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Luca Jurman: "Con la pirateria... niente Stevie Wonder"

Intervista al cantante che, abbandonata temporaneamente la tv, torna al suo primo "amore"

18/12/2009 - 10:00

E' stato sicuramente un bel fine anno per una voce calda, allenata e preziosa come quella di Luca Jurman. Lo conferma un invidiabile "sold-out" al Blue Note di Milano (biglietti stra-esauriti per lo show del 19 dicembre) a cui seguiranno altre due date, all'inizio del 2010 (6-7 gennaio), sempre nel tempio meneghino della musica jazz.

Ma ce lo dice anche la pubblicazione dell'ottimo "Live In Blue Note Milano" dove, su due cd, lo stesso Jurman dà sfoggio della sua risaputa bravura vocale (per non parlare della band che lo accompagna!) all'interno di un set di cover di assoluta classe.

Di questo ed altro abbiamo discusso con Luca in un'intervista davvero senza peli sulla lingua e tutta da leggere. Una chiaccherata che, però, si apre con una domanda su una evidente fasciatura che lo zoppicante singer non può non farci notare...

Cos'è successo al ginocchio, Luca?

"Sono stato operato al menisco. Essendo un grande amante dello sport e piacendomi da matti sciare, era da un po' che mi portavo dietro questo problema fisico finché non è arrivato alle drastiche conseguenze e così mi sono dovuto affidare alle mani di un buon chirurgo... Poco male: suonando il piano e cantando principalmente da seduto, i miei impegni-live non sono assolutamente a rischio (ride, Nda) !"

Già, i tuoi impegni-live a corredo dei quali è uscito il disco dal vivo "Live in Blue Note Milano"... Una bella soddisfazione ma anche un grande impegno, vero?
"Sì, perché il Blue Note non è un locale indipendente che decide per conto proprio chi fare esibire e chi no... E' una struttura che dipende dalla sede centrale di New York e che deve obbligatoriamente attenersi a determinati criteri di qualità artistica. Quindi, dice il falso chi afferma ai quattro venti che sono arrivato in tale mecca della musica jazz grazie ad 'Amici' ed alla conseguente popolarità televisiva. Al Blue Note, infatti, ci si va a suonare per ben altri meriti. Figurati poi inciderci un album-live al suo interno come ho fatto io..."

A proposito di 'Amici': perché quest'anno non fai parte del cast del programma di Canale 5?
"E' semplicemente andata così. E, a dirtela tutta, non ho capito bene neanche io il perché (riflette, Nda)... Forse si poteva trovare un accordo in extremis ma questa cosa non è successa e quindi nessun problema con Maria De Filippi o gli altri autori: io vado avanti per la mia strada, faccio la mia musica nei locali e attendo cosa il futuro mi riserverà."

Nell'album c'è parecchio soul sofisticato grazie alle cover di Marvin Gaye, Al Green, Ray Charles, Seal e R. Kelly... Dimmi la verità: è difficile fare "tua" una canzone altrui?
"No, perché non voglio fare 'mie' certe opere d'arte - esatto, certe canzoni sono vere e proprie opere d'arte... - ma semplicemente rispettarle e restituirle al pubblico nella maniera migliore. La mia è solo una forma di gratitudine verso certi brani che hanno fatto la storia della black-music oltreché un riconoscimento firmato Luca Jurman nei confronti di certi mostri sacri."

Le tue versioni, se me lo consenti, suonano molto alla John Legend...
"Grazie, dicendo così mi fai un enorme complimento! E sei nel giusto perché mi piace tantissimo mischiare l' RnB moderno di gente come Beyoncé e Usher con la vecchia scuola soul degli anni '60 e '70, esattamente come fa un big del calibro di John Legend. Trovo che sia la maniera migliore per avvicinare i giovani che adorano la musica 'urban' contemporanea ad un passato che magari ancora non conoscono."

