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La scuola italiana si "divide" sulla... dislessia

05/03/2010 - 15:51

Egregio Direttore,

sono un’insegnante con più di vent’anni di esperienza e sono rimasta scandalizzata, oltre che preoccupata, da quanto ho letto nelle recenti leggi sulla dislessia approvate dalle regioni Lombardia, Veneto, Liguria e Basilicata.

Queste leggi, sono il risultato di una campagna mediatica e della pressione esercitata dalla claque di supporto, che seguendo un copione di successo negli Usa è stata appositamente creata per fare da cassa di risonanza, per influenzare politici ed opinione pubblica, sull’esistenza di questi fantomatici disturbi dell’apprendimento, e della necessità di “aiutare” i bambini che sarebbero affetti da tali disturbi.

Queste leggi, non sono una reale esigenza dei nostri studenti, delle famiglie e degli insegnanti, al contrario sono estremamente dannose e pericolose. Con esse viene stabilito per legge, ciò che non è provato a livello scientifico e cioè che gli errori di scrittura, di ortografia, di lettura e di calcolo, sono una malattia, come cita una di queste leggi: “la dislessia è anche una malattia che molto spesso non viene riconosciuta o viene diagnosticata con grandissimo ritardo;…“ (legge n. 422 Regione Veneto).

La non scientificità è provata dal fatto che le diagnosi di queste “malattie” vengono fatte attraverso test di scrittura, lettura e non con esami oggettivi di laboratorio, radiografie ecc, test alla cui base stanno teorie pseudoscientifiche quali: "… Se si calcola una media e alcune prestazioni sono sotto alla media al di là di una ragionevole variabilità …. si parla di disturbo". (Che cos’è la dislessia: basi biologiche di Luisa Lopez, neuropsichiatra infantile).

I bambini di quattro, cinque anni ed oltre, delle Regioni su indicate, pur in presenza di un normale quoziente di intelligenza, verranno sottoposti nelle scuole a test, per determinare se ricadono o meno, fuori dai protocolli prestabiliti, così da incanalarli verso un percorso didattico diverso dagli altri, che prevede che non leggano più, ma ascoltino gli audio libri, che non scrivano più, ma utilizzino il computer, ed il correttore automatico, che utilizzino obbligatoriamente la calcolatrice per fare i calcoli, perché secondo “gli esperti”, di queste malattie non si guarisce.

Quanti bambini, attraverso un test, si vedranno negato il diritto ad una vera istruzione come sancito dagli Artt. 3 e 33 della Costituzione?

In Lombardia addirittura è previsto per legge, che i ragazzini individuati DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) vengano diagnosticati e trattati nei centri Uonpia (Unità Operative di Neuropsichiatria Infantile).

Se queste leggi fossero esistite 10, 20, 30 anni fa, quanti di noi a cinque, sei, sette anni sarebbero stati dichiarati "malati di dislessia, discalculia ecc."?

Quanti di noi sarebbero caduti fuori dai parametri stabiliti dalla neuropsichiatria infantile?

Quanti avvocati, medici, giornalisti , ecc. , avrebbero visto la loro carriera sfumare?

Perché non si può diventare avvocato o commercialista andando nei centri Uonpia ad imparare a scrivere al computer e poi scaldando i banchi a scuola.

Nella mia esperienza di insegnante gli alunni frustrati, depressi e con difficoltà di relazione sono quelli che sono stati diagnosticati come portatori di questi disturbi, l’offesa e la vergogna più grande che si può dare ad un bambino è dire che lui è incapace di fare cose ed è diverso dagli altri.

Cosa si sta in realtà cercando di fare? Si sta istituendo una fabbrica per creare incapaci?

Una domanda sorge spontanea, se a detta degli "esperti" esiste questa "malattia" e di essa non si guarisce, come mai da che esiste la scuola gli studenti passando da una classe all'altra hanno corretto i loro errori nella scrittura, nella lettura e nel fare i calcoli, migliorato la grafia arrivando a carriere e professioni di prestigio?

Sono proprio le generazioni nate nel XXI secolo che sono portatrici di tali disturbi? Mentre le generazioni precedenti ne sono nati immuni? E’ forse un nuovo virus congenito?

E’ stato fatto tutto questo clamore e lavoro per avere qualche migliaio di bambini nei centri Uonpia da fare giocare con il computer e la calcolatrice, o la posta in gioco è più alta?
La regione Veneto ha già stanziato 1 milione di euro per questi interventi.

Di fatto si sono aperte le porte della scuola a screening di massa e schedature neuropsichiatriche attraverso le quali qualsiasi bambino è a rischio di una diagnosi di disturbo mentale perché non rientra nei parametri prestabiliti.

C’è il reale pericolo che le scuole diventino bacini per il procacciamento di nuovi "clienti", l’istruzione venga ingabbiata da parametri neuropsichiatrici attraverso i quali venga stabilito chi dovrà proseguire gli studi regolarmente e chi no perché riconosciuto incapace, attraverso un test.

Prof.ssa Margherita Pellegrino


Il Direttore Risponde

Gentile Lettrice,  

la sua lettera mi rimanda a un'altra missiva giunta in redazione qualche mese fa. Anche in quel caso, infatti, il mittente era un'insegnante che esponeva le sua stesse perplessità.

Avanti di questo passo, con l'idea di aiutare i bambini in difficoltà, finiamo in realtà per ghettizzare i più piccoli, facendogli più male che bene. Non posso che essere del suo avviso, dunque, e nel mio piccolo affiancarla in questa sua "critica".

Sicuramente se fossero state applicate anni fa le leggi cui fa riferimento lei, oggi vivremmo in una società di ex-dislessici, malati di discalculia, di disgrafia, e, non dimentichiamoci, del "flagello" dell'iperattività.

Come sa, anche su questo argomento la "faccenda" è tutt'altro che risolta. C'è chi si ostina a dire, infatti, che i bimbi troppo "vivaci" siano vittime di un morbo chiamato 'sindrome da iperattività e deficit di attenzione'. E che come tali debbano essere trattati con psicofarmaci.

Io, almeno in questo caso, forse sono ancora più 'estremista' di lei. E forse addirittura più all'antica. In ogni caso non ho mai creduto a queste condotte terapeutiche: sono, quindi, per la salvaguardia delle singolarità di un individuo, comprese le sue 'eccentricità'.

»  05/03/2010
Autore: Margherita Pellegrino
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