
05/02/2010 - 'Aula 102' dell'Università Statale di Milano. Sala strapiena con il divieto assoluto di non scattare fotografie. Richiesta lecita, per carità, visto il famoso "non-culto della personalità" che l'ex-collettivo denominato "Luther Blissett" porta avanti fin dal cuore degli anni '90.
In cattedra, comunque, ci sono due Wu Ming (rispettivamente il numero 4 e 5) su quattro in totale. Si parla liberamente di "Altai" (Einaudi, pp. 411), romanzo già vendutissimo e seguito - o forse no... - dell'avvincente "Q" del '99.
I Wu Ming, sebbene l'avessero negato categoricamente sul loro sito ufficiale qualche tempo fa, sono di nuovo "on the road" per un giro di presentazioni italiane ed europee simile, come intensità, al leggendario "World Slavery Tour" degli Iron Maiden andato in scena nel bienno '84/'85. Ok, battute a parte, MilanoWeb era regolarmente seduto in quarta fila. Ed ecco quello che ha ascoltato...
Dicono (e, soprattutto, scrivono...) che "Altai" sia la chiusura del cerchio di "Q": è davvero così?
"Si e no. Nel senso che 'Altai' chiude il cerchio tracciato da quel nostro primo libro pur senza esserne il suo seguito ufficiale. L'Io narrante di 'Altai' è un nuovo personaggio, mai apparso prima, che si limita a guardare dei caratteri già esistenti nello stesso 'Q'. Prendetelo come un seguito spirituale, questo sì, in cui l'eroe stavolta non esiste."
Una critica che, in questi ultimi dieci anni, avete mosso spesso a "Q" riguarda per l'appunto il suo protagonista senza nome e dalle mille identità. Eppure quel romanzo è stato molto amato dai lettori e, involontariamente, è diventato un testo-simbolo, quasi da comodino, per la generazione no-global...
"Chiariamo subito una cosa: 'Q' esce, nella sua prima edizione, nel marzo del 1999, quindi parecchi mesi prima della famosa Battaglia di Seattle e dell'esplosione del movimento no-global. Questo semplicemente per dirti che non abbiamo mai visto i nostri libri collettivi come delle opere allegoriche: 'Q', da questo punto di vista, non è un romanzo anti-globalizzazione - anche se è innegabile che nasca in quell'humus culturale lì... - così come 'Manituana' del 2007 non è l'opera del riflusso o del crollo di tutte le nostre ideologie."
Tornando invece al suo protagonista principale...
"Siamo cresciuti rispetto ai tempi in cui scrivevamo del capitano Gert Dal Pozzo (il protagonista di 'Q', nda). Quello, infatti, era un personaggio consolatorio estrapolato dall'epica degli spaghetti-western, perfino 'figo' se vuoi... Il protagonista di 'Altai', al contrario, è tutto tranne che un Clint Eastwood, uno straniero senza nome e senza passato. E' un uomo complesso e martoriato al quale è difficile affezionarcisi. Il lettore stavolta potrebbe fare molta più fatica a trovarlo simpatico e senza macchia... perchè di suo non lo è!"
Anche le donne, l'altra metà del cielo, non è che se ne escano così bene dalle pagine di "Altai"...
"Intendi dire che sono più stronze del solito (ridono, nda) ? Beh, le cose stanno effettivamente così... Sai, riteniamo che le femmine cosiddette 'antipatiche' alla fine siano sempre portatrici di una visione più profonda, significativa e condivisibile. Le donne di 'Altai', insomma, ci danno qualcosa in più rispetto alle eroine di 'Q'. Anche se questo, al tirare delle somme, resta un romanzo smaccatamente maschile visto che a scriverlo, fisiologicamente parlando, sono stati quattro uomini."
Qualcuno ha detto che "Altai" sarebbe anche potuto esistere senza "Q" ma mai senza "Stella del Mattino", opera di Wu Ming 4 datata 2008...
"Giustissimo! D'altronde lo sviluppo psicologico dei caratteri prende ispirazione dai personaggi di quel libro 'solista'. Ma fammi aggiungere una cosa: 'Stella del Mattino' è stato comunque un punto di non ritorno per quanto riguarda la nostra struttura stratificata della trama e dei personaggi coinvolti in essa: in pratica, in quelle pagine, abbiamo portato alle estreme conseguenze la formula di '54'... Difatti in 'Altai', se ci pensi bene, ci sono pochi personaggi principali. E la stessa trama è abbastanza unitaria."
Se doveste riassumere ai minimi termini "Q", "Manituana" ed "Altai", cosa vi inventereste?
"Beh, 'Q' è la storia di un singolo uomo che sopravvive a tutti i suoi compagni e nemici. 'Manituana' parla di una sopravvivenza colletiva di un intero popolo mentre in 'Altai' i 'noi' in ballo vengono moltiplicati a dismisura. I nostri comunque, pur parlando di sconfitte, non sono affatto romanzi pessimistici."
Uscirà mai un film tratto da "Q"?
"Ogni tanto qualche produttore ce lo propone salvo poi chiederci se conosciamo degli sceneggiatori in grado di fare un buon lavoro sulla trama del romanzo (sospirano, nda)... A questo punto potremmo anche scrivere un intero libro su tutti i pranzi scroccati a questa gente del Cinema senza che si sia mai arrivati ad un accordo..."
Vi ha cercati anche la Fandango...
"Sì, anche loro si sono fatti avanti. Ma la cosa, poi, è morta lì..."
In cosa sono cambiati i Wu Ming in questi ultimi dieci anni?
"Intanto da cinque che eravamo siamo rimasti in quattro... E poi, rispetto agli anni '90, siamo diventati più rompipalle e litighiamo maggiormente tra di noi. Poco male: anche i Police si scannavano spesso in sala-prove ma, perlomeno, hanno prodotto dell'ottima musica di qualità..."
Il seguito di "Manituana" è già in lavorazione?
"Sì, siamo presissimi dal nostro 'Trittico Atlantico', ovvero il racconto di un preciso periodo storico degli Stati Uniti (la seconda metà del 1700, nda) osservato da punti di vista ed occhi differenti. Prima o poi arriverà un secondo romanzo. E poi un terzo..."
Se doveste individuare uno scrittore vivente, uno solo, su cui vi trovereste tutti quanti d'accordo...?
"Allra diremmo James Ellroy. D'altronde la nostra passione per la sua scrittura americana è innegabile."
Era in promozione in Italia in questi giorni per l'uscita de "Il sangue è randagio"...
"Sì, ma non l'abbiamo ancora incontrato. So che domani sarà a Bologna (l'intervista si è svolta lo scorso 3 febbraio, nda) e forse qualcuno di noi andrà a sentirlo discutere del suo nuovo libro. Io purtroppo no (è Wu Ming 5 che parla, nda) visto che sono in partenza per Parigi."
Ultima domanda: ma da dove vengono i Wu Ming?
"Da dove veniamo tutti. Dal secolo scorso. E dalla sconfitta del '900..."
Il bellissimo (e completissimo) sito ufficiale dei Wu Ming.
Il sito dedicato ad "Altai".
Wu Ming on the road...
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