
Sono ben 71 le opere selezionate per la mostra “Nudo per Stalin. Il corpo nella fotografia sovietica negli anni Venti”, a cura di Larissa Anisimova e Pavel Khoroshilov, che sarà ospitata dalla Fondazione Matalon dal 9 febbraio al 30 marzo.
Settantuno fotografie storico-artistiche che raccontano il percorso dell’immagine corporale durante alcuni anni dello scorso secolo, e parlano di come il corpo cambiò di significato in seguito all’instaurarsi della dittatura stalinista.
Durante gli anni '20, fotografi pittorialisti come Ida Napel'baum, Andrei Telesov, Vasilij Divago e altri, rappresentarono il corpo femminile, spesso nudo, come qualcosa che si prestasse a dare forma alle diverse possibilità del movimento, ma nella decade successiva tale convenzione artistica venne "spezzata": il nudo fu considerato un’ode al capitalismo e molti dei fotografi dediti ad esso furono condannati, i loro negativi distrutti.
Quello che è possibile ammirare ancora oggi lo si deve ad alcuni collezionisti privati che riuscirono a conservare le stampe.
Dagli anni '30 l’individualità del singolo corpo fu proibita e l’uomo fu considerato soltanto in quanto membro della collettività: la nuova iconografia si prestava alla propaganda ed era volta ad esaltare le conquiste del regime.
Alcuni fotografi, come Aleksandr Rodcenko e Elizaveta Ignatovic, si prestarono a questa logica, ma altri, come Jurij Eremin, Aleksandr Grinberg, Grigorij Zimin, continuarono a rappresentare il nudo sottraendo l’arte al giogo politico. Superfluo raccontare le loro sorti.
La mostra “Nudo per Stalin” si inscrive all’interno della commemorazione della caduta del Muro di Berlino, per celebrare l’indipendenza dell’arte nei confronti della politica.
Fondazione Matalon
Foro Buonaparte 67 Milano
Tel. 02.878781
E-mail fineart@fondazionematalon.org
Ingresso Libero
Dal martedì al sabato, orario continuato 10:00 - 19:00
Domenica e lunedì chiuso
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