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Stiamo vivendo un periodo di "crisi politica", da non intendersi con il "solito" problema del Governo che regge, o no, o funziona, o no; in fondo queste sarebbero delle superficiali "quisquilie", almeno per chi ha vissuto la Prima Repubblica, quando le formazioni dell'Esecutivo duravano anche meno di un lungometraggio infarcito delle pubblicità della tv commerciale (idem per quella di Stato).
E qui ci scappa anche una (banale?) riflessione: ma quanti nostri politici (di professione e non di confessione) hanno traslocato dalla Prima alla Seconda Repubblica? Sarebbe "bello" (e forse in redazione ci prenderemo anche la "briga" di farlo) creare un elenco di tutti i nostri rappresentanti per ordine di anzianità di mandato...
Ma lo "stile" di governo, dello Stato fino agli Enti Locali, fino a quelle Provincie o Comunità Montane, che sono sopravvissute agli "inutili" (che gli elettori si sentano presi in giro?) referendum, può cambiare se non cambiano nè i registi nè gli attori di quella che sembra solo una rappresentazione, anche una fiction, di quella che dovrebbe essere una democrazia?
Non esiste, nè nelle intenzioni (degli attuali oligarchi) nè nei fatti, un reale "governo del popolo"; le richieste, fossero anche "grida di dolore", della gente non sono mai raccolte, anzi vengono snobbate, superate con abili aggiramenti, da Destra e da Sinistra, o scavalcate, dal Centro. E gli elettori, disperati, non sanno più 'chi' o 'cosa' votare, con formazioni che cambiano colori e simboli, anche "schieramento", tenendo, però, ben fermo il solito "modulo" di gioco: potere solo a noi.
Dalla proclamazione della Repubblica, il 2 Giugno 1946, i cittadini hanno potuto solo osservare - passivamente - il corso degli eventi politici proprio come il corso di un fiume, aspettando, come predicava Mao, che passassero i cadaveri dei loro rappresentanti, morti, nell'unico modo possibile per farli scendere dalla loro poltrona, mantenuta "a dispetto" del popolo, con un allontanamento sempre più marcato dalla democrazia diretta e, forse, persino dagli "interessi" della Nazione...
Si sono succedute le votazioni elettorali, a cui il popolo è stato chiamato in forma rituale, neanche si trattasse della comunione eucaristica, un momento di silenzioso e passivo "atto di fede", verso partiti a cui si veniva "destinati", fin da piccoli, in ragione dell'estrazione sociale o dell'educazione o della cultura. Non si poteva cambiare, mai, come non si può cambiare, in Italia, almeno senza un gravissimo "trauma" rispetto ad amici/parenti/conoscenti, la propia fede calcistica, indipendentemente dai "risultati" o dal "comportamento" dei propri Presidenti o Dirigenti.
Basta rileggersi la storia del Milan, quando, tra '70 e '80, cambiò 7 proprietà in 10 anni...
E così ci (vi) domandiamo: sarà per questo che, come i re, i nostri deputati restano in carica "a vita"?
Ma come si riesce a "cambiare" davvero, democraticamente (nell'accezione degli oligarchi che hanno comandato finora), se le "facce" da votare sono "obbligatoriamente" sempre quelle, addirittura sopravvissute alla Prima Repubblica, spregiudicatamente ri-presentate, al popolo bue, rubando l'espressione "tecnica" in uso a Piazza Affari, come "nuove" da Destra e (soprattutto) da Sinistra.
Fermandoci al nostro orticello, milanese, il recente "nuovo" è rappresentato da gerarchi di "lungo corso" come Formigoni, al 4° mandato come Governatore, tra i fondatori, nel 1975 (35 anni fa), del Movimento Popolare, mentre il suo (sempre "nuovo") primo avversario alle recenti elezioni è stato, per gli innovatori del PD, l'ex-Presidente della Provincia, Penati, attivo dal 1980 (30 anni fa) nel PCI, poi, per vicissitudini di partito, emigrante nell'Alleanza dei Progressisti, mentre fa il Sindaco a Sesto San Giovanni, poi transfugo nell'Ulivo, quindi deportato nei DS, come rappresentante al Parlamento Europeo, per approdare naufrago nell'attuale PD, già pronto ad evadere nell'evoluzione che verrà, roba da fare "impallidire" anche Henri Charrière.
Ma le elezioni regionali del 2010 in Lombardia, del Marzo scorso, hanno visto schierati anche altri personaggi molto ben stagionati: Savino Pezzotta, in pista per l'Unione di Centro, già sindacalista nella CISL dal 1974, e candidato nel Movimento Politico dei Lavoratori nel 1972 (38 anni fa); poi, Vittorio Emanuele Agnoletto, in corsa per la Federazione della Sinistra, è stato membro della Segreteria Nazionale di Democrazia Proletaria dal 1983 (27 anni fa; un rookie).
Citiamo, solo per dovere di cronaca, visto il mancato superamento dello sbarramento elettorale, Gianmario Invernizzi, concorrente per Forza Nuova, e Vito Claudio Crimi, rappresentante del Movimento Cinque Stelle, che ha deluso i "rivoluzionari" di internet, pagando la debolezza pratica del sistema (troppo) virtuale e l'annacquamento politico di Grillo, alla fine rimasto, almeno nell'immaginario collettivo, un protagonista del cabaret più che della scena politica; come succederebbe a Gioele Dix se, improvvisamente, decidesse di diventare il Ministro dei Trasporti.
