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Il 16 gennaio arriva in tutti i negozi "Musiche Ribelli", il nuovo album di Luca Carboni (prodotto, suonato e cantato anche dal collega Riccardo Sinigallia) dedicato alla grande musica cantautorale (De Gregori, Guccini, Dalla, Lolli, Finardi, etc.) che ha reso grande il nostro Paese per tutti gli anni '70. Unica eccezione temporale: una versione della velenosa "Up patriots to arms" di Franco Battiato che è del 1980 e, di per sè, segna un po' uno spartiacque verso il decennio in cui lo stesso Carboni avrebbe esordito come "cantante generazionale".
"Quelle contenute in questo album - ha spiegato l'autore di "Ci vuole un fisico bestiale" durante un incontro stampa avvenuto nei giorni scorsi a Milano - non sono solamente delle semplici cover ma delle canzoni che hanno letteralmente cambiato gli italiani. Li hanno fatti riflettere, divertiti ed hanno accompagnato la loro crescita durante un periodo, quello degli anni di piombo, che non è stato facile per nessuno".
E così, tra arrangiamenti da sempre vicini al mondo di Carboni (si veda il reggae leggero che colora "Venderò" di Edoardo Bennato, la malinconia struggente di "Vincenzina e la fabbrica" o una "Raggio di sole" che sembra uscire direttamente dal canzoniere del nostro) e trovate innovative made in Sinigallia (quel riff di sintetizzatore che ha tramutato la vecchia "Ho visto anche degli zingari felici" in una sorprendente hit di questi tempi), si snoda un disco che farà discutere e che Luca ha presentato a Milanoweb con gran sfoggio di dialettica e riflessioni argute...
Come mai questa idea di darti alle cover?
"Innanzitutto perchè volevo omaggiare, alla mia maniera, la grande Canzone d'Autore italiana. Probabilmente ad un teenager odierno nomi come quelli di Lolli, Jannacci, Bertoli ed altri non diranno granchè ma, nel mio caso, sono da sempre delle voci familiari che ho conosciuto tramite i dischi dei miei fratelli maggiori... 'Musiche Ribelli', da questo punto di vista, nasce come un esperimento per dimostrare quanto siano ancora attuali certi brani scritti prevalentemente attorno alla metà degli anni '70. E di come sia un peccato che certe gemme, impreziosite da tematiche così forti, non circolino più sulle radio o nei mezzi di comunicazione ufficiali tipo stampa e televisione...".
Il disco, in un primo tempo, doveva uscire nello scorso mese di novembre...
"Sì, l'etichetta sarebbe stata anche d'accordo con quella scadenza ma poi ho preteso io di uscire dopo Natale perché non volevo che 'Musiche Ribelli' si perdesse nella battaglia tra 'Best Of', raccolte di successi e album per le feste... Non perché queste siano canzoni 'difficili' ma per il semplice fatto che brani del genere, anche per via delle liriche, meritano degli ascolti più attenti e rilassati in un periodo dell'anno in cui escono ancora pochi cd".
Come l'hanno presa gli autori "coverizzati" nel progetto? Voglio dire: gente come Battiato, De Gregori, Lolli e Guccini non passa per essere così accondiscendente nel concedere le proprie canzoni...
"Da questo punto di vista, fortunatamente, non c'è stato alcun problema. Prima ancora di partire con le registrazioni, infatti, ho avvisato ciascuno di loro del progetto che avevo in mente e, una volta che mi sono trovato tra le mani le prime esecuzioni, ho spedito a De Gregori e soci gli mp3 ricevendone in cambio dei commenti davvero lusinghieri. Addirittura Claudio Lolli si è lasciato coinvolgere nelle riprese del videoclip 'Ho visto anche degli zingari felici' arricchendo di fatto l'intera operazione".
Hai lavorato esclusivamente sui dieci brani che compaiono in scaletta oppure hai lasciato fuori qualche cosa che non ti convinceva del tutto?
"L'unica traccia rimasta fuori dal cd è una mia versione di 'Via del campo' di Fabrizio De André che non mi diceva granché dal punto di vista del cantato. Ma, come ho potuto notare anche nel recente programma-tributo che Fabio Fazio gli ha dedicato su Rai Tre, con le canzoni di Faber va così: è durissima cantare quelle melodie senza il supporto di quella voce... Stesso dicasi per "Je sò pazzo" di Pino Daniele: avrei voluto inserirla in 'Musiche Ribelli' ma la mia pronuncia napoletana è stata disastrosa (ride, Ndr) ! Poi, tra gli altri, mi sarebbe piaciuto coverizzare anche pezzi di Paolo Conte e Antonello Venditti ma questa volta non c'è stato verso... Se mai dovessi incidere un secondo volume di 'Musiche Ribelli ' - e non è detto che, prima o poi, non lo metta in cantiere... - probabilmente mi rivolgerei anche al loro repertorio".
