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Uno studio europeo, che ha coinvolto tra gli altri istituti anche l'Università Cattolica e quella di Bergamo, intitolato "The effect of comprehensive smoking bans in European workplaces", ha messo a confronto i Paesi europei in cui è stato adottato il divieto assoluto di fumare nei luoghi pubblici, con quelli che non si sono ancora mobilitati su questo fronte.
Da tale studio è emerso che vietare il fumo sul posto di lavoro migliora la salute dei lavoratori, riducendo l'assenteismo per malattia, e riduce in azienda il numero dei fumatori passivi.
Notizia positiva se si pensa che più di 7.000 persone ogni anno, in Europa, muoiono per via del fumo passivo respirato nei luoghi di lavoro. Inoltre, il divieto di fumo non migliora soltanto la salute dei lavoratori, ma anche la produttività delle imprese.
Un'altra indagine, Eurobarometro, ha invece rilevato come, nei paesi in cui è stato introdotto il divieto di fumo, la percentuale dei fumatori che si accendono in media 20 sigarette al giorno, si è ridotta.
Solo in Italia questi fumatori sono passati dal 27% al 19%. Anche i fumatori che accendono le sigaretta, regolarmente, ogni giorno sono diminuiti, passando dal 90 al 77%. Diversamente, nei paesi che non hanno introdotto restrizioni la percentuale è addirittura aumentata.
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