Nel disco c'è un particolare tributo a Stevie Wonder - di cui interpreti ben due brani come "Superstition" e "Signed Sealed Delivered I'm Yours" - e un altro a Michael Jackson di cui rifai addirittura la difficilissima "Gone Too Soon". Ce ne vuoi parlare?
"L'omaggio a Stevie nasce dal fatto che per me lui è sempre stato un passo avanti a tutti gli altri, anche a livello di produzioni musicali visto che gli sono attributi ben 472 spartiti di musica: una cifra sconvolgente per un solo autore! Ecco perché io definisco Stevie Wonder come il più grande 'cantautore' degli ultimi quarant'anni. Su Jackson, invece, bisognerebbe fare un discorso a parte..."

Facciamolo pure...

"Beh, spero che dopo il clamore suscitato dalla sua morte Michael non venga mai dimenticato perché i suoi livelli di purezza e perfezione saranno difficilmente eguagliati da qualcun altro in futuro. Ho visto di recente la sua pellicola 'This Is It' e sono uscito dal Cinema a bocca aperta tanta era la dedizione che Jackson voleva mettere in quei suoi ultimi concerti londinesi..."

Chiesto ad un grande amante della musica di tutte le epoche oltreché talent-scout di giovani promesse da hit-parade come Marco Carta, Valerio Scanu ed Alessandra Amoroso, cos'è secondo te che manca alla discografia odierna?
"Probabilmente la figura del talent-scout in grado di trovare proprio quel talento emergente tra mille per poi puntare con convinzione su di lui, permettendogli di avere una lunga carriera. Ma questo, come tutti sappiamo bene, non è un periodo florido per la discografia italiana e mondiale. E quando vengono a mancare i soldi, la prima cosa su cui si comincia a fare economia è la qualità. Grave errore, secondo me..."

Come ti poni di fronte al fenomeno del download illegale dilagante?
"Non lo sopporto e soprattutto non sopporto che manchi un'educazione alla legalità rivolta verso i più giovani. Scaricare musica da internet senza pagarla è un reato finanziario bello e buono, esattamente come rubare una maglietta di marca in un negozio d'abbigliamento. Sai, quello che la gente ignora è che fare buoni dischi costa un occhio della testa e da queste spese qualcuno ci dovrà pur rientrare in qualche maniera. Altrimenti questa splendida arte un giorno finirà e lì si che saranno guai per gli innamorati della buona musica... Pensa, ad esempio, cosa sarebbe successo se Stevie Wonder avesse esordito di questi tempi? Probabilmente la pirateria gli avrebbe tagliato le gambe in partenza: altre che 472 partiture!"

Recentemente ti ho visto, sempre qui a Milano, alla prima del musical "We Will Rock You" tratto dalle canzoni dei Queen: mi piacerebbe conoscere un tuo commento...
"E' stata una buona occasione per fare un bel musical - con produzione al 100% italiana - anche dalle nostre parti... quindi non posso che applaudire l'iniziativa! Certo, molti hanno criticato i dialoghi italiani troppo 'populisti' tra un brano e l'altro dei Queen ma certi errori si possono sempre correggere ad opera in corso. L'importante, però, è che si sia rotto il ghiaccio..."

Ultima domanda: Milanoweb è un covo di grandi appassionati di classica, jazz e soul. Vuoi darci alcune dritte su dei dischi "fondamentali" appartenenti a questi tre generi?

"Certamente. Dunque, partendo dal soul, ti direi il live che Luther Vandross tenne al Radio City Music Hall di New York. Quello è un disco che qualsiasi cantante di questa Terra dovrebbe studiarsi a fondo per capire cosa significhi appunto 'cantare'... Per il jazz, invece, ti cito un 'must' come il celeberrimo 'The Koln Concert' di Keith Jarrett, ovvero una miniera di buona musica oltre qualsiasi barriera. La classica? Beh, con Arthur Rubinstein uno va sempre sul sicuro! Soprattutto i concerti per piano che ha inciso negli anni '60. Davvero sublimi."

Le prossime date di Luca Jurman al "Blue Note" di Milano:
6-7 gennaio 2010 - Milano (Blue Note)

Una vecchia intervista di Milanoweb a Luca Jurman.

Altre interviste a tutto soul: Seal e John Legend.

Il sito ufficiale di Luca Jurman e quello del Blue Note di Milano.

Stevie Wonder alle prese con una "Superstition" molto anni '70...

Autore: Simone Sacco

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