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Ho avuto la sfacciata fortuna di intervistare il grandissimo Fabrizio De André a margine di una sua straordinaria esibizione (una delle tante che tenne in quel 1997...) al "Teatro Comunale" di Alessandria, un lontano autunno di dodici anni fa, quando Faber era impegnato nella seconda parte del suo tour di supporto all'intenso "Anime Salve".
In quello stesso periodo , a dir la verità, era uscita anche una sua nuova compilation - "Mi Innamoravo Di Tutto", arricchita da una versione de "La Canzone di Marinella", cantata in coppia con Mina - ma la mia, fortunatamente, non fu un'intervista meramente promozionale (come avrei potuto al cospetto di un personaggio di tale statura?) ma una chiaccherata colta di appena dieci minuti che Faber, gentilissimo, mi concesse nonostante la stanchezza, l'orario ben oltre la mezzanotte ed il fatto che io fossi solo un semplice cronista "di provincia". Una chiaccherata pubblicata poi su una free-press ante litteram in cui, tra le altre cose, Coda di Lupo mi accennò ad un suo ipotetico progetto in onore della musica brasiliana che forse solo il destino - beffardo come pochi - impedì al suo autore di portare a termine...
Quella manciata di minuti, comunque, furono una lezione di umiltà, di cultura e di immensa professionalità che mi porterò sempre con me in un mondo in cui, troppo spesso, si grida al miracolo dietro ad artistuccoli arroganti e assolutamente senza spina dorsale.
Una lezione che adesso mi piacerebbe riproporvi senza troppi filtri o celabrazioni. Non solo perché sono passati dieci anni esatti da quell'11 gennaio 1999 in cui il Maestro, per dirla alla Franz Di Cioccio, evaporò per sempre avvolto in una nuvola rock. Ma perché di gente come De André, ora come non mai, se ne sente troppo il bisogno.
Un bisogno implacabile che ancora oggi per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, ascoltando la sua opera, sa donarci una goccia di splendore, di umanità, di verità...
Per prima cosa vorrei farti una domanda filologica. Molti critici, infatti, ti hanno sempre etichettato come un "cantautore anarchico"...Ma qual è la tua risposta a tale definizione?
"Diciamo che alla parola 'cantautore' ho sempre preferito il termine 'cantastorie' e per quanto riguarda l'anarchia, bè, non credo che in questi ultimi anni faccia più tanto scandalo definirsi in tale maniera... E non penso nemmeno che ci si debba filosofeggiare troppo attorno: 'anarchico', infatti, è semplicemente chi decide cosa sia meglio per sè prima che glielo dica, o imponga, qualcun'altro. Tutto qui".
Veniamo alla stretta attualità: come sta andando questo tuo nuovo tour nei teatri italiani dopo la parentesi primaverile dei palasport?
"In tutta onestà nei teatri va decisamente meglio, sia a livello di acustica che di interazione con il pubblico presente. Motivo per cui abbiamo modificato il repertorio aggiungendo alla solita scaletta otto nuove canzoni: cinque tratte da 'La Buona Novella' più 'La città vecchia', 'Volta la carta' e la ballata 'Geordie' in cui duetto con mia figlia Luvi".
Ti limita portare in scena, sera dopo sera, palcoscenico dopo palcoscenico, sempre gli stessi pezzi? Quando un artista sceglie e perfeziona una scaletta-base è difficile poi che la cambi a tour innoltrato...
"E difatti, come musicisti, a volte ci annoiamo: ma che vuoi farci? Questo resta pur sempre il nostro mestiere (sorride, Ndr)... L'ideale, secondo me, sarebbe sempre avere una quarantina di brani da cui attingere e giostrarceli a seconda del concerto e dell'ispirazione del momento. Ma, a quel punto, ci servirebbero anche tre mesi di dure prove per impararli a dovere e conta che i miei musicisti, nel corso della tournée, non sono sempre gli stessi...".
A proposito di tempistiche: "Crêuza de mä" è dell'84, "Le Nuvole" del '90 e "Anime Salve" del '96. Perchè fai trascorrere, di media, sempre implacabilmente sei anni tra un tuo disco e l'altro? Ma davvero ti occorre tutto questo tempo per comporre la tua musica?
