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La Biblioteca Braidense e la cultura della carta

Con la digitalizzazione dei documenti si risparmierebbe un grave impatto ambientale

09/08/2010 - 16:56

La biblioteca Braidense, voluta da Maria Teresa d'Austria nel 1770, è la custode della "storia" (scritta) della città di Milano. L'imperatrice decise di destinare all'uso pubblico la biblioteca del conte Carlo Pertusati, in quanto riteneva insufficiente l'offerta culturale della Biblioteca Ambrosiana, ricca di manoscritti ma non di libri a stampa. Nella raccolta del Pertusati confluirono anche le opere del Collegio Braidense e delle case gesuitiche di San Fedele e San Girolamo.

Dopo l'apertura ufficiale, nel 1786, entrarono nel "tesoro" culturale della Braidense, dal 1788, anche gli stampati ottenuti in base alle imposizioni sul deposito legale , quindi le opere pubblicate nello Stato di Milano, tanto da trasformarla in una specie di "archivio regionale".

Poco dopo, nel 1880, la struttura ottenne la qualifica di “biblioteca nazionale”.

La sua sede è stabilita nel Palazzo di Brera, un grande edificio costruito dai Gesuiti, nel 1600, che ospita anche altre importanti istituzioni culturali, come la Pinacoteca di Brera, l'Osservatorio Astronomico di Brera, l'Orto Botanico, l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e l'Accademia di Belle Arti (in vista di trasferimento all'ex-caserma Magenta: qui il nostro articolo di merito).

Una stima, approssimativa, valuta la presenza nella Braidense di circa 900 mila volumi a stampa, oltre 2 mila manoscritti e quasi 2.500 incunaboli; insomma, un patrimonio enorme.

Ancora oggi si mantiene la "tradizione" di conservare nella storica biblioteca "tutto" ciò che a Milano viene stampato, tanto che, periodicamente, grandi autocarri, letteralmente carichi di libri, portano ai bibliotecari tonnellate di opere da valutare, inventariare e catalogare, decidendo quali documenti resteranno a Brera e quali finiranno nei magazzini distaccati nella "cintura", a Lacchiarella e San Donato.

Per dare un ordine di grandezza del "movimento": solo nel 2009 sono entrati nella "collezione" dell'istituzione circa 24 mila nuovi volumi, mentre non ci è dato sapere quanti ne siano stati "scartati" e, quindi, ugualmente "esaminati", risparmiando solo le fasi di inventario e collocamento.

Davanti a queste notizie, proprio tra i "vecchi" (per età) della redazione di MilanoWeb, giusto per garantire un certo "equilibrio" nelle considerazioni, evitando la "ghigliottina" che potrebbe essere, forse anche più realisticamente, invocata dai trentenni, è scattata la seguente domanda "retorica": "Ma la Braidense sta diventando un magazzino del macero?".

E pure siamo un gruppo di amanti della cultura e dell'arte, ma che sappiamo anche "trascendere", quando serve, da 'luoghi' e 'mezzi', soprattutto quando non producono nessun "valore aggiunto" al "peso" di un'opera. Nello stesso tempo non siamo nè ignoranti nè ammuffiti (rispetto alla tecnologia) da non cogliere la mancata (?) opportunità di digitalizzare tutti i nuovi documenti, offrendo grandissima facilità di accesso, annullando ogni 'gap' spazio-temporale.

Certo è semplicemente strepitoso poter sfogliare (laddove sia consentito) un antico manoscritto tra le "sacre" mura di una sala settecentesca, proprio come è indimenticabile assistere alla "Aida" dalle poltrone del Teatro 'Alla Scala'. Ma la cultura e l'arte non possono essere "limitate" ad una ristretta  cerchia di "privilegiati". Con minore emozione, ma con più che sufficiente "soddisfazione", il prezioso documento potrebbe letto sullo schemo di un laptop, esattamente come il concerto può essere riprodotto nel hi-fi di casa o, perchè no, dall'iPod, mentre si viaggia nella rumorosa metro o perfino sull'affollato autobus.

Oggi non ha più "senso" anche "selezionare", che è un "diritto" da lasciare "riservato" solo all'end-user, visto e considerato che il costo della digitalizzazione (tra l'altro ogni file potrebbe essere direttamente acquisito dall'editore), e del handling relativo all'archiviazione, saltando tanto la valutazione quanto altre fasi, rese "inutili", sarebbe incredibilmente inferiore ai costi fissi e variabili che oggi la nostra inefficace ed inefficiente Amministrazione finisce per accollare ai cittadini.

I libri prodotti oggi non hanno una qualità di carta che giustifichi una loro "conservazione", è un prodotto totalmente "industriale", nell'accezione più "spregiativa" (riferendoci al semplice "supporto") del termine, "buona" solo per inquinare. Non solo: produrre carta ha un costo non solo in termine economico, ma specialmente in quello ambientale, alla faccia della VIA, dalla distruzione degli alberi fino allo spreco (assurdo) di energia, dalla produzione al trasporto (allo stampatore e alla biblioteca). Chissà che non ci riflettano sopra anche il M° Abbado e l'architetto Piano...

Autore: Angelo Caratti
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