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Le "brutte" cose, si sa, arrivano senza richiesta, senza preavviso, senza l'aiuto di nessuno, senza che nessuno venga a dirti 2 parole, per prepararti o per lo meno per non farti sentire completamente in balia degli eventi; le "belle" cose, invece, bisogna conquistarsele, bisogna trovare la determinazione, la forza, la tenacia e la pazienza di realizzarle, di cercarle, "costruirle".
E allora quando ce ne sono, di belle notizie, di successi costati anni di lavoro o perfino “battaglie”, queste vanno celebrate a dovere: anche perché ultimamente sono talmente poche le cose belle da raccontare che vale sicuramente la pena spendere qualche parola per loro.
La buona notizia è che Milano vedrà rinascere ("era ora", lasciatecelo dire!) quello che fu il Teatro Regio Ducale. Ricordate un teatro dal nome così “importante”?
Beh, è il teatro di via Larga, quello costruito in un’ala di Palazzo Reale nel 1717 e che oggi, dopo una storia fatta di incendi distruttivi e di innumerevoli nuove aperture e inaugurazioni nel corso dei suoi quasi 300 anni di storia, verrà ristrutturato grazie - esclusivamente - ai soldi di privati.
Il progetto scelto è quello dell’architetto Luciano Colombo e sostenuto dal Gruppo Belloni: un progetto che prevede la costruzione del primo teatro polifunzionale in Italia, un "luogo di cultura" aperto a tutti i cittadini, ma anche un punto d’incontro per la collettività, aperto dal mattino fino alle 2 di notte, con una biblioteca teatrale, un bar, un ristorante. Un teatro che in questo modo vuole provare a ritrovare le sue origini: fu costruito poco dopo La Scala (che ospitava eventi per gli aristocratici) per essere il “teatro di tutti”.
La buona notizia però sarebbe potuta arrivare molto prima: almeno 12 anni fa, quando il progetto in questione era già stato "scelto". Un ritardo di quelli che ci sono familiari in quanto italiani: in definitiva, però, si tratterebbe di una vittoria del “fare” sulla "burocrazia".
Verissimo, ma la burocrazia non è un qualcosa di "misterioso" ed invisibile: è un sistema che “porta” i nomi e i cognomi di chi ne fa uso… Quella per la costruzione del Teatro Lirico è infatti una vittoria arrivata dopo 12 anni di ricorsi e battaglie legali iniziate per i motivi più incredibili (come la presunta mancanza di una copertura di 'ceralacca' per il progetto “vincente”, quello di Colombo).
Dunque ogni volta il "sistema" è preso a pretesto, quale capro espiatorio di tutti i mali italiani: le leggi ci sono, sono tante e forse "troppe", ma oltre a chi le fa c’è chi le usa: non ci risulta siano “esseri autonomi” capaci di auto-applicarsi all'esterno; non sono un virus. Le regole nascono per molte ragioni e sono “usate” per mille altre, spesso meno "nobili" di quelle che i legislatori si erano proposti.
La burocrazia in Italia è molto ingombrante, ma la cosa peggiore ci sembra essere l’uso che ne facciamo: e così finisce per diventare un po’ lo "specchio" dell’invidia che ci portiamo dentro noi italiani verso chiunque riesca a far delle cose. Concretamente! Forse a causa dell'inguaribile individualismo che non ci permette neanche di "intravedere" il concetto di "bene comune" e di riuscire a capire che certe vittorie non sono di "uno", ma di tutta la collettività.
Ma insomma, per ora la vittoria c’è stata e leggi che vietino di ristrutturare un teatro in "solo" 24 mesi sembra non ce ne siano: non ci resta, a questo punto, che aspettare altri 2 anni per vedere aperte le porte di quello che fu il Teatro Regio Ducale.
Sono le leggi che "qualcuno" potrebbe “scovare” in questi 24 mesi quelle che ci spaventano…
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