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Nella splendida cornice della Sala della Balla, all'interno del Castello Sforzesco di Milano, due jazzisti di grido come il pianista Stefano Bollani e il contrabbassista Enzo Pietropaoli (all'incontro doveva esserci anche Mirko Guerrini ma un imprevisto dell'ultimo momento ha impedito la presenza del noto sassofonista fiorentino...) sono stati i simpatici e loquaci testimonial di Carisch Jazz, una "serie" di uscite monografiche che la celebre casa editrice (e già storica casa discografica...) di spartiti e trascrizioni musicali ha deciso di dedicare ai protagonisti del panorama del jazz italiano ed internazionale.
I primi 3 volumi, attualmente in vendita, sono appunto dedicati agli stessi Bollani, Pietropaoli e Guerrini (e a breve usciranno anche quelli su Paolo Fresu, Maurizio Gianmarco, Gianlugi Trovesi, ecc.) ed ecco come i diretti interessati hanno raccontato a MilanoWeb questa lodevole iniziativa editoriale (e culturale) a cavallo tra spartito, miscellanea e guida critica per comprendere appieno cosa significhi essere "jazzisti in tutto e per tutto" all'alba del nuovo decennio di questo terzo millennio.
Bene, fin qui la rigorosa introduzione; ma ora cediamo pure il microfono a Bollani e Pietropaoli...
Allora Stefano, cosa ci racconti del volume dedicato alla tua figura artistica?
"(Stefano Bollani) Beh, come primo obbiettivo, quando la Carisch mi ha fatto questa proposta, mi sono innanzitutto posto il problema di cosa metterci dentro (sorride, ndr)... Non volevo una completa trascrizione di tutta la musica che appare nei miei dischi e così ho optato per una collezione di arrangiamenti esclusivamente per 'pianoforte solo'. Trovo che questo volume sia rivolto, non tanto a quelli che fanno jazz, ma soprattutto a quei musicisti classici che, per loro formazione, non sanno improvvisare con le note. Diciamo che, leggendo questi spartiti, si parte da un qualcosa per poi andare altrove..."
E nel tuo caso, Enzo?
"(Enzo Pietropaoli) Io, invece che rileggere alcuni miei brani, ho deciso di recuperare dieci composizioni tratte da un mio vecchio album del '91 inciso assieme ad Enrico Rava con l'ausilio di un quartetto d'archi. Quel disco si chiamava 'TO...' e in quel caso fui accompagnato dall'Insieme Strumentale di Roma formato da Giorgio Sasso, Lorenzo Collito, Francesco Fiore e Francesco Sorrentino. Bei tempi, se ci ripenso..."
Venendo al contento tecnico del volume, invece...
"(Enzo Pietropaoli) Di jazzistico, in pratica, c'è poco a parte alcune 'griglie' che, qua e là, vengono aperte per consentire al musicista di improvvisare. Poi si torna al tema di apertura che è strutturato comunque su una cadenza classica e retto dal lavoro del quartetto d'archi. In pratica, ogni tanto, ho voluto lasciare un po' di vie di fuga..."
Intrigante, comunque, questa fusione tra jazz e classica proposta dalla Carisch. Perlomeno per quel che riguarda lo spazio "colto" dello spartito...
"(Stefano Bollani) Come ti ho detto, nel mio caso vorrei semplicemente arrivare a chi il jazz lo sta approcciando e conosce ancora poco, pochissimo di me... Non quindi a quei miei estimatori che comprano tutti i miei dischi e vengono regolarmente ai miei concerti: loro mi conoscono già. E sanno che Bollani non è soltanto un abile virtuoso ma anche un musicista che dà grande importanza a ciò che compone, passaggio dopo passaggio, nota dopo nota. Insomma, ho la sicumera di definirmi un 'artista completo' con la sua musica messa finalmente nero su bianco. E' questo, in definitiva, il messaggio che lo spartito della Carisch vuole diffondere. Ed io ne sono fiero."
Non trovate però che il matrimonio tra jazz e classica sia più facile a dirsi che a farsi?
"(Enzo Pietropaoli) Purtroppo sì. Il jazz, infatti, nasce come musica individualistica e spesso sfocia nel narcisismo del musicista solitario. Gran parte del suo fascino risiede in questo e la sua attitudine si sposa male con i rigori di un ensamble classico. Nel mio caso, però, resto fiducioso visto che mi è sempre piaciuto instillare una goccia di jazz anche in campi lontanissimi da quello stile. Come appunto l'uso di un quartetto d'archi..."
"(Stefano Bollani) Anche io sono ottimista perché noto che i giovani musicisti classici sono sempre alla ricerca di nuovi autori da suonare. Autori che vadano al di fuori del repertorio in uso nei conservatori. Questi giovani strumentisti hanno fame di spartiti inediti e, sotto sotto, speriamo di essere noi placargli l'appetito (ride, ndr). Con un po' della nostra musica..."
"(Enzo Pietropaoli) Stefano ha sicuramente ragione. Di solito vado ai concerti di classica e, quando suona un quartetto d'archi, nei bis salta sempre fuori qualche autore non convenzionale o qualche esecuzione strana. Bisognerebbe partire da lì..."
Orgogliosi quindi di aver inaugurato questa collana?
"(Stefano Bollani) Assolutamente sì. E poi, nei prossimi mesi, arriveranno anche i volumi dedicati a Paolo Fresu, Riccardo Tesi, Roberto Gatto, Barbara Casini, Gianni Coscia, ecc. Insomma, una gran bella compagnia!"
E felici oggi di duettare assieme? (Piccola nota di cronaca: Bollani e Pietropaoli chiuderanno l'incontro-stampa con due magnifiche esecuzioni di un brano dell'assente Mirko Guerrini, ispirato da Nino Rota, e con uno standard jazzistico, ndr).
"(Stefano Bollani) Sì, perchè era più di un anno che Enzo ed io non facevamo qualcosa assieme."
"(Enzo Pietropaoli) In realtà abbiamo fatto un duetto lo scorso gennaio..."
"(Stefano Bollani) Ehm, me l'ero scordato! Comunque ormai ci abbiamo preso gusto... Tant'è a maggio, in quel di Pisa, duetteremo nuovamente assieme..."
Il sito ufficiale della Carisch.
Il sito ufficiale di Stefano Bollani e quello di Enzo Pietropaoli.
Il sito dell'assente giustificato Mirko Guerrini.
Le biografie di Bollani e Pietropaoli secondo Wikipedia.
Un assolo da sogno di Bollani.
Enzo Pietropaoli in "Abbasso il Contrabbasso" (con Bollani e Banda Osiris).
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