"Certi tempi lunghi sono dettati anche dalle mie altre occupazioni; sai, uno come De André non scrive solo canzoni: dirige un'azienda agricola in Sardegna, ama molto navigare con la sua barca per il Mediterraneo, talvolta si diletta pure con i libri (si veda il romanzo 'Un Destino Ridicolo' pubblicato nel '96 da Einaudi e scritto a quattro mani con Alessandro Gennari, Ndr) ... E poi, quando mi accingo a fare musica, ho bisogno innanzitutto di riempire quelli che io chiamo 'i serbatoi della memoria': in pratica devo lasciare che le cose avvengano prima di scriverne a riguardo. E anche dopo essermene ricordato, il processo non è ancora giunto al suo termine; per scrivere di certi argomenti, infatti, ho bisogno di adoperare un linguaggio idoneo piuttosto che elencarli e basta. Le mie composizioni non nascono come articoli di giornale, sono tutt'altro...".
Quindi, se la matematica non è un'opinione, il successore di "Anime Salve" arriverà solamente nel 2002 o giù di li...
"Già, ma non sarebbe peggio se me ne uscissi in tempi stretti con una cagata (ride, Ndr) ? No, la fretta non si è mai conciliata con la mia professione da cantastorie... E comunque, per ragioni contrattuali, prevedo di pubblicare qualcosa di nuovo entro il terzo millennio. La mia etichetta discografica, infatti, vuole a tutti costi un nuovo album per il giugno del 2000...".
Hai già pensato a come ti regolerai?
"Beh, se il nuovo lavoro inedito non mi convincesse appieno, mi darei sicuramente alle cover... Ci sono in giro dei cantastorie brasiliani che hanno scritto delle melodie bellissime: penso ai vari Milton Nascimento o Djavan...".
D'altronde, se perfino David Byrne si rivolge alla famiglia De Andrè in cerca di ispirazione, non si capisce perché tu non dovresti fare delle cover di artisti brasiliani...
"Parli del campionamento presente in 'Fuzzy Freak' (brano dello stesso Byrne compreso nel suo album "Feelings" del '97 dove l'autore estrappolò una parte ritmica composta da Cristiano De Andrè, Ndr) ? Ah, Cristiano ne è stato felicissimo: appena l'ha saputo, ha provato una sana e giusta emozione... Conosco Byrne, comunque: sono andato a vederlo in concerto un paio di anni fa a Verona. E' un grande artista".
Non è un mistero che l'ex-leader dei Talking Heads straveda per i tuoi dischi...
"Già, 'Crêuza de mä' in primis ma mi hanno riferito che non gli è dispiaciuto nemmeno 'Anime Salve'; opera che, tra l'altro, ha ricevuto belle parole d'apprezzamento pure da Jackson Browne".
E a te, quale dei tuoi vecchi album fa ancora sobbalzare il cuore?
"Mi toccherà ripetermi ma sicuramente 'Crêuza de mä' è in cima a quella lista. E' un LP a cui sono tuttora legatissimo e per me, in futuro, sarà difficilissimo riesprimermi a quei livelli... Nella mia intera discografia, infatti, è il 33 giri che, in tutta obbiettività, mi è riuscito meglio".
Qual è invece quello che ti convince di meno?
"Dunque (lunga pausa, Ndr) probabilmente non rifarei 'Storia Di Un Impiegato'...".
Dici sul serio? Ma è pur sempre il disco di "Canzone del maggio", "Il bombarolo" e, ovviamente, "Verrano a chiederti del nostro amore"...
"Già ma all'epoca, quando lo incisi, ero decisamente sotto pressione. Eppure andai avanti lo stesso nella sua realizzazione. Con dei risultati che oggi, ahimé, non mi convincono più...".
Fabrizio De André (1940-1999) continua a rivivere, attualmente, in tutti quelli che apprezzano i suoi dischi e che continuano a volergli bene. E in tutti coloro, anime vergini, che lo scopriranno solamente in futuro.
Guarda la video-intervista a Franz Di Cioccio (PFM) e Guido Harari in cui i due ricordano il Maestro.
Il sito della Fondazione Fabrizio De Andrè.
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