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Sappiamo tutti quanto attualmente sia difficile promuovere e sostenere stagioni concertistiche di alto livello, non solo per la mancanza di fondi ma soprattutto, fatto ancor più grave, per la mancanza di interesse.
Ciò è evidente in grandi città come Milano, ma ancor di più nei centri più piccoli in cui ogni iniziativa musicale si ritrova a fare i conti con un pubblico molto ridotto.
Il Teatro della Società di Lecco è una realtà vivace e interessante che potrebbe fiorire maggiormente se, contemporaneamente, da parte del pubblico ci fosse una significativa adesione alle iniziative.
Tra gli appuntamenti dedicati al teatro di prosa per bambini e per adulti, c’è anche una stagione concertistica interamente affidata all’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi.
In questo interessante sodalizio La Verdi propone alcuni concerti presenti nella stagione milanese con leggere variazioni nei programmi: è un modo stimolante per far conoscere l’orchestra in altre province e accrescere l’interesse musicale laddove non sussiste una tradizione forte come a Milano.
Sabato 20 marzo, La Verdi, guidata da Francesco Maria Colombo, ha portato a Lecco "Metamorphosen" di Richard Strauss, uno studio per 23 archi solisti: una partitura complessa e di effetto sorprendente.
Si tratta di 23 interlocutori che tentano di trovare un accordo circa 2 temi esposti nell’incipit, di cui uno chiaramente ispirato alla "Marcia Funebre" dell’Eroica.
Il discorso si svolge in una sorta di flusso di coscienza ininterrotto e che vede l’alternanza di zone di condensazione e rarefazione degli intrecci sonori, talvolta alcuni strumenti interrompono la conversazione per poter ascoltare gli altri e successivamente rientrare con nuovi spunti.
Questo continuo fluire è articolato attraverso zone di "accordo" in cui tutti gli interlocutori convengono in un crescendo o in un diminuendo.
Rimanendo all’interno della metafora, è possibile individuare in questa lunga conversazione un punto d’incontro finale in cui tutti gli strumenti risolvono ogni dubbio attraverso una cadenza di tipo tradizionale, fortemente in contrasto con la scrittura dell’intero brano, che è una sorta di "versione musicale" dello stile narrativo di James Joyce.
Un po’ "imbarazzata" la direzione di Francesco Maria Colombo, le cui indicazioni non sono state sempre assecondate dai solisti, comprensibilmente troppo impegnati sulla parte.
Ben riuscito il pianissimo del finale, evidentemente molto curato durante le prove, dove il suono si è spento lentamente fino a confondersi con il silenzio, instaurando un’emozionante tensione fino a oltre la partitura.
In netto contrasto con questo brano, è stata presentata la "Sinfonia n. 5" di Schubert in cui tutti si sono sentiti molto più a loro agio, compreso il pubblico, rassicurato da una scrittura leggera e molto "mozartiana", dal suono fresco e brillante, in cui tutto si svela con trasparenza e immediatezza.
Tante le idee di Francesco Maria Colombo, che per dirigere questo brano ha preferito usare la bacchetta, con cui ha "scolpito" fraseggi curati e "levigato" atmosfere contrastanti, scavando in profondità la partitura e restituendo un’interpretazione personale e convincente.
Come bis, l’orchestra ha regalato una piacevole esecuzione dell’Aria sulla quarta corda tratta dalla "Suite orchestrale n. 3 BWV 1068" di J. S. Bach. Un brano tanto amato dal pubblico, ma mai eseguito per il timore di cadere nel banale e scontato: spesso vengono proposti brani poco conosciuti pensando che sia cosa gradita, mentre non c’è niente di male nel proporre composizioni di sicuro successo sul pubblico.
Resta, tuttavia, da comprendere fino in fondo la ragione per cui l’Orchestra Sinfonica della provincia di Lecco non compaia nel cartellone del Teatro della Società: è un vero peccato che una buona iniziativa locale come questa non venga valorizzata dagli enti del proprio territorio.
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