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“Peggio del McCarthy di sessant’anni fa” - scrive Eugenio Scalfari nel suo 'fondo' domenicale su 'La Repubblica' di oggi. Il riferimento, ovviamente, è a Silvio Berlusconi e alle pesantissime "ingerenze" e "pressioni" che il Premier avrebbe effettuato sull’Agcom, l’autorità garante delle comunicazioni, nella persona del commissario Giancarlo Innocenti e, pare, anche del presidente Corrado Calabrò.
Sia detto in "via" preliminare: Berlusconi non ha mai "digerito" alcune istituzioni ed alcune norme, che alcuni definiscono burocratiche ed altri democratiche. È un imprenditore e si muove, o vorrebbe muoversi, con una facilità e velocità che il nostro 'sistema', da una parte purtroppo e dall'altra per fortuna, non consente. E, intanto, continua la sua "partita" con la Magistratura.
E ripartono le ispezioni ordinate dal Guardasigilli nei confronti di magistrati che indagano sul Premier. Chissà se anche stavolta non succederà niente... Non si capisce mai se il "limite" sia nella professionalità degli ispettori o nella soggettività dell'azione dei giudici. Nel caso in questione, trasvolando sul comportamento, o presunto tale, di Berlusconi, non ci sembra riconoscere nessun genere di reato effettivo e tanto meno quello di concussione. Se fosse vera l’ingerenza del Premier sulla programmazione della Rai, e questo ci rimanderebbe ad un'idea di abuso dei servizi pubblici da parte dei politici molto diffusa tra la gente, questa circostanza, nel caso specifico di Berlusconi, sarebbe aggravata dal fatto che egli "controlla" (o influenza) già una concentrazione di 'media' che non ha eguali nel mondo occidentale.
Il Paese sembra essere "ipnotizzato" da questo estenuante "braccio di ferro" tra Berlusconi e la Magistratura. Soprattutto l'immagine del Premier finisce per occupare tutto lo spazio mediatico nazionale, dalla carta alla radio fino alla televisione. E forse certe iniziative diventano boomerang...
I lettori, gli ascoltatori e i telespettatori non trovano più tempo e concentrazione per seguire altre informazioni, per provare a capire perchè e per chi votare. Tutto il Paese si divide tra garantisti e giustizialisti e andare alle urne diventa come andare allo stadio per tifare la squadra che gioca il derby, pretendendo il rigore che "non c'è" e negando il rigore "evidente". Ma se è sbagliata la "fede" calcistica, ancor di più è sbagliata quella politica. Ai filosofi va stretta persino la fede religiosa!
Dal 1994 a oggi, il Parlamento, anche con i Governi di Centro-Sinistra (Dini, Prodi I, D'Alema I, D'Alema II, Amato II, Prodi II), è stato "incapace" di regolare 3 questioni "urgenti": il conflitto d’interessi, la 'par condicio' e le intercettazioni. Ne aggiungeremmo una quarta, relativa alla perseguibilità delle più "alte" cariche dello Stato. Ammesso anche che la nostra classe politica abbia i "numeri" per affrontare le questioni "vere" del Paese, il dibattito continua a vertere, ossessivamente, solo sul problema-Berlusconi, nelle sue diverse sfaccettature. Così, la manifestazione di ieri vede la Sinistra portare in piazza 200.000 persone intorno al "pasticciaccio" delle liste e al conseguente, come minimo "frettoloso", decreto interpretativo, parzialmente "inefficace". E già si annuncia, sullo stesso tema, assolutamente "esterno" agli obiettivi primari dell'elettorato ed ai bisogni urgenti del Paese, una manifestazione analoga del 'PdL'. Ma intorno ai motivi dello sciopero generale del giorno precedente, scivolato nell'indifferenza nazionale, non discute nessuno.
Anche la prima pagina di tutti i quotidiani di oggi, compresi quelli di Sinistra, è completamente "dedicata" a Berlusconi, nel bene e nel male.
Intanto a Milano una 18enne conquista la piazza di Sinistra citando Piero Calamandrei e un discorso del 1955. In quale altro Paese accadrebbe? L’Italia è l'unico paese occidentale dove la storia è finita, restano i 'padri' ma non c’è più la repubblica, “Spero che giovani e non giovani di questa piazza facciano vivere la Costituzione” - ha detto Roberta Covelli, esponente dell’associazione 'Qui Milano Libera'. E poi, subito dopo, in un’intervista - “Ho un modo diverso di vedere le cose della mia quasi coetanea Noemi Letizia”. Cosa c’entrava Noemi Letizia?