Quale, tra questa decina di canzoni, ti ha dato maggiori difficoltà?
"Beh, il brano che mi spaventava di più era 'Vincenzina e la fabbrica' di Enzo Jannacci. Un po' perchè veniva da un immaginario cinematografico molto forte (era la colonna sonora del magistrale "Romanzo Popolare" di Mario Monicelli, Ndr) e un po' perchè finora solo Mina si era avventurata nel farne una cover, peraltro molto bella. D'altrocanto con i due pezzi di De Gregori ("Raggio di Sole" che sarà il secondo singolo e una versione molto Simon & Garfunkel de "La Casa di Hilde", Ndr) sono andato molto 'liscio', come si dice a Bologna, in quanto mi ritengo da sempre un fervente degregoriano...".
Nel cd compare pure una toccante "Quale allegria" di Lucio Dalla tratta da quel capolavoro che fu "Come E' Profondo Il Mare" del '77: in quel disco ci stava anche un pezzo come "Il Cucciolo Alfredo" che sarebbe stato perfetto per le corde di Luca Carboni...
"Ed in effetti "Il Cucciolo Alfredo" e "Come è profondo il mare", la canzone, erano le altre due tracce papabili per entrare nell'album. Solo che la seconda era già stata coverizzata in passato dai Tiromancino con Riccardo Sinigallia e la prima, beh, non è detto che non farà parte dei miei prossimi concerti teatrali che scattano il 2 marzo da Verona...".
Negli anni '70 si diceva che i cantautori dessero più spazio alle parole che alla musica: quasi, per contrasto, "Musiche Ribelli" è stato prodotto superbamente da Riccardo Sinigallia...
"Sì ma, ad onor del vero, Finardi curava già tantissimo l'aspetto musicale e Battiato era un ponte ideale tra gli esperimenti dei Seventies e il decennio seguente. Per non parlare di Dalla che, a quei tempi, incideva già dischi che suonano moderni ancora ora...".
Poi, dopo, cos'è successo?
"Sono arrivati gli anni '80 e le case discografiche hanno smesso di concentrarsi sulla musica d'autore dando risalto al rock stile Scialpi o alle nuove voci modello Ramazzotti. Io sono salito di striscio sull'ultimo treno perchè Lucio Dalla cercava degli autori giovani per la sua etichetta ma - da quel che mi ricordo - si è ricominciato a parlare di 'cantautori' veri e propri solo alla metà degli anni '90 con l'arrivo dei vari Daniele Silvestri, Max Gazzè, Niccolò Fabi - la nuova "scuola romana", insomma - oppure con due outsider di lusso come Samuele Bersani e Vinicio Capossela".
E' singolare che l'ultimo brano del disco sia proprio "L'Avvelenata" dove, già trent'anni fa, Francesco Guccini se la prendeva con la casta dei critici guidata da un Bertoncelli ancora oggi intento a dare giudizi su quello o quell'altro... L'Italia riuscirà mai a svecchiarsi, Luca?
"Credo proprio di sì visto che in questo 2009 stiamo già vivendo un periodo completamente diverso: non ci sono più, infatti, quelle due o tre icone del giornalismo che, da soli, potevano permettersi di forzare i gusti del grande pubblico... La comunicazione, grazie ad internet, si è ampliata tantissimi e i critici odierni non sono più considerati delle 'prime donne'. Questo, di rimando, ha portato ad un certo appiattimento generale ma io non darei tutte le colpe alla Rete che, di per sè, è un mezzo utilissimo".
Ultima domanda: concerti a parte, cosa ci riserverai per il futuro?
"Beh, il mio nuovo album di inediti è già mezzo pronto e, se tutto andrà come mi auspico, non passerà molto tempo prima che possiate ascoltarlo. E poi mi piacerebbe lavorare su di un certo progetto che forse mi vedrà coinvolto la prossima estate. Ma oggi è ancora troppo presto per parlarne...".
Foto di Luca Carboni by Dario Raimondi - B.F.
Il sito ufficiale di Luca Carboni.
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