porci", diario di un anno pericolosamente trascorso in un istituto tecnico, redatto dal prof. Gianmarco Perboni ('pseudonimo' scelto ad hoc e atto a mascherare un docente reale che, da almeno 20 anni, si muove tra le mille "magagne" della Pubblica Istruzione).

MilanoWeb ha avuto la 'fortuna' (schermata da uno scambio via mail: il Prof in questione è gelosissimo del suo anonimato e noi, volenti o nolenti, lo rispettiamo per questo) di scambiare qualche battuta con il "cattivissimo" Perboni e, morale della favola (favola?), ne è venuta fuori un'intervista che, in maniera lucida e cinicissima, ci dice meglio di mille saggi o di puntate di 'Ballarò-Report-Anno Zero' messe assieme, lo stato di salute (cagionevole) della Scuola italiana di questo terzo millennio.

Ok, sta suonando la campanella, perciò lasciamo pure la parola al nostro caro Professor Carogna... 

Prof Perboni, partiamo dalla scelta di firmarsi tramite uno pseudonimo: perché l'ha fatto? In fondo altri autori – come il francese Francois Begaudeau del fortunato bestseller “La Classe” e negli anni '90 il nostro Marcello D'Orta – hanno preferito agire in prima persona, nonostante fossero professori a loro volta...
"Più di una persona mi ha chiesto se la scelta dello pseudonimo fosse dettata dal timore di ritorsioni, per aver parlato della scuola in modo così crudo. Non è questo il motivo, però non desideravo neppure interferenze con il mio lavoro quotidiano, nel caso il libro avesse acquistato una certa notorietà, come in effetti è stato. Certo, chi parla della scuola in modo buonista non ha sicuramente di questi problemi..."

Quel nome, Perboni, è più un omaggio al libro 'Cuore' di deamicisiana memoria oppure un semplice divertissiment?
"Non facciamoci trarre in inganno dai ricordi generici che tutti abbiamo del libro 'Cuore'. Se lo andiamo a rileggere, vedremo che il maestro Perboni in fatto di severità non scherzava affatto."

Il libro nasce chiaramente dai primi esperimenti on-line effettuati sul suo blog (www.profperboni.blogspot.com): è stato difficile compiere il passaggio dall'immediatezza di internet alla prosa più ariosa e diluita che la carta solitamente concede?
"Non sono uno scrittore esordiente. Qualcosa avevo già pubblicato con il mio vero nome. Inoltre, sempre con il mio nome, sono anche un traduttore editoriale, perciò la scrittura è una mia seconda natura."

Un prof che si esprime (anche) attraverso il web è sicuramente un “segno dei tempi”. Una volta Tom Morello, chitarrista dei Rage Against The Machine, dichiarò che preferiva "combattere il sistema discografico dall'interno" incidendo quindi per una multinazionale come la Sony. E' stato così anche per lei? Parlo di criticare le maniere dei giovani d'oggi utilizzando una loro "arma" tipo il web e la multimedialità?
"Non sono ancora così vecchio da non apprezzare web e multimedialità. È vero che fino ad aprile avevo le idee molto nebulose su cosa fosse un blog, però una volta deciso di aprirne uno me la sono cavata abbastanza bene arrangiandomi da solo. Le mie lacune vengono fuori altrove: non ho la minima idea di chi siano Tom Morello e i Rage Against The Machine (nessun problema: c'è pur sempre Wikipedia, Ndr)."

