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Valter Binaghi: "Grazie al mito di Cash sono tornato a scrivere di musica..."

Intervista al giornalista-romanziere che ci parla della Milano attuale e del suo amato blues

03/06/2010 - 16:30

Raccontare in una manciata di righe tutto ciò che ha combinato finora Valter Binaghi - non ultimo il suo pregevole libro griffato Arcana e dedicato alla poetica country-esistenziale di Johnny Cash - non è impresa semplice per i tempi rapidi del web.

Dunque, rimandandovi alla biografia compresa all'interno del suo blog, MilanoWeb si è approcciato al "vecchio" (in senso buono per carità...) giornalista musicale-romanziere-professore-filosofo-bluesologo ecc. per farlo parlare appunto del celebre "Uomo in Nero" dell'Arkansas ma anche di come viva il suo rapporto attuale con la musica, la scrittura, le nuove tecnologie, il rapporto con Milano e l'Occidente in generale. Ascoltiamolo...

John Robert Cash scompare nel settembre del 2003. Il tuo libro per Arcana (e scritto assieme a tuo figlio Francesco) 'Johnny Cash. The Man in Black – Testi commentati' arriva invece in libreria circa sette anni dopo. Deduco quindi, se mi passi la battuta, che non sia un “instant-book” per celebrare il defunto stile quelli su Michael Jackson usciti a raffica l'anno scorso...

"No, certo (ride, Nda). In effetti si tratta di un tributo a un personaggio rispetto al quale mi sono sentito molto vicino, in parte per le sue traversie personali, ma soprattutto per la sua straordinaria ultima stagione, quella degli 'American Recordings', in cui ha voluto 'raccontare' a suo modo un secolo di musica popolare. Per un narratore come me era una tentazione troppo forte. E poi c'è l'incontro generazionale che Cash ha favorito, quello tra me e mio figlio di 21 anni; Francesco ha scoperto il musicista in modo del tutto autonomo rispetto ai miei suggerimenti: sai, finora le nostre strade musicali sono state piuttosto divergenti..."

Come vi siete suddivisi il lavoro te e Francesco? Vi correggevate a vicenda gli appunti oppure ognuno ha trattato il periodo storico di Cash che sentiva più suo?

"La divisione dei compiti è stata molto più netta: lui ha tradotto i testi, io ho raccontato la vita di Cash commentandoli."

Secondo te Cash, da un punto di vista letterario, era più un poeta o un semplice "storyteller"? Io propendo per la seconda ipotesi...

"Ti darei ragione, se non fosse che Cash ha talmente incorporato le storie e le canzoni che cantava, da farle incredibilmente 'sue'. Dopo aver ascoltato brani come 'Personal Jesus' dei Depeche Mode, 'Mercy Seat' di Nick Cave, 'One' degli U2 o 'Hurt' dei Nine Inch Nails interpretati da lui, non si può che scommettere sull'unità di uno stile che è innanzitutto un'anima e una voce."

Hai già avuto modo di ascoltare l'ultimo album postumo di Cash 'American VI: Ain't No Grave' che pare chiuderà definitivamente la serie delle 'American Recordings' cominciate, con l'ausilio di Rick Rubin, nel lontano '94...?

"Si, e devo dire che come il precedente, anch'esso uscito postumo, non sfigura rispetto ai primi quattro. In un'operazione come quella voluta da Rick Rubin e Johnny Cash quello di cui si sente la mancanza non sono certo gli ultimi ritocchi in studio di registrazione. Sei erano gli album previsti, e sei sono stati, visto che le incisioni c'erano già: conta più questo della rifinitura."

Prima del lavoro su Cash, le tue ultime opere – diciamo così - di carattere "musicale-biografico" risalgano addirittura al '78 con altri due volumi dedicati a Pink Floyd e a Lou Reed: perché?

"Quei lavori risalgono ai miei 21 anni e a un coinvolgimento abbastanza attivo sulla stampa musicale di allora. In seguito mi sono dedicato all'insegnamento della Filosofia, anche se naturalmente non ho mai smesso di ascoltare e suonare musica, il blues in particolare. Ma direi che ogni attività ha bisogno di una preparazione non improvvisata, e dal momento che non si può fare tutto nella vita (sorride, Nda)..."

Da circa dieci anni, però, hai pubblicato diversi romanzi ('L’ultimo Gioco' scritto con Edoardo Zambon, 'Robinia Blues', 'La porta degli Innocenti', 'Devoti a Babele', 'Ucciderò Mefisto', 'I 3 giorni all'Inferno di Enrico Bonetti, cronista padano') che fin dai titoli qualcuno potrebbe scambiare come operazioni legate al giallo/noir...

"Si possono definire dei noir i miei primi romanzi, non certo gli ultimi due e soprattutto i prossimi, di cui uno uscirà a settembre per Eumeswil e l'altro in seguito per Newton Compton. Quello che m'interessa soprattutto è raccontare la crisi dell'Occidente; e lo sto facendo su piani diversi, da quello più biografico al romanzo storico, dall'analisi dei sentimenti (amore, paternità, ecc.) ai grandi scenari corali che emergono per esempio nello stesso 'I 3 giorni all'Inferno di Enrico Bonetti, cronista padano', un lavoro a cui tengo molto."

