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Qualche giorno fa sono salito su uno dei pochi taxi presi in vita mia (causa "ritardo" poco meno che "infernale" all’aeroporto). Nel giro di 10 minuti l’uomo al volante è stato capace di illustrarmi tutta la "cronaca nera" della città di Milano, mescolando, a piacere, news all’ultimo grido, letti su un quotidiano free-press e "funesti accadimenti" avvenuti sotto i suoi occhi…
Il riferimento agli immigrati che sono "troppi" è stato tanto prevedibile quanto fastidioso; a meravigliarmi, però, è stata un’altra frase, quella con cui il tassista ergeva a superbo esempio di civiltà il Governo della Malesia, poiché prendeva, letteralmente, a frustate quelli che facevano graffiti sui treni; l'ovvia conclusione era che nel Paese del Sud-est asiatico si fanno rispettare le leggi, al contrario che da noi...
Nel mondo che concede "tutto", che permette "tutto", dove la televisione ha cancellato pudori e reticenze di ogni tipo, la gente vorrebbe le "frustate" per chi colora il mondo coi graffiti mentre dall'altra parte non vede scempi enormi e ben più gravi, poiché commessi dalle istituzioni.
Un "fulgido" esempio è quello dell’ex-casello daziario di Porta Genova, che il Comune si vanta di aver affittato a oltre 30.000 euro l’anno. Le parole dell’Assessore alla Casa, Gianni Verga, tengono a mala pena a bada l’entusiasmo: “Abbiamo messo a reddito un bene che porterà alle casse comunali 32 mila euro l’anno”.
Un episodio che non vede indignazione nè da parte della comunità nè (o tantomeno) della carta stampata: ormai sembra che tutti siano abituati a tutto. A scandalizzarci ormai ci sono solo i temi che i mass-media decidono essere "scottanti" e d’attualità: tutto il resto è semplice 'cronaca'. La società di oggi, che si vanta della sua libertà, perde continuamente il suo senso critico e fa concessioni enormi ad alcuni e nessuno sconto ad altri. La schizofrenia della società di oggi è latente, ma reale, e i suoi 'effetti' sono ovunque.
Un episodio che non vede, però, Milano correre in solitaria questa maratona contro se stessa e il proprio patrimonio; se ci consola!
Qualche anno fa il Teatro San Carlo di Napoli, uno dei più bei teatri d’opera al mondo, a causa della cattiva gestione, era in perdita di svariati milioni di euro. Per affrontare la profonda crisi gli amministratori ebbero una geniale "intuizione": affittarlo per dei matrimoni! Anche allora un tempio profanato, uno spazio sacro, un bene cittadino, orgoglio della città, utilizzato per celebrare lauti banchetti che, per quanto raffinati, trasformano un museo dell'arte in uno sfondo di baccanale.
Ma tornando alle aste di patrimoni storici di casa nostra, ci rendiamo conto che in un momento di 'crisi' certe scelte non dovrebbero probabilmente vederci polemici nei confronti di un Ente che ha bisogno di far tornare i conti. Ma questo può essere perseguito anche per altre vie, ad esempio rivedendo i canoni d’affitto di appartamenti e negozi che concede a valori sotto-mercato ad amministratori, parenti o amici. Solo dopo potremmo pensare come "necessario" e "inevitabile" che anche la storia di una città e i suoi simboli possano essere "declassati" al livello di spazi commerciali, che luoghi "sacri" siano locati o venduti per "sopravvivenza".
Ci ritroviamo, così, a condannare ragazzi con le bombolette spray come fossero "criminali" e a plaudire alle scelta di trasformare in un immobile commerciale un luogo di Milano che, certo non per legge ma sicuramente per "buon gusto" sarebbe da destinare a tutt'altre attività e che sarebbe comunque da "rispettare" visto che (questa volta per legge) è da considerarsi storico.
La legge, appunto, non vieta un’operazione del genere: ma il "confine" tra ciò che è consentito e ciò che non lo è... non lo si può affidare solo alle carte bollate. Ciò che dovrebbe destare "scandalo" non può suscitare rassegnazione o (peggio) totale indifferenza; perché uno dei pericoli di superare certi “limiti”, è nel fatto che quel limite viene spostato sempre più in avanti. Uno di questi limiti viene superato in questi giorni in cui viene messo a reddito commerciale un bene che dovrebbe appartenere a tutti, che dovrebbe, a questo scopo, essere trasformato in un luogo di cultura, da riempire di bellezza, con mostre, concerti; da affittare sì, ma magari ad artisti ed editori.
Il pericolo di questi giorni è che superato questo limite se ne avvicineranno altri sempre più pericolosi: di questo passo non ci meraviglieremo se anche La Scala aprisse le porte ai matrimoni e al Castello Sforzesco organizzassero affollatissime fiere commerciali.
Perché ormai tutto è concesso, tutto è possibile: ed è forse questo il 'limite' vero del mondo d’oggi, l’arma a doppio taglio della modernità.
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