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Poco tempo, poche novità, pochissimo interesse nella cittadinanza.
Roberto Formigoni ha varato a tempo record la nuova Giunta regionale. Tra i pochi spunti degni di nota, l’assegnazione a Giancarlo Abelli, ex assessore regionale, oggi deputato del PdL, di una delega speciale da Presidente per i rapporti con il Parlamento e le istituzioni territoriali: una scelta che Formigoni poteva forse risparmiarsi, soprattutto alla luce delle recenti vicende giudiziarie in cui è stata coinvolta la moglie dello stesso Abelli.
In una Giunta dove gli uomini di Comunione e Liberazione sono più dei leghisti (sei contro cinque), e che vede solo due ex Alleanza Nazionale, c’è da rilevare la presenza dell’ex Udc Domenico Zambetti, passato poi alla nuova Dc, e ora entrato nel PdL.
Inatteso l’avvicendamento sulla poltrona di assessore alla Cultura tra Zanello e Buscemi. Si rafforza così il ruolo di quello che molti vedono già come erede dello stesso Formigoni, per la capacità di mediare tra la Milano delle "grandi famiglie", la Lega e CL.
Buscemi, di cui si è molto parlato negli scorsi mesi, anche in relazione alla faraonica cena elettorale, con 7000 invitati, tra cui moltissimi esponenti di primo piano del mondo dell’imprenditoria lombarda, viene dal ruolo di capo-delegazione del PdL in Giunta regionale.
In molti pensavano, soprattutto in ragione di una lettera inviata qualche mese fa a Letizia Moratti da otto consiglieri del Pirellone, firmata dallo stesso Buscemi, che il più rampante tra i giovani politici milanesi sarebbe stato "dirottato" su Palazzo Marino. La scelta di tenerlo in Regione, e di affidargli la Cultura, vale quasi un’Opa sull’Expo da parte di Formigoni.
Nel contempo, CL porta a casa un assessorato che aveva assunto negli ultimi anni sempre più la fisionomia di un presidio delle culture e delle specificità del territorio. Zanello è stato insignito sì dell’incarico di sottosegretario, ma si occuperà soprattutto, in ragione di una delega ad hoc, di una causa che è molto cara a Umberto Bossi: quella di una “Hollywood lombarda”, su cui vale la pena di soffermarsi.
Già da un anno, presso l’ex Manifattura Tabacchi in viale Fulvio Testi, è attiva una vera e propria cittadella dell’audiovisivo. Si tratta della prima struttura operativa di quella che dovrebbe diventare "Cinelandia". Con 3 anni di lavoro e un investimento da parte del Pirellone di quasi 9 milioni di euro, è stato creato un luogo dove ospitare il Centro sperimentale di cinematografia, la Fondazione Cineteca italiana e il museo Gianni Comencini, oltre alla Scuola Civica di cinema e agli archivi storici.
L’obiettivo reale è però quello di creare un polo produttivo, che operi nella fiction tv, nella pubblicità e nella cinematografia. Alla Lega serve "combustibile" in grado di rinfocolare l’immaginario padano. E il cinema, ma anche la televisione, in Italia continuano fatalmente a “parlare romano”.
L’attività delle Film Commission, che con agevolazioni e sgravi cercano di attirare produzioni italiane e straniere, ha, anzi, paradossalmente spostato ancora più a Sud il baricentro produttivo della cinematografia italiana. Non a caso in questo momento si confrontano nelle sala film come "Basilicata Coast to Coast" o "Mine vaganti", ambientato in Puglia. Ma è già cominciato un processo che intende far recitare a Milano un ruolo diverso, più centrale, di sfida e competizione con Roma.
Zanello è in tal senso l’uomo "giusto" al momento giusto. Ha dimostrato anche recentemente di saper dialogare con il sistema della cultura di sinistra (vedi le iniziative del 2011 sull’Arte Povera, che ora ricadranno sulle spalle di Buscemi), e la capacità di "far sistema" con altri centri d’eccellenza, anche extra-regionali.
Con la presenza di Cota a capo della Regione Piemonte, la Lega è, anzi, in grado di innescare interazioni con tutte quelle risorse che fanno già da oggi di Torino la seconda città del cinema d’Italia (Museo, Festival e Film Commission).
Se dunque la Sanità rappresenterà anche per il 4° mandato Formigoni l’asset attorno a cui si giocheranno molte delle partite che "contano", la cultura e il cinema dovranno incarnare un momento di cambiamento epocale dell’industria creativa in Italia, con la digitalizzazione da un lato e la riduzione dell’importanza della televisione generalista dall’altro.
Se l’ultimo quindicennio della politica italiana è stato segnato, comunque la si pensi, dal ruolo di Mediaset nell’affermazione e nel consolidamento del consenso di Forza Italia, prima, e del PdL, poi, la Lega sembra essere la prima forza politica che ha compreso l’importanza di dotarsi per il futuro di una fabbrica dei contenuti in grado di andare incontro all’evoluzione della comunicazione audiovisiva.
“Milano Cinema”: così Bossi chiama la cittadella di via Fulvio Testi. A dimostrazione che il futuro della nostra città si gioca sempre più, come dimostra l’Expo, sulle forme di rappresentazione della contemporaneità: si tratta, in epoca post-industriale, di una vocazione forzata per le seconde città delle più importanti nazioni europee.
È così per Barcellona e Bilbao in Spagna, per Lione e Bordeaux in Francia, per Colonia e Francoforte in Germania, persino per Manchester e Liverpool in UK. Oggi, nell’immaginario delle popolazioni europee, Madrid è la terza città spagnola per importanza culturale.
Non è detto che la stessa inversione di ruolo non spetti un domani a Roma e Milano. Ecco perché a Milano e in Lombardia sentiremo nei prossimi anni parlare sempre più di cultura e spettacolo in termini di risorsa chiave, non solo per il turismo, ma anche a livello di industria dei contenuti.
La nostra città in tal senso sta cambiando rapidamente pelle, esattamente come ha fatto Torino, che da motor city è diventata a tal punto un luogo dell’immaginario da essere ribattezzata “capitale delle Alpi” (anche se è in pianura).
La cultura, non neghiamolo, ha in sé parti uguali di fumisteria e di volontà di persuasione sulle masse. E una città dell’effimero (moda, shopping, design) com’è diventata Milano, non poteva che puntare su di un evento effimero come l’Expo e su di una forma effimera di cultura che sconfina nel "pure entertainment", qual è il cinema.
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