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Qualche giorno fa, tutta la “gauche” parigina si è riunita in piazza per protestare contro le misure decise da Nicolas Sarkozy per contenere l'emergenza rom, considerate xenofobe, oltre che "disumane", forse anche lesive della "libera circolazione nella UE", dalla Sinistra d'oltralpe.
Non fanno in tempo a spegnersi i riflettori sui cortei francesi, che già le luci della "ribalta mediatica" si accendono su Milano, dove ieri mattina, alle ore 7 circa, il comandante Tullio Mastrangelo, in compagnia di Protezione civile, Vigili del fuoco, servizi sociali comunali e 1 medico, ha dispiegato le forze della Polizia urbana per lo sgombero del campo rom (abusivo) di via Rubattino.
Segno che la gestione politica della "questione rom" è in cima alle preoccupazioni non soltanto dei "cugini" francesi. Hanno trovato 250 persone, accampate in un centinaio tra tende, roulotte e baracche fatiscenti, che sono state allontanate senza nessuna resistenza. Molti di loro, anzi, avevano già abbandonato l'area dopo le "avvisaglie" lanciate da autorità e istituzioni nei giorni precedenti. Tra gli sfollati, la maggior parte erano donne e bambini.
Per la prima volta 23 di loro, madri e figli, hanno accettato di essere trasferiti presso la struttura di via Ortles offerta dal Comune di Milano.
Gioisce della buona riuscita dell'operazione il prefetto Gian Valerio Lombardi, che ha confidato di aver fatto una buona "figura" di fronte al Ministro dell'Interno. Roberto Maroni, al quale, in veste di commissario per l'emergenza rom, ha sottoposto la sua periodica relazione, aggiornata a quest'ultima azione, dichiarando:“in pochi anni abbiamo ridotto di 2/3 il numero di nomadi presenti a Milano nei diversi insediamenti”.
Soddisfatto anche l'Assessore alla Sicurezza, nonchè vicesindaco, De Corato che ha detto: “i nostri uffici erano subissati di richieste di cittadini terrorizzati dai tanti episodi di delinquenza, violenza e inciviltà: molestie alle donne, aggressioni, furti, vandalismi”.
E a chi, come Assunta Vincenzi, che con i piccoli nomadi aveva iniziato un percorso di scolarizzazione grazie ai centri di recupero, denuncia il rischio di vanificare tutti gli sforzi di integrazione fin'ora compiuti, il 'vice' di Letizia Moratti risponde così: “la solita falsa litania. A mamme e bambini è stato offerto un tetto nelle strutture comunali e in 23 hanno accettato. E come possono andare a scuola da un campo abusivo, tanto meglio da una residenza comunale”.
Ora che la "carovana" gitana ha fatto "fagotto" dei suoi pochi oggetti e si è rimessa in cammino verso, come è probabile, altri terreni industriali dismessi dove erigere nuove precarie capanne, nel perimetro di Lambrate sono rimasti i cumuli di rifiuti che gli operatori Amsa dovranno raccogliere e le casupole in lamiera che le ruspe dovranno demolire: un quadro ecologico davvero deprimente.
Ma dove andranno i "transfughi" di via Rubattino che non hanno accettato le strutture comunali? Il sospetto che tra qualche mese ci si ritrovi a discutere dell'opportunità di dare il via ad una nuova "operazione sgombero", in qualche altro angolo della periferia milanese, è legittimo. Lo stesso campo di Lambrate era stato preso di mira, in origine, proprio da rom provenienti da altri insediamenti smantellati.
Una cosa, insomma, è certa: se questi abusivi spesso creano "problemi" alla cittadinanza, non c'è dubbio che li creino, in primis, a se stessi, vivendo in condizioni igienico sanitarie pessime e spesso senza nessuna (credibile) volontà di intergrazione. Oltre la "cassa di risonanza" del pugno di ferro, dunque, i milanesi attendono ancora la definizione di un chiaro progetto esecutivo unitario, che sappia guardare al di là delle soluzioni provvisorie e "spettacolari".
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