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Sandrone Dazieri: "Il mio Gorilla c'è ricascato ancora..."

Intervista al giallista milanese che torna in libreria con "La bellezza è un malinteso"

11/03/2010 - 12:00

"Ti chiedo solo un favore: non chiamarmi Sandro. Lo fanno solo mia madre e mia moglie ormai...". Sandro "Sandrone" Dazieri è fatto così, esattamente come la sua 'scrittura'. Doppio, incisivo e sferzante. Va al punto della discussione passando semplicemente da 'A' a 'B' scordandosi tortuose scorciatoie mentali. Risponde secco e deciso, per la gioia di quei giornalisti che (spesso) non hanno voglia di fare gli analisti dei loro interlocutori.

E così ha fatto pure in quest'intervista per Milanoweb. Intervista rilasciata in occasione dell'uscita de "La bellezza è un malinteso" (Mondadori, 277 pp.), suo nuovo romanzo e 5° avventura/indagine in ordine di tempo per il Gorilla, alias il personaggio letterario più celebre ed osannato dai suoi lettori.

Ah, dimenticavamo: Dazieri è pure uno dei migliori giallisti italiani (per non dire scrittori a 360°) apparsi sulla scena negli ultimi vent'anni. E Milano, ovviamente, è il suo campo di battaglia...

Allora Sandrone, cosa ha combinato il Gorilla in questi ultimi cinque anni? Se non sbaglio, l'ultima volta che il nostro anti-eroe è piombato in libreria fu nel 2005 con "Il Karma del Gorilla"...
"Beh, nell'ultimo lustro il Gorilla è invecchiato, è cresciuto, si è stufato, si è divertito ecc. Insomma, ha vissuto. Non l'ho mai considerato un personaggio seriale, quanto un personaggio che aveva una sua vita parallela alla mia e che ogni tanto intercettavo: come dare un'occhiata a un mondo parallelo e parlarne. Scendendo più nello specifico, dopo quanto di orrendo gli era accaduto ne "Il Karma del Gorilla" (leggetevi il libro se non l'avete ancora fatto... Ndr), ha deciso che non ce la faceva più a vivere come viveva, come dice lui 'raccattando clienti nei bar' e rischiando la pelle in ogni dannata circostanza. Per cui alla fine ha fatto il grande salto: è diventato un professionista delle investigazioni. Questo lo ha costretto a una serie di compromessi ma, allo stesso tempo, gli ha garantito una certa tranquillità di vita ed economica. Quella parte della sua vita non era interessante come la precedente, per cui molto semplicemente non ne ho scritto. Adesso, però, ne "La bellezza è un malinteso", il Gorilla ha di nuovo rimesso tutto a rischio. E perciò ho pensato di raccontarlo..."

Questo tuo nuovo romanzo è anche il primo in cui non compare la parola 'Gorilla' nel titolo. Cos'è, una presa di distanza da quello che poteva divenire un cliché?
"No, nessuna presa di distanza ma, dopo cinque anni, non potevo far finta che nulla fosse cambiato. E così ho pensato che un titolo che desse il segno di qualcosa di nuovo fosse per così dire... necessario."

Scusa se insisto sull'argomento ma come l'ha presa la Mondadori quando gli ha presentato una nuova storia del Gorilla e gli ha comunicato che il titolo scelto era l'enigmatico "La bellezza è un malinteso"? Sono svenuti?
"Direi di no (sorride, Nda). Poi il titolo è nato durante un brainstorming con il mio editor Francesco Anzelmo e quindi posso dire che è stato completamente condiviso."

Ne "La Bellezza è un malinteso" si fa riferimento ad un'opera d'arte di Damien Hirst trafugata nel corso di una cruenta rapina. Ora, si dice spesso che la letteratura anticipa la realtà e manco a farlo apposta, una settimana prima dell'uscita del tuo romanzo, Milano è stata insanguinata dalla morte di un noto gallerista... Inquietante, no?
"Inquietante fino ad un certo punto. Nell'ambiente dell'arte ne succedono da sempre di tutti i colori… E, a parte questa constatazione, direi che i punti di contatto con la mia storia non sono molti."

Pensi che dal tuo esordio con "Attenti al Gorilla" (1999), lo scenario metropolitano di Milano, a livello di descrizione, sia cambiato negli altri tuoi quattro romanzi "gorilleschi"? Oppure la stessa Milano si è cristallizzata in una sorta di dirty-town sempre uguale a se stessa?
"Mmh, più che le descrizioni ambientali, direi che è cambiato soprattutto il mio punto di vista sulla metropoli. Prima infatti trovavo Milano decisamente dura, ma mi piaceva un sacco. Adesso, invece, credo che sia solamente morta e invivibile..."

