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Mancano poche ore alla consegna da parte di Guido Podestà del premio 'Grande Milano' al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, insignito della statuetta assieme a don Luigi Verzè.
L'occasione è il concerto ultrablindato di Charles Aznavour, che si terrà all'ombra della Madonnina meneghina: una serata organizzata dalla Veneranda Fabbrica del Duomo per reperire i fondi necessari alla ristrutturazione della cattedrale milanese.
Lo spettacolo del grande chansonnier francese cade nella data dei festeggiamenti per i 150 anni della Provincia di Milano e la premiazione rientra nel calendario di celebrazioni indette da Palazzo Isimbardi per l'importante anniversario.
Se fino a quelche giorno fa la notizia che "teneva banco" sui giornali riguardava il dilemma, ben poco amletico, su una possibile esibizione del Premier a fianco del “Frank Sinatra della Francia” (duetto o non duetto?), oggi l'arena informativa milanese è tutta occupata dallo scambio di battute tra il Presidente della Provincia, Podestà, "committente" della nomina del Cavaliere, e il suo predecessore, in quota PD, Filippo Penati.
Quest'ultimo, dopo aver letto le motivazioni annesse al premio di Berlusconi ha scatenato la polemica. In particolare, le frasi “incriminate” sono quelle che definiscono il capo del Governo uno “statista di rara capacità, che conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi che compongono una società solidale fondata sull'amore, la tolleranza e il rispetto per la vita”.
Proseguono le 'lodi' quando si tratta il legame di Berlusconi con il capoluogo lombardo, che lo ha visto muovere i primi passi come imprenditore edile e che, nel “fortino” di Cologno Monzese, lo ha ospitato come patron dell'impero mediatico Fininvest. Si legge che l'attuale Premier “con straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata città, grande in Italia e nel mondo”.
Di qui l'affondo di Penati: “più che il tributo di una istituzione al presidente del Consiglio in occasione del 150° dalla fondazione della Provincia di Milano, sembra il riconoscimento di un dipendente al proprio capo” - ha detto, con esplicito riferimento a Podestà che, prosegue il caposegretario del leader PD Bersani - “ha rinunciato alla sobrietà del profilo istituzionale”.
Il perchè della scelta di insignire Berlusconi, secondo Penati, avrebbe una spiegazione politica diversa: “è un premio al suo grande sponsor elettorale, un risarcimento personale più che un riconoscimento istituzionale”.
La replica del Presidente della Provincia non si è fatta attendere e ha rilanciato il "pomo della discordia" in direzione di tutta l'Opposizione: “in tutta la sinistra italiana non possono individuare una personalità di tale levatura da meritare il premio 'Grande Milano'. Ed è questa la vera ragione delle loro polemiche”.
Lo spalleggia il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, secondo la quale “le affermazioni di Penati sono dettate solo dall’invidia di una sinistra che ormai è a corto di argomenti”.
E Berlusconi? Il Premier non si è espresso in merito alla polemica e ha donato 1 milione di euro come contributo ai lavori di restauro della guglia maggiore, quella della Madonnina che, come ha lui stesso spiegato riferendosi all'aggressione subita a Milano da parte di Massimo Tartaglia,"quel giorno mi ha protetto".
Furberie mediatiche? Ai posteri l'ardua sentenza.
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