Tra non molto ci saranno le elezioni per rinnovare il Consiglio Comunale del capoluogo lombardo, e come candidato Sindaco, da Sinistra, ecco un'altra "autentica" novità, l'avvocato Pisapia, 61 anni, che "solo" nel "vicinissimo" (in confronto alla media generale) 1996, ovvero 14 anni fa, è stato eletto in Parlamento, come indipendente, nelle liste del PRC. Non sarebbe un vero "asso", almeno nella "lettura" del collega Andrea Dusio, nella corsa a Palazzo Marino. Vedremo...
Ma tutto questo cosa c'entra con Palazzo Lombardia?
Forse molto o forse nulla... Il tema dovrebbe essere ripreso in merito ai fini (e ai limiti) del mandato elettorale, per chiarirci, una volta per tutte, se i nostri "rappresentanti" sono "dipendenti" o "padroni" dello Stato? Se è giusto che possano decidere anche quello che non è stato presentato nel programma politico, senza una nuova consultazione popolare, almeno per quanto riguarda la cosiddetta amministrazione straordinaria, anche questa da "circoscrivere", con precisione.
E poi ci sono i "conflitti di interesse", quelli "veri": è giusto che possano, autonomamente, decidere sul proprio stipendio o pensione o benefits o sulla durata del mandato o sui loro poteri?
Potremmo, improvvisamente, trovarci davanti ad una nuova nobiltà...
E così, senza averlo votato (o ci era sfuggito?) nel programma del Formigoni-Ter, ecco che ci siamo trovati davanti ad una spesa straordinaria (nell'ordine dei 500 milioni di euro) per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, il nuovo grattacielo da record destinato ad ospitare gli uffici regionali direzionali, che, peraltro, già "invadono" gran parte dei fabbricati nella zona della Stazione Centrale, compreso il precedente obelisco, il Pirellone.
Non sono molti (per scarsa cultura finanziaria?) i lombardi che hanno "colto" nè la necessità nè l'importanza di questa opera, che, secondo alcuni calcoli, non ufficiali, dovrebbe produrre 25 milioni di risparmi (annui?) grazie all'efficienza del nuovo polo amministrativo, che, in tal caso si ripagherebbe in... 40 anni? Chi è bravo con la matematica ci potrebbe calcolare il ROI.
Intanto, per gli amanti dei numeri, possiamo snocciolare delle cifre impressionanti: nell’area di 33.700 metri quadrati, compresa tra le vie Melchiorre Gioia, Restelli, Algarotti e Galvani, dove svetta una torre di 161,3 metri, su cui è stata riposizionata la "copia" della Madonnina, troviamo anche 7.000 mq di giardini pensili, 33 ascensori, 3.200 mq di piazze alberate, 3.380 mq di piazze coperte. Non vi basta? Anche una piattaforma per atterraggio e decollo di elicotteri delle dimensioni di 30 metri di diametro e con una portanza di 6,4 tonnellate.
Sull'altare di questo "mostro architettonico", figlio di 13 milioni di Kg di acciaio, 1,3 milioni di Kg di carpenteria metallica, 102 mila metri cubi di calcestruzzo è stato "sacrificato" uno dei rari spazi verdi dellà citta, il Bosco di Gioia, i cui alberi tagliati, nell'Agosto scorso, hanno fatto posto a 72 mila mq di uffici in un unico, straordinario, complesso edile, senza uguali in tutta Italia.
Alcuni amici del Sud ci hanno chiesto se ne siamo orgoglioni? Un errore di battitura?
Intanto, anche nella vicina e “bugia nen” Torino pare sia partito, più o meno contemporaneamente, il progetto per la costruzione di un altro grattacielo, altrettanto imponente ed altrettanto destinato ad ospitare i nuovi uffici della megalomane Regione Piemonte: una torre di 181 metri di altezza distribuiti su 44 piani, con una superficie totale di 70 mila mq, oltre ad una 'veletta' di vetro, alta 20 metri, sul tetto, al cui interno si estenderà un grande giardino artificiale, con laghetti e ruscelli. Sotto: un archivio di 10 mila metri quadrati ed un parcheggio di 80 mila metri quadrati.
E in Lombardia qualcuno già trema: ci vogliono soffiare il record di altezza?
Intanto sono già riusciti a pagare la cifra più elevata nella progettazione del nuovo colosso; facendo riferimento a quella... la nuova torre dovrebbe essere anche più del doppio... e invece no!
La Giunta di Formigoni ha commissionato l'opera al cinese (non crediamo che abbia fatto riferimento alle tariffe dei metalmeccanici del suo paese natale) Ieoh Ming Pei (ideatore, tra l'altro, dell’ingresso a piramide del Louvre), che ha operato in associazione con un gruppo di architetti newyorkesi e milanesi. Lui si è "accontentato" di una parcella di 8,8 milioni di euro, pari a circa il 3% del valore dell'opera.
La Giunta della Bresso, invece, ha puntato su una griffe italiana (ma internazionale per fama) Massimiliano Fuksas e si sa che il 'Made in Italy'...; infatti la star nazionale ha ottenuto un compenso pari al 12% del valore dell’opera, quindi il "quadruplo" del collega cinese, incassando la "vertiginosa", almeno per tutti quei "disgraziati" che, come noi, sgobbano per una cifra frazionale dello stipendio di un Onorevole, di 22 milioni di euro.
Ora scriviamo ai nostri amici piemontesi per sapere se si sentono orgoglioni anche loro...
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