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Dipendenza da Internet

02/12/2009 - 11:29

La "dipendenza da Internet": vera malattia o frode premeditata? Ci risiamo.

Il 'Corriere della Sera' di oggi riporta l'ennesimo "scoop" riguardo ad un'altra nuova "malattia" psichiatrica che, a breve, dovrebbe essere inserita tra le oltre 300 già annoverate da anni nel DSM-IV, il manuale di riferimento della psichiatria: trattasi di "Dipendenza da Internet".

Questo disturbo ha di fatto grandi probabilità di rientrare tra le patologie mentali nella prossima edizione del suddetto manuale (il DSM - V), prevista per il 2012. Ma, come capita, purtroppo spesso, in questi casi, non appena si ipotizza l'esistenza di una presunta nuova malattia, qualcuno furbescamente se ne approfitta e si cominciano ad escogitare e a praticare le più disparate e fantasiose "terapie". E' il caso di un istituto cinese che ha pensato bene di somministrare ai propri pazienti affetti da tale "disturbo" una dose quotidiana di 20 minuti di "onde nanometriche" che vengono dispensate da apparecchi simili ai moderni caschi da parrucchiere! Questo "trattamento" dovrebbe simulare l'esposizione alle onde emesse dagli schermi dei 'pc', in modo tale da "alleviare" i sintomi da "crisi di astinenza" dall'uso di Internet.

L'esposizione alle onde nanometriche, se intendiamo impulsi elettromagnetici di lunghezza d'onda pari ad un nanometro, quindi vicini agli spettri dell'UV, anche per pochi minuti, potrebbero forse provocare dei danni?

Ammesso e non concesso che possa effettivamente esistere una tale malattia. Inventare nuove malattie per smerciare ipotetiche soluzioni con i trattamenti più disparati spacciandoli per 'cure', è fin dalle origini il "modus operandi" della psichiatria. Da qualche tempo anche a Roma è attivo un ambulatorio che si propone di "curare" questa "dipendenza patologica" dal web, attuando tra le altre terapie addirittura quella farmacologica!

Siamo di fronte a vere e proprie strategie di marketing volte a vendere ogni sorta di "cura" per qualsiasi manifestazione del comportamento umano. Il pubblico dovrebbe essere a conoscenza del rapporto rischi/benefici, ma, come spesso è stato dimostrato nella storia della psichiatria, le 'controindicazioni' non sono quasi mai "esposte" alle persone le quali potrebbero esercitare il loro sacrosanto diritto di scelta prima di sottoporsi a "certi" trattamenti. Ancora una volta si pretende di "curare" un sintomo riducendone le evidenze fisiche senza però indagare le vere cause che stanno "alla base".

M. G.


Il Direttore Risponde

Caro lettore,

è già da un po’ che si parla della dipendenza da Internet e dal mio punto di vista il "problema" è reale, soprattutto se riferito agli utenti più giovani.

Gao Wenbin, sociologo dell’Accademia Cinese delle Scienze, dice che almeno il 15% dei giovani abituati a connettersi ha “bisogno urgente” di aiuto, avendo sviluppato una pericolosa dipendenza psicologica dalla Rete.

Non so se è corretto o meno "classificare" questa dipendenza alla stregua di un disturbo psichico "a tutti gli effetti", tuttavia penso che qualche "regola" comportamentale andrebbe rispettata. Io forse sono un tipo all'antica, convinto che l'uomo sia nato per vivere all'aria aperta e non attaccato a un 'pc'. Con ciò temo che stiamo tutti diventando un po’ dipendenti dalla Rete e per qualcuno il fenomeno starebbe diventando difficile da gestire.

C'è gente che non potendosi collegare a 'Facebook' o a 'Twitter' dà chiari segni di 'isteria', cresce l'ansia, le ghiandole sudoripare funzionano più del normale, aumenta il battito cardiaco e la pressione. Come comportarsi con questi soggetti?

L'argomento è assai delicato e non mi permetto di sindacare le buone o cattive "intenzioni" di chi propone le 'onde nanometriche' (non sono sufficientemente competente in materia), tuttavia penso che - come accade per i giocatori compulsivi - anche per queste persone sia necessario fare qualcosa. Il conflitto d'interessi fra le industrie farmaceutiche e il reale fabbisogno sanitario dei cittadini c'è e c'è sempre stato (e lo stiamo vedendo, in questi giorni, anche con l'influenza suina), in ogni caso penso sia giusto avanzare "proposte" per tenere "sotto controllo" un problema che, fra non molto, potrebbe condizionare un numero assai vasto di persone.

Un saluto, Gianluca Grossi

»  02/12/2009
Autore: Massimo Grechi
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