La retorica di Berlusconi attorno al partito del “bene” contro quello del “male” è ridicola. Ma se è vero che è “farlocca” l’ostentazione di tanto “amore”, altrettanto lo è quella dell’ “odio” dedicato da ragazzi che dovrebbero avere tutt’altre prospettive e battaglie, e che invece continuano, come i loro padri, a pensare sempre e solo a Berlusconi. Con una prospettiva così limitata...
Faccio un altro esempio: l’altro giorno Don Verzè ha rilasciato a 'Il Giornale' un’intervista sconcertante, a cui chi scrive dedicherà un editoriale su di un’altra testata di Milano Web Publishing, MilanoSanità. Un’intervista in cui annunciava che lo "scopo" della ricerca medica dev’essere quello di arrivare all’immortalità. “Adamo è arrivato a 900 anni” - ha ricordato il fondatore del San Raffaele. E a me personalmente mette i "brividi" che la persona a capo di una delle “eccellenze” del Paese faccia questi discorsi, con le implicazioni "morali" che ne conseguono. In Francia, ci scommetto, gli intellettuali ne avrebbero parlato a lungo. Una cosa del genere avvenne infatti al tempo dell’uscita di “La possibilità di un’isola” di Michel Houellebecq, che parlava proprio di “immortalità artificiale”. Qui non se n’è invece occupato nessuno, e gli opinionisti hanno continuato a dibattere, ottusamente, attorno al tema della riammissione dei listini di Formigoni e Polverini.
Intanto, in una trasmissione televisiva, lo stesso Governatore spiegava che il ministro della Difesa, La Russa, sarebbe anche un ottimo buttafuori, commentando la maniera discutibile in cui l'energico Ignazio ha trattato un giornalista free-ance (magari non un premio Pulitzer, ma intanto i "fenomeni" non abbondano nemmeno alla guida dei telegiornali di Stato, appaltati a campioni del servilismo e delle spintarelle). Dopo, lo stesso Formigoni, ha annunciato che si candiderà alla presidenza del Consiglio dopo Berlusconi, quando Silvio passerà la "mano".
Forse non ha fatto i "conti" con l’immortalità del Premier e con lo stesso Don Verzè. Vedete? Anche quando si parla d’altro, 'lui' rientra sempre nei "giochi", è una vera e propria "malattia" nazionale, che colpisce in egual modo oppositori e supporter. La mattina seguo spesso su Rai Tre la rassegna stampa di Corradino Mineo. Ebbene, 90 volte su 100 si parla di 'lui' dall’inizio alla fine. Dopo averlo proposto qualche mese fa, invitando a non pronunciare più il suo nome, chi scrive da qui alle elezioni praticherà dunque un solitario silenzio web, unico in Italia ad applicare a tutti gli effetti la 'par condicio', smettendo di citare anche semplicemente il nome di Silvio Berlusconi (fatto escluso eventi straordinari quali le sue dimissioni o altro evento davvero "eccezionale", anche più della vittoria dello Scudetto da parte del Milan). In concomitanza con la Quaresima, farò il mio personale "fioretto". E mi viene voglia di invitare tutti, dagli operatori dell’informazione fino ai semplici cittadini, a fare altrettanto. Proviamo per 15 giorni a guardare "oltre". E a chiederci cosa siamo, cos’è Milano, la Lombardia e l’Italia, a prescindere una buona volta da Silvio Berlusconi.
Una cosa mi ha convinto della necessità di questo gesto, a metà tra l’esercizio di "stile" e quello "spirituale". Apostrofando il suddetto giornalista, Berlusconi ha detto che chiunque, avendo quella faccia, la mattina si sarebbe rattristato, guardandosi allo specchio. È uno scambio "da manuale" nel narcisismo primario: confondere l’altro con sé, il mondo con lo specchio. Proviamo a chiederci allora, dato per scontato che quando Berlusconi guarda gli italiani crede di vedere se stesso, e non sa accettare che gli si ricordi che non è così, cosa accade invece a noi.
Allo specchio la mattina vediamo la nostra faccia o la sua?
Può darsi che la risposta non sia poi così "scontata".
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