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Nicola Conte: musica a 360°

Intervista all'eclettico musicista barese in occasione dell'uscita del suo album di "modern sound"

02/12/2009 - 10:01

Nicola Conte è uno di quegli artisti che non sai definire. Un dj, per alcuni, un compositore a tutti gli effetti per altri; senz’altro uno che scrive canzoni e che gira il mondo presentando la sua musica.

Noi di MilanoWeb l’abbiamo conosciuto e intervistato in occasione dell’uscita del suo ultimo lavoro discografico: “The modern sound of Nicola Conte - Versions in jazz-dub”, e ci siamo fatti una nostra 'idea' in proposito: Nicola Conte è un "divoratore di musica", è un artista che si lascia attraversare da qualsiasi forma essa assuma, purché sia musica, 'vibrazione', 'sensazione', 'sensualità', purché abbia un ritmo capace di ammaliare, che catturi, che ipnotizzi, che possa cullare, accarezzare... anche sedurre.

La tua storia artistica è iniziata con il 'Fez': un gruppo di giovani appassionati della “nouvelle vague”, di arte d’avanguardia, collezionisti di 'vinili'...un progetto che è poi diventato un vero e proprio 'movimento culturale'. Oggi, nella società di questi anni, un’esperienza come quella di Fez è ancora possibile?

Beh, io mi auguro proprio di sì. Altrimenti sarebbe tutto un po’ triste. Penso dipenda da quanto ognuno ci metta di sé stesso: le idee ci sono sempre state, sospese a mezz’aria, e per abbracciarle bisogna coinvolgere sé stessi. Certo non è che sia passato tanto tempo, in fondo stiamo parlando degli anni ’90, ma forse molte condizioni, rispetto ad una decade fa, sono molto cambiate: un progetto così, probabilmente, non sarebbe più difficile rispetto ad allora, ma più inconsueto. Lo era senz’altro anche allora, per le caratteristiche di quel movimento: ma certo oggi sarebbe come una specie di fiore nel deserto: all’epoca noi non avevamo questa impressione perché eravamo collegati idealmente ad altre realtà, come in Europa per esempio. Credo di non dire ulla di nuovo e che sia abbastanza di dominio pubblico che in questo momento la nostra società stia attraversando un momento di “oscurità” di tipo artistico e culturale il che non vuol dire che non ci siano persone e che non ci siano fermenti, ma certo l’atmosfera generale non è delle più ispirate.


Ti sei lasciato "contaminare" (non uso a caso questo termine) musicalmente da tutto ciò che amavi: il jazz modale, la musica da film, il cantautorato italiano. Oggi, forse, hai trovato una tua strada, più personale. La contaminazione è da ritenersi una tua fase della tua attività creativa o un tratto peculiare della sua estetica?

Credo sia un tratto della mia estetica e la contaminazione è presente oggi come lo era ieri, talvolta lo è in maniera meno evidente però è sempre costantemente presente.


A un certo punto del tuo "percorso" compaiono le parole: e inizi a scrivere canzoni. Tutto è nato spontaneamente, dietro la spinta di una tua esigenza creativa, o c’entra un discorso di “produzione discografica”?

No, non è dipeso dalla produzione, ma è stato dovuto ad una mia esigenza, squisitamente personale sentivo che arrivava per me il momento di esprimere alcune delle mie idee e dei miei sentimenti attraverso le parole. Non poteva esserci nulla di meglio che le parole, proprio nel momento in cui mi sono scoperto “diretto” verso il jazz, per dare a questa mia direzione una mia originalità, visto il background da cui provengo. Oltre alla contaminazione cui facevamo riferimento prima, anche le parole, lo scrivere canzoni nuove, sono per me un modo per mettersi in contatto con la contemporaneità.

Un album nel 2008, il doppio 'cd' che esce ora e uno già in cantiere... Sei in una fase ipercreativa?

Beh, mi auguro di sì! Tutti i brani che sono contenuti in questo doppio disco sono brani registrati tra il 2004 e il 2008. Dopo Rituals, il disco con nuovo materiale è quello che deve ancora arrivare e penso di farlo il prossimo anno. Questo doppio cd, invece, rappresenta un po’ un documento di un periodo, è un po’ una sintesi del mio percorso fatto fin’ora.

Come mai questi brani non sono finiti nei dischi che hai realizzato dal 2004 al 2008? Seguono un percorso differente?

Molti sono dei remix che ho fatto in questi anni, visto che ho continuato a fare il dj, e quindi a fare musica tenendo presente la scena dei club. Anche se la cifra stilistica rimane quella in cui sono nati "Other direction" e "Rituals", forse qui si può capire meglio quali e quante sono le influenze e le contaminazioni di cui si nutre il mio lavoro.

Un aggettivo per 'definire' questo tuo ultimo lavoro?

Che è vero. Autentico.

Nel prossimo disco... che direzione prenderai?

Mi piacerebbe fare un disco ancora più di 'protesta' rispetto a "Rituals".

Qualcosa in più su “protesta”, mi interessa...

Già in "Rituals" ci sono diverse canzoni di 'protesta' che nel nuovo progetto aumenteranno. Ora non so bene se prendendo una direzione più spirituale o apertamente politica cosa accadrà alla musica...forse sarà un album più psichedelico, ma certo è che, conoscendomi, so che finché i brani non saranno tutti registrati e “chiusi”, tutto sarà possibile...dipenderà molto dalle sensazioni del momento in cui li registreremo.

Quindi sei di quelli che credono che l’arte possa influire sulla realtà?

Certo, che possa influire sicuramente. Difficilmente può cambiare le cose, ma l’arte è l’espressione di una società e sempre ne anticipa il 'sentire'.

Autore: Giuseppe Califano

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