
La bagarre per le elezioni regionali di marzo è già "scoppiata". Il Consiglio uscente deve ancora essere "sciolto", ma è già tempo di bilanci e di campagna elettorale.
La Sinistra in Lombardia ha effettuato una "scelta" difficile: proporre un candidato, come Penati, reduce da una 'sconfitta' alle provinciali di fronte a un avversario non propriamente "irresistibile" quale Podestà. Anche nella nostra regione si registra in tal senso quella difficoltà del 'PD' nell’esprimere personalità di "spicco" che ha portato nel Lazio ad appoggiare, contro Renata Polverini, un outsider come Emma Bonino.
Il 'PdL' invece ripropone - per la 4° volta - Formigoni, dando luogo a un’ipotesi di continuità che si configura come una sorta di “feudo” sulla falsariga di una tradizione che rimanda ai potentati economici e clientelari costruiti nel Sud Italia dalla passata (?) 'Dc'.
Formigoni come Remo Gaspari o Emilio Colombo: chi scrive ritiene che l’istituzione delle regioni abbia proprio in una logica di alternanza delle amministrazioni locali una delle ragioni di senso. La cristallizzazione di un sistema di gestione della cosa pubblica è sempre estremamente "rischiosa", ancor più laddove le aree di competenza si dispiegano su ambiti quali la sanità, l’edilizia, gli appalti legati ai servizi locali e così via.
La 'Lega' ha provato ad avanzare a suo tempo la candidatura alternativa di Castelli. È possibile che chieda poi, in caso di vittoria, un tangibile riconoscimento per la propria “desistenza”, in termini di assessorati e di poltrone strategiche. Il partito di Bossi è infatti estraneo a quella “triangolazione di interessi” tra governatore, Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione che ha "indispettito", nell’ultimo tratto del mandato uscente, gli stessi funzionari del Pirellone: prova ne sono le critiche, “censurate” dai vertici della Regione, ma non di certo messe a tacere.
E di questa tornata elettorale il 'cittadino' cosa pensa?
Tranne alcuni gruppi sociali, che vivono sulla propria pelle (com’è il caso della realtà del 'terziario') le "conseguenze" degli orientamenti del Pirellone, l’opinione pubblica considera le regionali nient’altro che una "verifica" a livello locale del voto politico nazionale.
È in tal senso un test importante, anche perché presenta l’anomalia di un partito ('Udc') che stringe alleanze diverse di regione in regione, a seconda delle opportunità. In secondo luogo, la Sinistra ha a oggi formalizzato le candidature del 'PD', ma non è ancora chiaro cosa farà l’IDV e come si muoveranno le forze che oggi sono al di fuori dell’arco parlamentare, ma che nel contesto di recessione attuale, e con lo spettro della disoccupazione che segna lo scenario dei prossimi mesi, potrebbero aver riguadagnato, significativamente, "terreno", anche in ragione della latitanza di idee del partito guidato da Pier Luigi Bersani. A oggi, molti esiti paiono in buona misura, se non scontati, altamente probabili. Ad esempio, l’affermazione della Sinistra nel Nord Ovest (Piemonte e Liguria) e quella del 'PdL' in Lombardia e Veneto. E se il "blocco" dell’Italia Centrale dovrebbe restare ancora legato alle proprie radici "rosse", il vero terreno di conquista della Destra è il Lazio.
Ci sono poi altre situazioni "esplosive": la Puglia (che nell’ultimo anno sembra essere diventata il "centro" della battaglia politica nazionale), la Calabria (con la Sinistra in grande difficoltà e una regione che costituisce una sorta di porzione extraterritoriale del Paese, con istituzioni sempre più latitanti) e la Campania (che rappresenta l’esempio più significativo di "malgoverno" della Sinistra).
Tredici regioni in tutto (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria), che rappresentano una "fetta" importante d’Italia, anche se resta fuori la realtà su cui forse si giocherà la battaglia più importante tra autonomismo e centralismo nei prossimi anni: la Sicilia.
