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Monza, Milano, Lodi e Piacenza sono da ieri in massima allerta per il disastro ambientale che ha trasformato il Lambro nel fiume "nero" della Lombardia.
Anni di analisi, progetti e bonifiche andati "in fumo" (spesi in "cure" circa 5.000 miliardi di vecchie lire) per l’ondata di gasolio e olii combustibili fuoriusciti da un’ex-raffineria che, oltretutto, secondo la legge vigente, non avrebbe dovuto contenerne una simile, pericolosa, quantità.
Invece a Villasanta, nella ex-raffineria 'Lombarda Petroli', gli idrocarburi hanno iniziato a fuoriuscire da alcune cisterne, molto probabilmente per un atto doloso dato che le valvole delle 3 vasche interessate dalla fuga sono state ritrovate "spaccate".
La Procura di Monza sta indagando proprio in queste ore, interrogando Giuseppe Tagliabue, uno dei due fratelli titolari dell’azienda, mentre l’altro fratello sarà sentito successivamente. Per ora, però, nessuno dei due è stato considerato "indagato".
Un 'giallo' tutto da chiarire, a partire dall’evidente "resistenza" di alcuni dipendenti dell’insediamento opposta alla Polizia Provinciale, fatto che ha letteralmente "sconcertato" Dario Allevi, Presidente della Provincia di Monza e Brianza: “Sono state perse ore preziose. Al posto di chiamare immediatamente la Protezione civile, gli addetti hanno cercato di arginare da soli la situazione".
Sul quantitativo di gasolio e di olii dispersi: l'ipotesi che viene data come più accreditata è di 600 mila litri. Inizialmente era stata diffusa la cifra di 15 mila metri cubi, poi nel pomeriggio le stime hanno subito una revisione, decrescente. il Presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, chiede di agire con la massima urgenza, dichiarando: "La regione Lombardia chieda al Governo la dichiarazione di stato di emergenza ambientale nazionale. Siamo di fronte a un disastro ambientale vero e proprio, che non riguarda solo il fiume Lambro ma tutta l'asta del Po fino al delta. Per arginare i danni che può causare la macchia d'olio, urge un coordinamento degli interventi tra le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna".
Le prime specie ad essere "colpite", direttamente, dall'inquinamento saranno quelle acquatiche, ovvero i pesci, le anatre, e le famiglie di aironi che proprio in questi giorni hanno iniziato a nidificare sulle sponde del Po.
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