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Sting vuole 'La Scala'

Dopo il disco con la Chicago Symphony Orchestra lui si dice pronto; ma noi?

21/07/2010 - 19:13

Franz Schubert aveva 31 anni quando il destino decise per lui che doveva passare a miglior vita. Aveva scritto "tonnellate" di musica, capolavori immensi la cui bellezza ancora ci interroga eppure aveva all’attivo, al momento della sua morte, poco più di qualche esecuzione nella chiesa del quartiere, e la sua musica, rifiutata da tutti i più grandi editori, aveva ammiratori "agguerriti", ma purtroppo erano solo alcuni suoi amici squattrinati.

Lo sfortunato compositore viennese fu protagonista di uno spiacevole episodio: la partitura del suo Quintetto “La trota”, oggi fra i suoi lavori più eseguiti, finì tra le mani di un editore, che lo rispedì, dopo alcune osservazioni, all’unico Franz Schubert che conosceva: un compositore omonimo del nostro, ma una vera star nella Vienna di quegli anni, a cui erano aperte le porte di tutti i teatri. Il "venerato" maestro rimandò al mittente la partitura del Quintetto, affermando che non era lui l'autore una musica così orrenda. Oggi il tempo ha rimesso a posto le cose e ci ricordiamo di questo compositore solo perché il suo nome è omonimo di quello del “nostro” Franz Schubert.

Una vicenda che vi raccontiamo per “leggere” un episodio dei nostri giorni con una delle chiavi di lettura meno “compromesse” dall’attualità, quella del tempo che passa e ristabilisce pesi e misure, e rimette a posto i valori in campo.

L’episodio in questione è la “richiesta” di Sting di poter fare un concerto a La Scala, perché lui stesso si definisce un “classico”. Ad avvalorare la sua tesi il suo ultimo disco in cui ha fatto “vestire” le sue canzoni con le note suonate dalla Chicago Symphony Orchestra.

A tale richiesta il cantante pop inglese sembra abbia ricevuto sempre una risposta negativa. In virtù della saggezza che ci regala il racconto che vi abbiamo illustrato inizialmente crediamo sia giusto continuare a non aprirgli le porte.

'La Scala' non può cedere alla "richiesta" di un cantante rock: non può farlo per sua natura, non può farlo perché non basta mettersi un abito da frate per diventare all’improvviso privi di peccato e incapaci di fare cattivi pensieri, né basta imbracciare un fucile per saper sparare.

Le canzoni di Sting, in altre parole, non sono diventate degne della 'Scala' perché hanno un arrangiamento sinfonico. Non può essere questa la "chiave" per entrare in un tempio classico.

Non siamo di fronte ad un prodotto artistico che possa definirsi davvero "classico", frutto di una contaminazione. Gli stessi nomi in gioco lo dimostrano: uno dei direttori e arrangiatori è Steven Mercurio, grande musicista, ma lo stesso che collabora con Andrea Bocelli, che, nonostante canti con la voce impostata liricamente non fa musica lirica, ma, ancora, pop. E neanche lui è mai venuto a La Scala…

La "contaminazione", quella "vera", è quella passata attraverso artisti come Frank Zappa, compositore che ha fatto della contaminazione la sua poetica, che è riuscito nella sintesi, vera e reale, di unire 2 mondi come quello del rock e quello della musica contemporanea o quello, ancora più famoso, di Gershwin, che fece della classica unita al jazz il suo 'credo'.

A loro non è stata negata 'La Scala'. Così come 'non' è stata negata ai Pink Floyd. Nelle scorse stagioni nel teatro milanese si è assistito al “Pink Floyd ballett”, uno spettacolo di danza le cui coreografie nascevano sulle note della straordinaria band degli anni ’70.

Non vogliamo dunque negare in maniera "assoluta" a Sting la possibilità di entrare a 'La Scala', ma non può essere lui a chiederlo: dovrebbe essere un suo sogno segreto, non espresso, magari "accennato" alle persone giuste. Perché se 'La Scala' cedesse alla sua richiesta si innescherebbe un meccanismo pericoloso e nel teatro milanese non entrerebbe solo Sting, ma tutta la logica dello showbiz che, volente o nolente, rappresenta il cantante inglese, nonostante spesso se ne discosti con scelte spesso originali e tenti sempre di rinnovarsi.

E 'La Scala' diventerebbe una location ambitissima, ma pur sempre una "banale" location...

La nostra non è quindi una "chiusura", è solo la scelta saggia di aspettare: che Sting sia un classico non possiamo dirlo noi, né può saperlo lui. Solo il tempo saprà dirci se merita la Scala quanto Schubert, Verdi e Puccini

Autore: giuseppe.califano@milanoweb.com

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