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Questa volta l'ha fatta davvero "grossa". O, ancor meglio, stavolta ha fatto (letteralmente) tutto "da solo".
Sei anni dopo un disco in soling come il delicato "One Quiet Night", infatti, il leggendario chitarrista Pat Metheny (per alcuni solo un artista "fusion"; per chi scrive un musicista totale in grado, soprattutto in quest'ultimo decennio, di non crogiolarsi troppo sulla formula consilidata del celebre Pat Metheny Group...) sbanca allegramente la roulette del jazz con un album rivoluzionario come "Orchestrion".
Un disco dove il Nostro, aiutato semplicemente dalla sua chitarra e da un complesso sistema elettronico in grado di farla interagire automaticamente con svariati strumenti, apre davvero nuove frontiere per quella che sarà certa musica "colta" del terzo millennio.
Milanoweb, approfittando di una visita-lampo di Pat in città, ha avuto l'opportunità di parlare liberamente con il grande uomo del Missouri che, tra qualche mese, compirà i suoi primi 56 anni ma che da vicino ne dimostra minimo quindici di meno. Ed ecco il sunto del suo pensiero...
Allora Pat, possiamo descrivere 'Orchestrion' come il 'Tubolar Bells' del terzo millennio? E non prenderla affatto come una battuta...
"Wow, nessuno fino ad ora mi aveva fatto questa analogia tra il mio disco e quel capolavoro di Mike Oldfield... Il tuo giudizio potrebbe anche essere corretto ma, sai com'è, sono ancora troppo preso dal flusso creativo di 'Orchestrion' per poter rispondere obbiettivamente a questa domanda."
Provo ad aiutarti io. In 'Tubolar Bells' Oldfield suonava da solo, uno per uno, una infinità di strumenti mentre in 'Orchestrion' ci sei tu e fondamentalmente un unico strumento (il famoso Disklaviers creato dalla Yamaha) che si occupa di suonare come un'unica orchestra...
"Ecco, questa è davvero un'analogia che mi trova completamente d'accordo! Sì, un uomo ed un unico strumento intenti a fare musica autarchicamente: questo, in definitiva, è 'Orchestrion' ma anche 'Tubular Bells', 'Music Of My Mind' di Stevie Wonder e perfino 'New Chautauqua', un mio vecchio album solista del '79. Con una differenza sostanziale, però: in 'New Chautauqua', infatti, suonai tutte le chitarre da solo ma, all'epoca, mi fu impossibile riprodurlo dal vivo e portarlo in tournée. Questo fu molto frustrante per me perché quell'esperienza finì immediatamente quando quel disco uscì nei negozi. Con 'Orchestrion', invece, posso riprodurre tutto il materiale, sera dopo sera, di fronte al mio pubblico. E la cosa, credimi, mi appaga molto di più..."
E' stato per questo che hai deciso di lavorare su di un album così rivoluzionario? Per dimostrare ai tuoi fan che Pat Metheny può fare tutto da solo, anche senza il supporto dei suoi straordinari collaboratori?
"No, per me 'Orchestrion' è solo un modo differente di intendere il mio lavoro. Questa volta mi interessava approfondire certi aspetti del mio mestiere che in trio, in quartetto e con il Pat Metheny Group non potevo neanche lontanamente immaginare... E ti sto parlando della solitudine dell'artista, libero, divincolato da ogni obbligo. Completamente autosufficiente nel creare la sua musica. 'Orchestrion', comunque, è solo una fase della mia carriera. State pur certi che in futuro tornerò di nuovo a collaborare con altre persone (sorride, Nda)..."
Eppure, ad onor del vero, nell'ultimo decennio sono usciti solo due album del Pat Metheny Group mentre spesso hai suonato da solo (il live di sola chitarra classica 'A Quiet Night'), in duo (con il pianista Brad Mehldau) ed in trio (con Christian McBride e Antonio Sanchez): cos'è, poco alla volta stai diventando sempre più "minimalista"?
"Più che altro, forse, sto diventando sempre più antisociale (ride, Nda) ! No, scherzi a parte, mi sento privilegiato ad avere tuttora un percorso musicale che mi permetta di interagire con tutti questi splendidi musicisti come Brad o Christian ed Antonio... Con il Pat Metheny Group, invece, è diverso: abbiamo fatto molte tournée assieme in passato ed adesso ci va bene tirare un po' il fiato. Anche perché non è semplice suonare con una formazione così allargata e, credimi, organizzare un tour mondiale con il PMG è decisamente più impegnativo che girare con il progetto di 'Orchestrion' o con il Pat Metheny Trio..."
A proposito, quando ti è scattata in testa la lampadina che 'Orchestrion' sarebbe stata la tua prossima mossa?
