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È una lotta dura quella che spetta ai musicisti, ai divulgatori, a chi fa arte, dipinge o scrive poesie. Accanto al tormento interiore che porta con sé il processo creativo che “investe” la vita degli artisti (quelli veri, s’intende), c’è una battaglia silenziosa da cobmattere, oggi più che mai. È la battaglia, di cui non dovrebbe esserci bisogno, per dimostrare che la cultura “serve” a qualcosa.
Il luogo comune è dietro l’angolo: l’avvocato “serve” per le cause, l’architetto mette su le case (non importa se lo fa male), il medico cura le malattie (meno male che c’è), e la musica…e i quadri…e le poesie…qui iniziano i problemi.
Una logica "micidiale" e, se possiamo permetterci, da bar, non dà scampo al mondo della cultura. Ma, a dirla tutta, non può esserci ragionamento più corretto: se la logica è quella dell’utilità, dell’immediatezza del risultato, dell’efficienza, della convenienza, del risultato frutto di competizione come l’unico possibile, allora non c’è spazio per nulla che esuli da tutto ciò.
La cultura fa qualcosa che non si può spiegare con tanta “praticità”, perché muove le coscienze e le coscienze sono un “argomento invisibile”, dunque non interessante: la coscienza, lo spirito critico, il percorso interiore di crescita che ognuno di noi fa, mentre il mondo va avanti grazie a tutti i bravi professionisti di cui sopra, sono “soggetti anticinematografici”, dunque non intriganti per il mondo d’oggi: non li si può riprendere con una telecamera 24 ore su 24, non li si può intervistare, non possono essere create in tv “terze camere del Parlamento” solo per loro; per giunta non litigano e non fanno share, dunque…inutile anche solo indagare la loro potenziale utilità.
Per fortuna, poi, arrivano di tanto in tanto iniziative che aiutano quelli che fanno arte a “chiarire la loro posizione” nella società, a far capire alla comunità che cercano di aiutare a crescere in civiltà a cosa possono essere utili: si tratta degli eventi che legano l’arte alla solidarietà. Ce ne sono molti e Milano, in questo, è una delle città che meglio si muovono.
Gli ultimi appuntamenti, in ordine di tempo, al Teatro alla Scala dove, per la prima volta, verrà proposto un intero ciclo di concerti di beneficenza: si tratta di 5 prove generali aperte al pubblico. Protagonisti degli appuntamenti i grandi direttori chiamati a dirigere, da qui a maggio, la Filarmonica della Scala.
Primo appuntamento oggi 28 marzo alle 19.30 con Zubin Mehta e la Sinfonia n.3 di Saint-Saens. Domenica 18 aprile sarà la volta di Daniele Gatti con la direzione del “Concerto per orchestra” di Bela Bartòk e “Le sacre du printemps” di Igor Stravinskij. Nel terzo appuntamento, domenica 2 maggio, sarà la bacchetta di Semyon Bychkov ad eseguire musiche di Schumann. Ultime 2 prove aperte quelle di Daniel Barenboim mercoledì 12 maggio che affronterà Brahms e Ravel e quella di domenica 30 maggio con Dennis Russell Davies e le note di George Gershwin e Leonard Bernstein.
Ad essere finanziate 5 associazioni che svolgono in città un'importante missione: si tratta della Fondazione don Carlo Gnocchi Onlus, dell'Associazione Archè, della Fondazione Casa della carità Angelo Abriani e della Fondazione Floriani-onlus.
L'iniziativa nascie da un'idea della stessa Orchetsra della Scala e dal suo sponsor principale, la Unicredit Group. Le parole della responsabile alla comunicazione, Antonella Massari, danno un senso a ciò che può fare la musica e definiscono con intelligenza il ruolo di quest’ “argomento invisibile” che è la cultura: «Queste iniziative ci permettono di mettere in pratica uno dei fondamenti della nostra missione: contribuire allo sviluppo delle comunità in cui operiamo. Non esiste, infatti, sviluppo economico senza la dovuta attenzione per la cultura e per il sociale».
Speriamo che tutto questo…”serva” davvero a qualcosa…
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