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Non è stata un’estate "facile" per Milano. Il numero di cittadini costretti a rimanere in città continua ad aumentare, in particolare nei quartieri periferici. Le vacanze rimangono un’abitudine, e per certi versi, un privilegio, che riguarda solo i cittadini italiani. Tutta l’“altra Milano”, quella che inizia oltre la circonvallazione esterna, non si sposta e gravita, fatalmente, su centri commerciali e parchi.
Esattamente come avveniva nell’Italia degli anni '80, quelli delle ferie contingentate ad Agosto, la maggior parte delle attività commerciali entro la 3° cerchia ha chiuso, anche perché non incentivata a tentare di fare business anche d’estate. Se mancano i milanesi, latitano anche i turisti, in assenza di manifestazioni, concerti e meeting. Devono spostarsi oltre la 'tangenziale' nel hinterland.
Il problema è "antico": proprio per ciò, quindi, non si capisce come non si riesca proprio a creare un codice di regolamentazione delle serrate, a fronte delle dichiarazioni, ottimistiche, degli amministratori (in vacanza). Di più: quest’anno si è registrato un forte calo delle presenze in città già dalla metà del mese di Luglio. Calo che continua ancora oggi; si ipotizza un certo afflusso, di pendolari, in primis, solo da domani.
Parafrasando il titolo di un celebre articolo di Carlo Levi, “Le due città” (che riguardava la Torino della Fiat), si può dire che la Milano dei "privilegiati", quella che sta entro la cerchia delle mura spagnole, è "fuori" da 1 mese e mezzo. E con essa, latitano tutti i servizi della zona centrale della città, quella in cui si riverserebbero volentieri anche tutti gli altri, a partire dai turisti.
Fuori i top-spender, Milano chiude. E allora, si assiste a scene "sconcertanti" come quella dei topi fuori dall'ex-chiesa di San Carpoforo, che nasce proprio dall’abitudine di approfittare di questo lungo stop della vita cittadina per aprire ogni anno decine di cantieri, per eseguire lavori pubblici non sempre "giustificati", ma che alimentano l’ “eco-sistema degli appalti”, l’unico che la Giunta intende presidiare e monitorare, 12 mesi l’anno.
Proprio questo ricorso esasperato ai lavori di manutenzione stradale e di ripavimentazione ha innescato una sorta di sistematico restyling di tutta la città, che si compie puntualmente ogni anno, ad Agosto, e che coinvolge un numero altissimo di locali pubblici e insegne commerciali. Una situazione che finisce per creare problemi "indiretti", come appunto le colonie di topi che si muovono, “disturbati” dai lavori in corso.
Né il sindaco Letizia Moratti si è risparmiata una boutade di fine ferie, sollecitata, evidentemente, da chi gli chiedeva di rispondere con una proposta altrettanto "provocatoria" all’idea di Gianni Alemanno, primo cittadino di Roma, di abbattere la suburbia di Tor Bella Monaca e di altri quartieri periferici capitolini altamente degradati, a partire dal Corviale. E alla Moratti sono "toccate" le case Aler posizionate tra il Lorenteggio e il Giambellino, giusto per fare una prima ipotesi di intervento demolitore anche nella nostra città.
Se ci fosse davvero un’intenzione in tal senso, e non si trattasse di "discorsi da ombrellone", se ne sarebbe parlato in sede di approvazione del Piano di Governo Territoriale (la "nuova" denominazione del "vecchio" Piano Regolatore). Approvazione avvenuta non più tardi del 14 Luglio scorso. Ora i cittadini stessi sono chiamati a porre eventuali osservazioni sul PGT. Il documento, pena il suo decadimento, dovrà essere definitivamente approvato entro il 14 Febbraio 2011.
Sarebbe sensato inserirvi dunque eventuali interventi del tipo di quello ipotizzato al Giambellino, perché per "demolire" bisogna anche definire prima come e in che direzione "ricostruire". Ci sembra in tal senso necessario sin d’ora domandare al Sindaco e all’Assessore all’Urbanistica, Masseroli, come vogliono sostituire il degrado delle case popolari. Crediamo che le case Aler possano, infatti, essere sostituite solo da altrettanti edifici residenziali, a basso costo. In caso contrario, sorgerebbe a molti l'idea di un episodio di tentata speculazione edilizia.
La visione, in questi stessi giorni, del 'Padiglione Italia' della Biennale di Venezia, curato da Luca Molinari, ci suggerisce, proprio in quest’ottica, alcune "osservazioni". Nel nostro Paese è possibile costruire edilizia di qualità a meno di 1000 euro al mq, senza ricadere negli stilemi disastrosi del casermone e del falansterio. Ma per farlo, occorre anche prendere in considerazione 4 parametri, relativi alle problematiche ambientali: il volume di traffico, il rumore, la quantità di verde pubblico e la densità preesistente.
Ecco perché non esiste "demolizione" che non chieda una preventiva "progettazione", seria, del futuro. Oggi più che mai si pone la questione della relazione tra infrastrutture di mobilità e nuclei insediativi. Per decidere il 'peso' e la 'dimensione' di un determinato intervento bisogna prima valutare a fondo la "sostenibilità" di ciò che si andrà a fare. In qualche caso, come è avvenuto recentemente per il quartiere di Milano-Santa Giulia, non basta nemmeno un investimento di marketing sostanzioso per supportare l’appeal di una proposta residenziale. Si tratti di edilizia popolare o di case in “classe A”, la vera "chiave" resta la progettazione urbana.
Siamo andati dunque anche noi a vedere su Internet il PGT. E abbiamo un primo "rilievo" da fare ai suoi compilatori. Dopo tutto il "dibattito" che c’è stato, possibile che non vi sia traccia nei file disponibili in rete di quali siano le "linee guida" del Piano stesso, e dunque il cittadino come può essere in grado di capire quale sarà il suo impatto?
La realtà, come si evince dal 'peso' dei singoli file, è che non si è voluto (davvero) consentire alla cittadinanza la consultazione e la comprensione del documento. L’intento, quindi, pare quello di mettere a disposizione una serie di strumenti solo alla pletora di architetti e operatori del settore che vogliono prendere in esame i "contenuti" del Piano di Governo Territoriale. E basta dare un’occhiata alla quantità esigua di commenti che il PGT, a oggi, ha raccolto per "misurare", in sostanza, come di fatto la popolazione milanese sia stata "esclusa" dalla discussione, prima e dopo la formulazione del documento realizzato.
Forse ha torto chi, come il candidato sindaco della Sinistra, Giuliano Pisapia, dice che il PGT è "tutto da buttare". Di sicuro qualche elemento di positività e di novità vi sarà anche, ma è molto difficile capire 'quale'. Al punto che, come dimostrano le esternazioni ferragostane della Moratti, il dibattito del futuro di Milano è ripartito come se del testo si fosse già fatta tabula rasa. O lo si fosse dato in pasto ai roditori, ora che i frutti sui fichi di Brera cominciano a scarseggiare...
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