Oltre al ruolo di scrittore ed insegnante di storia e filosofia in un liceo lombardo, so che sei un grande appassionato di blues oltreché musicista in proprio. Abbastanza "inquieto", se mi permetti il termine, visto che le tue band (Blues Ortiga, Blue Valentine, Doctor Blue and the Healers e Senor Blues) cominciano a non starci più sulle dita di una mano...

"Quelle sono band che ho fondato negli anni, cui si potrebbero aggiungere formazioni improvvisate con cui ho creato spettacoli musicali essenzialmente per presentare i miei romanzi. Io suono poco e maluccio la chitarra, sono essenzialmente un cantante, in compenso nel mondo dei menestrelli ho trovato i miei più cari amici, e si tratta di una compagnia numerosa, con cui è bello fare e disfare, senza pretese professionistiche, almeno da parte mia."

E' dura, secondo te, fare blues nell'hinterland milanese del 2010? I locali sono recettivi nei confronti di una musica così “afroamericana”, antica e moderna allo stesso tempo?

"Quello che è molto peggiorato rispetto agli anni '90 è il numero complessivo dei locali in cui si può far musica. In parte per i molti ostacoli che vengono frapposti ai gestori, in parte per le richieste esose della Siae, in parte perchè la musica dal vivo non tira più come un tempo. Le ultime generazioni sembrano più interessate al proprio iPod che al carattere aggregante dello spettacolo dal vivo. Per quanto riguarda il blues, mi pare comunque che dimostri ancora un'ottima vitalità, specialmente tra i musicisti."

Milano la frequenti ancora da un punto di vista legato alle tue passioni? Hai dei locali di riferimento o dei colleghi musicisti o scrittori con il quale ti piace confrontarti di tanto in tanto?

"Devo essere sincero? Frequento Milano il meno che posso. Non mi piacciono le città, e Milano in particolare. Però ho parecchi amici tra gli scrittori milanesi, come Gianni Biondillo, Franz Krauspenhaar, Giuseppe Genna, Alessandro Zaccuri, Alan D. Altieri, Raul Montanari."

Cosa manca, secondo te, alla Milano che punta all'Expo e, nel frattempo, si è lasciata sfuggire locali di culto come il Rolling Stone, il Rainbow, il Binario Zero, il vecchio Capolinea, ecc.?

"Sarò sintetico: un'amministrazione diversa."

Ripensi mai ad esperienze come quella di 'Re Nudo' (per il quale sei stato redattore dal 1977 al 1980) oppure, per non passare da nostalgico, credi che ogni epoca abbia bisogno dei suoi cambiamenti e quindi il Festival di Parco Lambro magari oggi potrebbe essersi trasferito in qualcos'altro, magari lo stesso internet....?

"La stagione dei movimenti è stata irripetibile, intanto perchè era figlia di due decenni d'abbondanza e pareva che il problema fondamentale fosse quello di redistribuire reddito e cultura. Mi pare che quelli che stiamo attraversando e che ci attendono siano anni di ridimensionamento e di penuria: in questo senso molte delle indicazioni che emergevano dalla cultura degli anni Settanta (il ritorno alla terra, il rifiuto del consumismo, ecc.) potrebbero essere prese finalmente sul serio. Quanto all'incontro, non c'è dubbio che oggi i grandi raduni sono soprattutto piazze del cyberspazio."

Nasceranno mai dei nuovi Area o una nuova Cramps a Milano? Soprattutto oggi che la musica underground si è liberata dai vincoli discografici e quindi la creatività dovrebbe essere ancora più indipendente da questo punto di vista? Oppure, molto più semplicemente, ormai manca un pubblico?

"Sono piuttosto lontano dalle esperienze d'avanguardia musicale tipo la gloriosa Cramps, e quindi non saprei risponderti quanto alle premesse creative per cui nasca del nuovo. Le possibilità tecniche sono enormemente aumentate grazie allo sviluppo dell'informatica, se pensi a cosa si può fare con una tastiera e una versione recente di Cubase, ma la tecnica non è necessariamente creatività. Ci vuole una visione, per quest'ultima."

Ultimo disco fisico (quindi niente Mp3 et similia) comprato e gradito oltre misura?

"Un titolo su tutti: 'Together Through Life' di Bob Dylan."

Ultima domanda: la rinnovata collaborazione con Arcana ti porterà a collaborare ancora con loro su argomenti strettamente musicali oppure...?

"Perchè no? La musica è comunque un veicolo d'indagine privilegiato sui mutamenti sociali, e in questa direzione prima o poi potrebbe venirmi qualche buona idea. Al momento però sono impegnato su un grosso progetto narrativo che non riguarda quella materia..."

Per le foto di Valter Binaghi si ringrazia l'autore.

Il blog di Valter Binaghi.

La storia della Arcana ed il suo MySpace pieno di novità editoriali.

La leggenda di Johnny Cash.

Altieri, Montanari, Zaccuri: scoprine di più sugli amici scrittori di Valter...

Autore: Simone Sacco

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