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Una bruttissima serata, a Montecarlo, per la formazione di Benitez, che non solo perde la Supercoppa europea e la possibilità di replicare il "magico 6" (con 6 titoli nello stesso anno) del Barcellona, ma, soprattutto, lascia sul terreno dello Stadio Louis II l'immagine di una squadra forte o, come qualcuno pensava, "grandiosa".
Le partite si vincono e si perdono, ma ieri la squadra di Moratti non ha proprio giocato, a parte la fase iniziale dell'incontro, dove si sono visti tanti passaggi laterali, senza nessuna pericolosità, con gli avversari iberici preoccupati di studiare i movimenti dei blasonati Campioni d'Italia e d'Europa.
E torna in mente lo slogan dello sponsor dei milanesi: "La potenza è nulla senza il controllo"; appunto la 'Beneamata' di ieri è apparsa una formazione "fuori controllo", con una 'frattura' tra i 3 reparti, difesa-centrocampo e centrocampo-attacco. Ma Benitez che partita stava a guardare?
Molti uomini sono stati piazzati male: Zanetti era inefficace come "filtro" e troppo "indietro" per sostenere il centrocampo, mentre avrebbe potuto sostituire Chivu, a sinistra, apparso assulutamente "inadeguato" al diretto avversario; Stankovic tanto "estraneo al gioco" quanto "fuori posizione"; Sneijder troppo "fermo" (non si sa se per ordine dell'allenatore o per condizione fisica) rispetto al suo svariare da destra a sinistra; Eto'o troppo decentrato, a sinistra, per puntare al gol.
Per entrare nel merito della pessima prestazione dei "singoli": non si potevano lasciare in campo, oltre la mezzora del primo tempo, nè Sneijder, chiaramente in serata completamente "storta", tanto che non riusciva neppure a battere i corner, nè Milito, davvero "inguardabile", invecchiato di 10 anni in 2 mesi, lento, poco concentrato, tanto da finire in sistematico fuori-gioco, impedito perfino nello stop o nel tiro del rigore, nè Chivu, che, non a caso, Mourinho non aveva mai schierato nelle partite importanti, non avendo le qualità per marcare punte di "primo livello".
Il tecnico ex-Liverpool se aveva preparato male la gara dal punto di vista "psicologico", l'ha condotta anche peggio in campo, prima, spettatore passivo ed impotente di un clamoroso naufragio e, poi, con 2 mosse da allenatore di 3° categoria: l'inserimento di Pandev, assolutamente fuori forma, come si è visto in occasione della Supercoppa italiana, e il debutto di Coutinho (come si fa a buttare nella mischia di una finale internazionale, da recuperare, un ragazzino di 18 anni senza nessuna esperienza e ancora da inserire in un organico con cui si allena solo da 30-40 giorni?).
Ma ci sono altri 2 fatti che hanno lasciato grande perplessità sul comportamento dell'erede di Mou: la punizione lasciata tirare a Lucio (che l'anno scorso non aveva mai "osato"), conclusa con una "zappata", e il rigore affidato ad un Milito apparso, fin dall'inizio, confuso ed inefficace, incapace di un semplice stop o di una banale triangolazione. C'erano altri giocatori all'altezza di questi 2 compiti, in particolare: Eto'o.
Per la cronaca: nei primi minuti, al 5', Chivu va in difficoltà e trattiene (?) Aguero, che reclama il rigore; poi, i nerazzurri sembrano avere il controllo del gioco, ma sono i biancorossi ad essere più pericolosi, nelle ripartenze. Nella ripresa la "svolta" dell'incontro, al 61', con Reyes che sorprende Julio Cesar sul primo palo. L'Inter è ferita e mentre prova a reagire, senza lucidità nè efficacia, ecco che l'Atletico trova il colpo del 'ko', all'82', con il brillante Aguero. All'89', infine, ci sarebbe anche la possibilità di riaprire la partita, o salvare l'onore della bandiera, ma Milito si fa parare il rigore, fiacco e centrale, dal portiere 19enne David de Gea.
A questo punto il presidente Moratti deve fare una riflessione sui "ritocchi" di ingaggio concessi ai suoi campioni, apparsi fisicamente "appannati" (e qui potrebbe essere la fase della preparazione) e, soprattutto, mentalmente "scarichi", come già appagati dalla stagione (passata) e dai successi (acquisiti), incapaci di opporre il proprio orgoglio professionale. Forse anche nel calcio bisogna introdurre lo stesso meccanismo retributivo di altri sport, con una parte, quella più rilevante, legata ai risultati ottenuti (vittorie o punti), per consentire ai giocatori di trovare, sempre, i "giusti" stimoli verso il nuovo impegno...
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