"Nel 2006. Quell'anno, infatti, fui invitato alla Carnegie Hall di New York dove esegui, per il settantesimo compleanno di Steve Reich, 'Different Trains', una composizione dello stesso Reich orchestrata per dodici chitarre. E la risposta del pubblico fu davvero travolgente anche se, in quel caso, mi limitai solamente a suonare la mia sei corde sopra una base pre-registrata... Però, finito lo show, mi sono detto: 'Hey, cosa accadrebbe mai se realizzassi un intero disco in questa maniera?' E così, il giorno dopo, mi sono messo al lavoro..."
Dimmi la verità: ora come ora ti senti più musicista o scienziato?
"(Pat ha uno scatto, Nda) Musicista! Musicista tutta la vita, credimi... Ho sempre messo la musica davanti ad ogni smania tecnologica perché, in definitiva, la tecnologia viene sempre superata da qualcos'altro di più moderno mentre la buona musica... resta. Prendi per esempio 'Are you going with me', uno dei miei brani più famosi e richiesti dal vivo: quando uscì tutti i giornalisti stavano sempre a chiedermi che razza di strumento avessi usato per comporlo (per la cronaca era il Synclavier della Yamaha, Nda) mentre, oggi, tutti si ricordano solo della sua melodia accattivante. Spero che, tra vent'anni, sia così anche per 'Orchestrion'. Anzi, sono sicuro che sarà così!"
Parlando di strumenti, quante chitarre possiedi attualmente e qual è quella a cui resti più affezionato?
"Mmh, ne avrò circa una sessantina ma, a parte la mia Gibson ES 175 originale del 1958 e la Pikasso Guitar creata per me da Linda Manzer, non è che sia così maniacalmente legato ad esse. Anzi, talvolta qualcuna la regalo pure ad amici per fare spazio nel mio studio (sorride, Nda)..."
Una volta mi dicesti che per te le chitarre sono, più o meno, quello che un cacciavite rappresenta per un falegname...
"Esatto. Quando riascolto i miei vecchi album mi interessa il prodotto finale, la musica nel suo complesso, e non quale tipo di chitarra ho adoperato per realizzare quella particolare sequenza di note. Così come credo che ad un falegname interessi l'armadio o la libreria che ha costruito e non quale vite ha usato per fissarla al muro. Solo che voi giornalisti state sempre lì a fare i pignoli, a chiedermi delucidazioni tecniche su questo o quell'altro strumento, su che tipo di corde adopero o che tipo di plettro prediligo, ah ah ah..."
Sei mai stato, anche solo da comune turista, dentro La Scala di Milano?
"Purtroppo no. Di solito quando vengo a Milano o è per suonare o, come oggi, per fare promozione ai miei dischi. Eppure adoro la vostra città perché qui ho tenuto i miei concerti italiani più belli di sempre. Ricordo una vecchia data sul finire degli anni '80, con il Pat Metheny Group, in quello che allora si chiamava Palatrussardi: ci saranno state otto/novemila persone solo per noi e a me pareva semplicemente di sognare. E' stato così... incredibile!"
Keith Jarrett, nel 1997, ha suonato a La Scala. E ne uscì fuori una performance leggendaria...
"Sì, ma penso che in definitiva quello sia un posto più idoneo alla musica di Keith che alla mia... Io, se mi invitassero un giorno alla Scala, finirei per suonare ad un volume troppo altro e non so se gli organizzatori ne sarebbero così felici (ride, Nda) !"
Poco male: tanto il 15 marzo prossimo ti esibirai comunque a Milano, al Teatro Smeraldo, con l'Orchestrion Project. Anticipazioni sulla scaletta?
"Beh, nel mio nuovo tour suonerò tutto quello che riuscirete ad immaginare! Non solo pezzi da 'Orchestrion' ma anche miei vecchi classici e brani di culto."
E poi passerai a trovarci anche l'estate prossima? Magari al Milano Jazz Festival...
"Ehm, non posso ancora confermartelo. Comunque, se quest'estate dovessi ritornare per dei concerti all'aperto, non si tratterà dell'Orchestrion Project ma di qualcosa di completamente diverso. Per ora, insomma, godetevi il tour nei teatri di febbraio-marzo! Poi se ne riparlerà..."
Il nuovo tour italiano di Pat Metheny:
24 febbraio - Bolzano (Palasport); 15 marzo - Milano (Teatro Smeraldo); 16 marzo - Firenze (Saschall); 17 marzo - Roma (Auditorium Parco della Musica); 18 marzo - Napoli (Palapartenope) ; 19 marzo - Bari (Teatroteam); 21 marzo - Palermo (Teatro Politeama); 22 marzo - Catania (Teatro Metropolitan)
Il sito ufficiale di Pat Metheny
Tutti i segreti di "Orchestrion"
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