Quanto alla Lombardia, esiste indubbiamente un forte interesse intorno a una realtà che è sempre più composita. C’è Milano, con le forti incognite relative al suo futuro, che condizioneranno anche questa tornata elettorale. C’è Brescia, la realtà forse più simile al Veneto, in bilico tra il proprio passato di roccaforte bianca e le nuove emergenze del territorio. C’è la Lombardia agricola e zootecnica di Mantova, Cremona e Lodi. C’è Bergamo, oggi più vicina a Milano, e forse assimilabile adesso al modello politico vincente in Brianza, che è quello che più "piace" al Governatore. A Monza, però, è la 'Lega' ad aver preso sorprendentemente il sopravvento, ereditando dalla Giunta-Faglia tutti i dilemmi di un centro che è la 3° città della regione, ma non riesce a decidersi tra emancipazione da Milano o convergenza sugli obiettivi dell’Expo. C’è Como, con la sua contestatissima amministrazione di Centrodestra, Lecco, alle prese con una trasformazione drastica, che vede il Lario investito da una nuova ondata di speculazione edilizia. C’è l’isola felice di Sondrio, con le sue banche, il terziario che va, l’industria manifatturiera che regge, il turismo che si rinnova. C’è Varese, infine, che deve ancora smaltire la "rabbia" per un quinquennio vissuto pericolosamente, a causa dei continui cambiamenti di rotta relativi a Malpensa. C’è la grande questione relativa alla Pedemontana. E c’è, infine, Pavia, abbandonata a sé stessa, quasi appartenesse alla Liguria o al Piemonte.
Si ha un bel parlare di “modello di governo” che non vuole essere copiato. L’opinione pubblica il 'modello' non l’ha capito e tanto meno condiviso.
Eccoci allora al compito che ci siamo dati in MilanoWeb. Vorremmo anzitutto capire dalla Giunta regionale uscente 'cosa' ha fatto concretamente. Vorremmo dare voce a 'tutti' i candidati alla presidenza. E intendiamo perimetrare, con l’aiuto di autorevoli esponenti della società civile, scelti proprio in ragione dell’appartenenza ad ambiti di competenza che s’incrociano con le prerogative della Regione, quale 'è' il ruolo del Governatore e quale 'dovrebbe essere'. E parlando di territorio, ci interessa anche intercettare uno sguardo, non necessariamente tecnico, destrutturato, da parte di quegli opinion maker che, per qualche motivo, sono in grado di guardare la realtà della Lombardia e di Milano da "prospettive" nuove e spiazzanti. Lo strumento che abbiamo scelto è quello dell’intervista.
La nostra intenzione è quella di dare ai nostri lettori, che siano addetti ai lavori o comuni cittadini, una serie di informazioni "aggiuntive" per la propria scelta. Tutti punteranno fari e microfoni sugli stessi volti e le stesse voci. Noi miriamo a sondare, invece, in maniera trasversale la società civile lombarda, offrendone uno spaccato nuovo. Affinché la politica torni a essere al "centro" di scelte responsabili da parte del cittadino, e non qualcosa che "passa", incondizionatamente, sopra le nostre teste.
L’elettore possiede un potere formidabile. Che riguarda il suo ''futuro'. E non è al servizio delle consorterie della politica, qualunque sia il loro segno e colore. La lunga "corsa" verso le regionali costituisce per noi un’occasione importante per avviare un processo di riappropriazione di questa "forza" da parte dei nostri lettori, attraverso un’informazione che non sia orientata e ciò non di meno non rinunci a fare opinione.
Non faremo "sconti" a nessuno, promesso. Non risparmieremo critiche. Non ci lasceremo andare a "facili" elogi. Tra l’atteggiamento "ossequiente" dell’informazione prezzolata e la controinformazione a tutti i costi, esiste una terza "via". Che è di certo la più "semplice" e "dritta": speriamo vogliate percorrerla con noi.
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