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In Italia (e in Lombardia) c'è ancora speranza

04/03/2010 - 19:11

Gentile signor Dusio,

sul sito MilanoWeb mi sono imbattuto in un suo articolo di attualità e cronaca.

Sono rimasto molto triste. In primo luogo perché in gran parte condivido l'analisi dura e dolorosa tracciata sull'attuale realtà lombarda e in generale italiana.

Lei arriva a dire che "l'Italia è un paese in cui non esiste più niente." E qui comincia il mio disaccordo. In questo piccolo spazio geografico, concentrato di storia e cultura, ancora persistono le teste dure che credono che vivere in un paese degno sia possibile. Esistono ancora persone che amano la bellezza e lottano per fare emergere la cultura sepolta dalla spazzatura mediatica. Persone appunto come Andrea Dusio.

E allora perché tanto nichilismo e acidità soprattutto contro Vittorio Agnoletto? Mi sembra che partecipare ad una elezione, soprattutto senza la minima possibilità di essere eletto, senza mezzi, oscurato dai media e per puro spirito di servizio sia una causa assai nobile. Agnoletto si spende da anni per la Sinistra e per i diritti umani, soprattutto degli "ultimi", è innegabile il suo impegno come medico prima, nella Lila, e al Parlamento europeo poi.

Uno dei mali che corrode la Sinistra in questo paese è la vera e propria crociata, fanatica, determinata, suicida che percorre ampi settori del Partito Democratico volta a eliminare tutto ciò che può esistere alla sua sinistra. L'Italia deve essere l'unico paese europeo nel quale non esista una rappresentanza istituzionale di forze alternative al capitalismo. Incitare al non voto è solo collaborare al mantenimento del "berlusconismo" in tutte le sue varianti e appoggiare il PD nella sua deriva. Invece deve esistere un barlume di possibilità reale di alternativa.

Su Genova. Esiste una profonda incomprensione su come funzionano i meccanismi dei movimenti nati a Porto Alegre nel 2001. Chi scrive è stato là fin dagli inizi e ha appena terminato di collaborare all'organizzazione del Forum Sociale Mondiale Tematico di Salvador. Ho preso parte a decine di forum in varie parti del pianeta. Come è avvenuto a Genova, un portavoce è solo questo: comunica ciò che hanno deciso la assemblee e i gruppi facilitatori. Per esempio, la questione del servizio d'ordine è stata una decisione dell'assemblea alla quale presero parte un notevole numero di organizzazioni non violente e cattoliche che chiesero di non assumere lo stesso. Agnoletto nulla ha avuto a che fare con questo. Sul pericolo dei black bloks, decine di volte le organizzazioni che promossero le attività in quella città portuale denunciarono i pericoli di infiltrazioni di fascisti e gruppi violenti. Controllarle era un problema di forze dell'ordine che avessero voluto essere serie. Ma in verità gli orientamenti che queste ultime avevano ricevuto era di dare una lezione ai gruppi e alle organizzazioni che in forma democratica protestavano contro il cinismo del G7.

Con i miei occhi ho visto il massacro contro il mercatino equosolidale che non aveva proprio niente a che fare con qualunque tipo di violenza. Accusare Agnoletto - che a Genova ha fatto tutto quello che era in suo potere per gestire al meglio gli eventi e denunciare le violenze da parte delle forze dell'ordine - di tutte le responsabilità, creare il mostro e poi distruggerlo, è stato il gioco della destra in quel momento. Meglio non appoggiare quella tesi.

Soprattutto non confondere gli assassini con le vittime. La responsabilità della morte di un ragazzo come Carlo Giuliani cade tutta e completamente su quei grumi delle forse di sicurezza che cercavano il morto. E che, tra l'altro, lo hanno festeggiato con grida di gioia. Sono latino-americano e so bene quanto si è tentato e si tenta di creare un aforisma per cui torturati e torturatori erano tutti parimenti responsabili. Fa parte del revisionismo che distrugge la storia.

Spero che, essendo lei una persona colta, possa riconsiderare le sue posizioni.

José Luiz Del Roio

P.S.: Ero in Brasile e mi è sfuggita la pubblicazione del suo libro su Michelangelo Merisi. Il personaggio mi intriga molto. Leggerò il suo lavoro nei prossimi giorni.


Il Direttore Risponde

Gentile lettore,in risposta alla sua cortese lettera, ed anche alle precedenti sul tema, segnaliamo la pubblicazione dell'articolo di Andrea Dusio: Dalla parte dell’inesperienza e del sogno.La Redazione di MilanoWeb

»  04/03/2010
Autore: José Luiz Del Roio
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