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Più o meno recitavano così: "Insegnante diplomato e preparato impartisce lezioni di pianoforte a prezzi modici". Con diverse 'declinazioni', dalla ostentazioni di titoli di studio al semplice contatto lasciato in pasto agli internauti, i primi annunci online di lezioni ‘private’ di musica somigliavano tutti a questo.
Privati, associazioni che avviavano corsi, attività varie. Il "mezzo internet", un po’ alla volta, è diventato un modo per farsi conoscere, un "luogo" in cui lasciare un messaggio potenzialmente leggibile da un numero enorme di persone.
Fin qui un bel cambiamento, ma, in fondo, nessuna "rivoluzione". Si trattava solo di un ulteriore "supporto" su cui scrivere qualcosa, in cui pubblicizzare la propria attività, come già si faceva con manifesti e volantini.
Tutto è davvero cambiato, senza troppo "rumore" per la verità, quando sono apparsi i primi volumi di teoria musicale e strumentale tranquillamente scaricabili dal web. Ognuno poteva avere, a casa sua, se non un insegnante, senz’altro una guida ben fatta e scritta proprio da quel docente "inseguito" da tempo.
Ma questo è stato solo l’inizio.
Il passo successivo, infatti, non si è fatto attendere: se internet può portare ovunque e chiunque può essere nello stesso istante praticamente dappertutto, ecco che l’ "ultima frontiera" è a portata di mano! Sarà direttamente l’insegnante a "raggiungervi" nelle vostre case!
Condizioni richieste (oltre al costo di "frequenza", naturalmente)? Solo una connessione ad alta velocità ed una webcam.
Tutto "uguale", insomma, tranne che il vostro insegnante non lo vedrete mai più grande del palmo della vostra mano. Non che questo implichi una perdita d’autorità da parte del docente (o sì?), ma certo molti storceranno il naso a pensare che anche il rapporto insegnante-allievo, dopo molte altre cose, diventi virtuale.
Ma a dare credito a questa tendenza ci sono le iniziative di alcune prestigiosissime istituzioni che contemplano con ‘disinvoltura’ questo nuovo approccio allo studio nella loro proposta didattica.
Un esempio su tutti? Il "Berklee College of Music" di Boston.
Dunque, se avrete la fortuna di riuscire a farvi prendere (le audizioni rimangono…), qualcuno leggerà sul vostro curriculum che avete studiato a Boston, il che porterà il vostro interlocutore a farvi delle domande piuttosto incalzanti: "Che meraviglia! E Boston com’è? Che aria si respira? Che si fa? Come si vive?".
Domande che da incalzanti diventeranno "imbarazzanti"… quando sarete costretti a rispondere che non ne avete idea, che non sapete come si vive da quelle parti, che non avete mai assaggiato la cucina di quel luogo, mai fatto una passeggiata fra le sue strade…
Ammetterete che qualcuno potrebbe rimanerne spaesato. E vorrà pur dire qualcosa il fatto che la domanda con cui solitamente esordiscono i musicisti al loro primo incontro, per capirsi, "riconoscersi", è: “Con chi hai studiato?”. Avere un Maestro vuol dire appartenere ad una "scuola", essere un "discendente" di qualcosa, di un’idea, di un modo di pensare. In definitiva è ciò che più di tutto può darti un’identità.
Che la cultura debba appartenere a tutti è l’ideale che, da quando l’Illuminismo ha fatto la sua apparizione, ci sentiamo di sostenere. E le potenzialità di internet, in questo senso, fanno giustamente "intravedere" un nuovo Umanesimo.
Ma ciò che si perde, in un "caso" come questo, è proprio l'umanità racchiusa in un rapporto tra allievo e Maestro, quella capacità di intendersi, quella 'sintonia' di pensieri, quello "scontro-incontro" che non ha prezzo, quel sentirsi parte di un progetto, portatori di un’identità.
Perderete molta (anzi, tutta) la magia custodita in un "rapporto" del genere. Non si tratta solo di una didattica che rischia di essere sterile e priva di un vero "scambio".
La cosa ancor più grave, infatti, sarà il fatto che non vi capiterà mai di "assaporare" un buon piatto di spaghetti con il Vostro Maestro; non vi capiterà mai di farci una passeggiata, di scoprirne i difetti, le paure, i dubbi, le perplessità, cosa accade a chi di musica vive e a chi la musica ama, anche quando la musica è lontana.
Insomma, imparerete qualcosa con un corso su internet, senz’altro. Ma la musica è fatta di persone e della loro umanità. E di umanità, su questa terra, non ce n’è mai abbastanza…
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