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L'Argentina festeggia i suoi 200 anni di libertà

Si festeggia in Italia, dove, non per tutti, è solo un ricordo la crisi dei bond

29/05/2010 - 16:23

“E la signora Isabella… è qui!”. Questa la frase che tutti aspettavano: la Carrà si affannava a raccontare le storie di immigrazione ed emigrazione più tristi e “strappalacrime”, ma tutta la serata ruotava intorno allo slogan su cui, in effetti, tutto il programma era "costruito".

Quelle storie, aldilà dell’opportunità o meno di raccontarle in quel modo piuttosto che in un altro, offrivano uno "spaccato" dell’Italia che è stata, quella di cui i più giovani hanno solo sentito parlare. L’Italia povera, una nazione che "costringeva" la sua gente a cercar fortuna altrove, a cambiare tutto e a separarsi dalla propria terra e dai propri cari.

Incrociando i “dati” della tv con i racconti di mia nonna, che parlava delle sue cugine andate via dal Bel Paese quando avevano solo 16 anni e mai più riviste, mi resi conto che l’Argentina era il Paese che più di tutti "ritornava" in questi racconti. Lì hanno cercato fortuna tanti dei nostri connazionali, del Sud e del Nord, dell'Est e dell'Ovest, e con quel Paese si è creato un legame profondo, che col tempo è diventato qualcos’altro, è cresciuto, maturato, cambiato, fino a diventare un’intesa tra due nazioni, politica ed economica, con rapporti diplomatici privilegiati e una fiducia reciproca.

E’ chiaro che ogni rapporto, anche politico, è destinato ad alti e bassi e che non sempre tutto è limpido e, tantomeno, chiaro: molte storie di "coppia" contemplano delusioni e tradimenti e il rapporto Italia-Argentina ne è un esempio emblematico.

La crisi dei bond argentini di qualche anno fa ha mandato sul lastrico e cancellato i risparmi di un'intera vita a tanti italiani: un vero "tradimento", attuato con l’inganno dagli uomini dell’alta finanza che "approfittavano" della fiducia riposta (anche su inopportuna raccomandazione delle banche) da tanti nel sistema finanziario argentino.

Un “tradimento” che è costato tantissimo (in termini economici ma anche umani) all’Italia, ma che ora, almeno per quelli che non sono stati ridotti in povertà, non pochi, sembra "dimenticato". Come l'aveva ignorato, fin da subito, inspiegabilmente, il Governo italiano, che non aveva preso nessuna "posizione" a favore dei suoi connazionali, trattando dilazioni o altre formule, proprio come se i risparmiatori avessero puntato, irresponsabilmente, sulla roulette.

La decisione del Governo argentino, di non pagare i possessori dei titoli di stato, si è rivelata gravissima, non solo per il danno "diretto" procurato agli investitori (istituzionali e non, soprattutto) ma per il danno "indiretto" (a tutto il sistema dell'organizzazione, qualificazione e distribuzione dei debiti) che ha reso molto più difficili e volatili tutti i mercati finanziari, e, forse, si può ascrivere ad Eduardo Duhalde (e ai suoi compari) anche un fumus di responsabilità per l'ultima crisi mondiale.

Poi, l'Argentina è stata condotta dai creditori di fronte ai tribunali internazionali (di USA e Germania), oltre a subire un'azione legale presso la Camera Arbitrale (ICSID) della Banca Mondiale. Il nostro Bel Paese latita, ancora, inspiegabilmente. Oggi, comunque, le obbligazioni argentine, a causa del default decretato e ancora non risolto, non hanno più accesso ai mercati regolamentati, quelli aperti ai paesi "civili", anche del Terzo Mondo.

Stasera a Milano (come in altre città italiane) ci sarà una festa in occasione dei 200 anni della “Rivoluzione di maggio” che fece nascere la Repubblica d’Argentina. In particolare la nostra città ospiterà, tra gli altri eventi, alle ore 21, all’Auditorium, un concerto speciale all’interno delle iniziative previste a Milano fino a lunedì nell’ambito del progetto "L’Argentina festeggia il bicentenario", realizzato in collaborazione con il Comune e il Consolato generale dell'Argentina.

Un programma che contempla musiche dei compositori argentini più famosi (Piazzolla e Ginastera) e che vedrà sul podio il premio Oscar Luis Bacalov (premiato per il film “Il postino”) che dirigerà l’Orchestra Sinfonica Verdi. Protagonista della serata anche il bandoneón di Gianni Iorio. La serata sarà introdotta dal saluto dell’ambasciatore Gustavo Moreno.

Siamo felici che la musica faccia da “collante” tra i due Paesi, un tempo così “uniti”, ed è in fondo un compito che l’arte deve perseguire e lungi da noi pensare che debbano essere perseguite politiche rancorose “contro” qualcuno o che ci sia bisogno di nutrire "risentimenti" verso nessuno.

Non si può certo "condannare", in blocco, una nazione, quando i responsabili, sia di quel disastro economico sia di quell'azione ignobile, sono perfettamente distinguibili nei politici, nei banchieri, nelle società di rating e in alcuni uomini che tenevano tra le mani il potere economico.

Intanto facciamo gli auguri più sinceri alla libertà dell’Argentina che compie 200 anni e alla sua gente, che saprà capire, molto meglio di noi, 'chi' ha fatto la scelta e se la stessa è stata "giusta"...

Autore: giuseppe.califano@milanoweb.com
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