
L’Expo milanese ha tutt'altro che vita facile, qualunque tappa del cammino della società di gestione ha rappresentato un problema spigoloso:
- gli equilibri societari,
- la nomina dell’amministratore delegato,
- la definizione della governance,
- gli emolumenti del top management,
- (anche) la scelta della sede,
tutte condizioni che hanno procrastinato l’operatività del programma di attività, sociali ed organizzative, e, conseguentemente, comportato un ritardo dell’acquisizione dei finanziamenti stanziati dal Governo centrale.
Fino a trovarsi, oggi, con un nuovo ostacolo (questa volta davvero serio e determinante) rappresentato dal più che probabile 'taglio' dei finanziamenti governativi destinati all’evento.
Nel 2009, come rileva il sottosegretario Castelli, per l'Expo sono stati accantonati più di 4 miliardi di euro che dovevano servire a:
- la costruzione di nuovi padiglioni e parco per la sede espositiva (1,2 miliardi),
- la realizzazione di nuove infrastrutture di trasporto (1,8 miliardi),
- la copertura dei costi di preparazione e mantenimento dell’evento (1 miliardo).
Ma la crisi economica (che, paradossalmente, l’Expo dovrebbe aiutare a superare) e il terremoto in Abruzzo si sono abbattuti sui fondi statali destinati alla manifestazione milanese, causandone una possibile distrazione.
E difatti si parla insistentemente di progetti che potrebbero "saltare":
- la linea 6 della metro;
- le vie d’acqua sui Navigli;
- addirittura i nuovi padiglioni a fianco della Fiera Rho-Pero.
Moratti e Formigoni "gettano acqua sul fuoco", fiduciosi che arriveranno le soluzioni e che tutt’al più ci sarà un rimodulamento dei finanziamenti o qualche posticipo per alcune opere, meno urgenti.
Certo, Castelli è stato chiaro quando ha affermato che per promuovere la ricostruzione post-terremoto dell’Abruzzo si sta valutando di ridimensionare il programma di altre opere pubbliche (ed il pensiero corre veloce all’Expo).
Intanto alcuni analisti della politica sospettano che la Lega, con la sponda di Tremonti (preoccupato di stringere i cordoni della borsa), stia cercando di colpire, se non "affossare", la società di Stanca tramite l’indebolimento del progetto, dato lo scarso peso direttivo che le è stato riservato.
Il rischio che si corre è della massima gravità, ovvero il ritiro della candidatura dal BIE (Bureau of International Expositions), con l’aggravio - aggiuntivo - di una salata penale, per via delle numerose e sostanziali varianti al progetto, come ufficialmente presentato in fase di candidatura all'organizzazione.
Ma anche laddove il ridimensionamento del progetto superasse l'esame del BIE, rappresenterebbe un’occasione sprecata per la Lombardia, e per tutto il Paese, proprio in una fase in cui una maggior dinamicità operativa (e di spesa) sarebbe sicuramente “propulsiva” ed assolutamente auspicabile ad "ossigenare" il Pil (prodotto interno lordo), lombardo e nazionale.
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