Diciamoci la verità: ma la scuola italiana è davvero così disastrata e composta, giusto per citarla, da "scaldabanchi demotivati che si trascinano fino al compimento del sedicesimo anno, sbadigliando in classe e ruttando nei corridoi" oppure nel suo libro c'è anche un po' di fiction letteraria?
"La finzione letteraria è costituita dalla forma del diario, nel quale ho concentrato nell'arco temporale di un anno scolastico episodi (autentici) raccolti nel corso dei miei tanti anni di insegnamento. Certo che esiste anche una parte buona nella scuola italiana, ma non ne ho parlato perché la mia intenzione era appunto di scrivere un libro cattivo. Su questa parte per così dire 'buona' di libri ce n’erano già tanti…"

'Perle ai porci' va letto in chiave ironica-sarcastica oppure come un vero e proprio saggio in grado di deprimerci semplicemente con l'uso della sacrosanta verità?
"L’intenzione era ironica e basta. Poi, dalle reazioni che ho avuto, mi accorgo che il libro è stato letto anche come un saggio cronachistico sullo stato della scuola. Però, allo stesso tempo, credo che sia un fenomeno comune, quello del testo che travalica le intenzioni dell’autore..."

Sia sincero: ci gode un po' a svolgere il ruolo della "carogna"?
"Più che un po’. Ma non è una mia prerogativa. Ci pensi bene: quando guarda 'Paperissima' (se la guarda) quali sono i filmati che più la fanno ridere? Quelli dove dei poveri malcapitati sbattono delle botte tremende e sicuramente dolorosissime contro un qualunque ostacolo. Siamo tutti un po’ carogne."

Non pensa invece che gli 'Amici' (nel senso di trasmissione televisiva), il cellulare e la Playstation di oggi siano soltanto la 'Non è la Rai', lo Swatch e l'Amiga dei miei tempi? Facciano parte, insomma, di una sorta di ciclicità ineluttabile? Mi conceda almeno di fare l'avvocato del diavolo...
"Giusta osservazione. Ma credo proprio che tutto abbia avuto inizio allora, sul finire degli anni '80, quando ha cominciato a imporsi un nuovo modello di consumismo- trash che ha preso sempre più campo."

Mi racconta un episodio ai limiti dell'ignoranza surreale capitatole durante una sua interrogazione?
"Ne ho in abbondanza. Prendo l’ultimo in ordine di tempo. Il ragazzo legge una frase del libro di grammatica: Charles Dickens wrote some famous books. 'Professore chi è Charles Dickens?'. 'Mai sentito parlare di David Copperfield?'. 'Come no? Il mago!'. 'Intendevo il libro di Dickens'. 'Ah sì, forse l’ho sentito nominare'. 'Magari conosci Oliver Twist, ci hanno tratto un film non molto tempo fa. È la storia di un ragazzo povero che...'. 'Ah sì, me lo ricordo, che vuol fare il ballerino!'. 'No, quello è Billy Elliott. Oliver Twist è ambientato nella Londra dell’Ottocento'. 'Ah sì, forse ho sentito nominare anche quello'..."

Riesce a riassumere in tre parole che cosa manca oggi, settembre 2009, alla Scuola italiana?
"Facile: soldi, prestigio, stabilità."

Sta già lavorando su altri libri in questo periodo oppure 'Perle ai porci' resterà uno sfogo unicum?
"Io avrei già pronto anche 'Perle ai porci 2', ma credo che tutto dipenda dal successo o meno del primo. E quindi se i lettori di questa intervista vorranno recarsi in libreria ad acquistarlo, sappiano che io non ho niente in contrario…"
 
Se vuole aggiungere qualcosa in calce a questa intervista, MilanoWeb le lascia volentieri l'ultima parola...
"Spazio a un po’ di retorica. Gli insegnanti (carogna e no) sono l’ultimo baluardo su cui si regge la scuola italiana. Mi accade spesso di pensare che, se dovessimo lavorare per come veniamo considerati, trattati e retribuiti, potremmo cavarcela entrando in classe, ordinando agli studenti: 'Studiate da pagina 20 a 28' e poi leggendo il giornale per tutta la mattinata. Nessuno di noi, a quanto mi risulta, si comporta in questo modo e quindi diamo un po’ di merito anche alla nostra categoria."

Il famoso blog del Prof Perboni.

La scheda (dal sito di Rizzoli) di "Perle ai porci".

Dato che li abbiamo citati: un clip dei Rage Against The Machine...

Autore: Simone Sacco

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