Hai ascoltato musica durante la stesura de "La bellezza è un malinteso"? E se sì, posso chiederti qual è stato il disco o i dischi che hai "consumato" di più?
"Di solito scrivo nel silenzio più totale, perché qualsiasi suono o rumore finisce sempre per distrarmi. Comunque, quel poco che ho sentito era abbastanza tranquillo, tipo Peter Cincotti o i Beatles."

Sulla quarta di copertina de "La bellezza..." appare una frase quantomeno sibillina. Ovvero: "Dazieri si riconferma l'autore di noir più originale e innovativo del nostro Paese". Di fronte a commenti del genere ti senti più onorato,  imbarazzato o semplicemente pensi che facciano parte del gioco?
"Fanno parte del gioco, assolutamente. Sai, sulle quarte di copertina, ogni giorno nasce un genio (sorride beffardo, Ndr)…"

Ti piace fare l'autore "seriale" tu che, in realtà, autore seriale non sei visto che nella tua carriera ti sei dedicato anche ad altri tipi di storie? Oppure, ogni tanto, ti viene il vizio di "far fuori" una volta per tutte il povero Gorilla?
"No, affatto. Come ti dicevo prima, scrivo di lui (Dazieri si rivolge al Gorilla come se fosse una persona reale e questo, datemi retta, lo rende irresistibile... Ndr) quando ho qualcosa da dire. E poi il suo mondo e lui sono cambiati talmente tanto che non mi sento di scrivere romanzi seriali, quanto una sola, lunga storia con un protagonista."

A quattro anni di distanza mi dai un commento a freddo sul film "La cura del Gorilla" diretto da Carlo Arturo Sigon e con Claudio Bisio nei panni dello stesso Gorilla? Pensi che sia stata un'occasione sprecata?

"Beh, sicuramente ci sono stati molti errori in quel film, a partire dalla sceneggiatura cui ho collaborato e che è stata anche il mio battesimo del fuoco nel mondo del cinema. Ma, a parte questo, ritengo che Claudio sia stato un ottimo Gorilla."

Se dovessi consigliarci un noir italiano del quale ultimamente sei rimasto entusiasta, quale sarebbe questo titolo?
"Mmh, come dico sempre, preferisco non fare il critico. Sono uno scrittore e anche un editor, per cui non potrei essere obiettivo fino in fondo. Però posso dirti il romanzo che sto leggendo in questo momento: 'Spavento' di Domenico Starnone. Che è un libro molto noir, a suo modo. Lo sto apprezzando parecchio."

Raul Montanari ha affermato recentemente sulle pagine di Milanoweb che "i libri noir, o gialli che dir si voglia, non sono obbligati a raccontare sempre e comunque la realtà italiana". Vorrei sapere un tuo commento sull'argomento...
"La mia posizione sull'argomento è nota. Semplicemente non ci credo. Per me dipende sempre dall'autore e da quello che ha voglia di scrivere. Il 90% del giallo e del noir che si pubblica in questo Paese, infatti, non racconta un bel nulla sulla realtà italiana: sono solo degli esercizi di stile. Spesso pure senza stile e noiosi..."

Il tuo esordio letterario fu un saggio del '94 sul cyberpunk per un'antologia curata dalla milanese Shake. Hai seguito William Gibson, Bruce Sterling e altri esponenti della letteratura-cyberpunk nel frattempo? Oppure quello è un genere che è rimasto troppo confinato negli anni '90?
"Ho continuato a leggerli, ma senza entusiasmarmi troppo per quello che hanno scritto dopo il periodo cyber. Mi pare che quello che avevano da dire... lo abbiano già detto!"

Giusto in extremis: possiamo sapere in anticipo qualche indizio sul tuo prossimo progetto letterario?
"E’ un romanzo senza Gorilla, scritto in terza persona. Ad essere sincero sarà più un thriller che un noir..."

Per le foto di Sandrone Dazieri si ringrazia Rossella Rasulo.

Il sito ufficiale di Sandrone Dazieri e la scheda de 'La bellezza è un malinteso'.

Il blog 'Nero' firmato da Dazieri.

Leggi l'intervista a Raul Montanari citata in quest'articolo.

Autore: Simone Sacco

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