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Se il tempo fosse un "luogo" sarebbe un’autostrada… a 3 o 4 corsie, non importa, l’importante è che sia affollata, che la combinazione fra lamiere bollenti e velocità faccia in modo che il paesaggio intorno sia solo intuibile, e che il viaggio non contempli troppe soste, né troppo lunghe.
E in fondo è raro trovare musei lungo l’autostrada o sale da concerto, o tutto ciò che richieda tempo. Solo autogrill, affascinanti e temibili "non-luoghi", aree di "tregua" (più che di sosta) dalla gara senza vincitori che si corre allegramente tutti insieme; templi della rapidità, capaci di indurre in uno stato di felice ebetismo semi-cosciente per cui finiamo per comprare cose che altrimenti non guarderemmo neanche…
Immaginate che il mondo intero viaggi lungo quest’autostrada, che le regole siano queste, che la logica non possa essere diversa da questa, che chi si ferma è "fuori": fuori mercato, fuori contesto, comunque fuori luogo. Chi si ferma, chi prende tempo è un "perdente", un "disadattato" o uno destinato se non a fallire certo a non vincere.
Pensate allora che progetto fallimentare sarebbe quello di metter su, lungo un’autostrada del genere, un luogo in cui, se scegli di andarci, devi rimaner fermo per almeno 12 ore. 12 ore: un lasso di tempo in cui nel mondo d’oggi "crollano" Borse, iniziano guerre, saltano o si instaurano complessi equilibri internazionali…
Un’allucinazione, una vera follia, in cui quell’ “ora” e quell’ “adesso” che dominano le nostre giornate sono destinati ad essere prolungati, stiracchiati, “distesi” fino all’inverosimile…e solo uno abbastanza folle come Peter Stein, regista berlinese, classe 1937, poteva pensare di costruire un’oasi temporale in mezzo al tripudio di lamiere di un luogo del genere, quello in cui viviamo, per intenderci.
La sua idea è quella di portare in teatro (ma in luoghi che teatri non sono) lo spettacolo tratto da “I Demoni” di Dostoevsky: il romanzo dello scrittore russo prenderà vita pagina per pagina sul palcoscenico dell’Hangar Bicocca, a Milano, oggi e domani, poi il 28 e 29 Maggio, con una pièce sui generis che complessivamente (fra pause e spettacolo) durerà 12 ore.
Il "Lungo Adesso" di Stein sfida la filosofia dei nostri tempi e la fisiologia umana: ma finalmente propone un’idea forte da seguire, da portare fino in fondo, di quelle che possono aprire la testa e "illuminare" il mondo, nuovamente e/o diversamente.
“I Demòni” di Stein aprono varchi temporali, provocano fratture ritmiche col mondo, un controtempo da brivido con le scansioni dettate dal 'sistema'; un vero e proprio luogo dello spirito, in cui qualcuno potrà scoprire che si sta bene anche a pensare, che si può essere felici anche senza dover diventare per forza ebeti, senza comprare quello che mai compreresti, anche senza star rinchiusi in una macchina...
E che forse si sta addirittura meglio seduti in poltrona a guardare dei bravissimi attori recitare che non essere immersi nel traffico, con il condizionatore d'aria che raffredda il sudore di una vita divenuta "assurda".
Uno spettacolo che sfida il mondo, dunque, e che scommette su qualcosa: che una volta usciti da lì vi chiederete se forse i folli non siano quelli che vi sfrecceranno davanti, che non siano quelli che continuano ad andar veloce su quell’autostrada senza neanche dare un’occhiata al paesaggio intorno; che i "folli" siano loro, quelli che continuano a correre pur sapendo che a fine corsa non ci sarà nessuno ad aspettarci, nessun traguardo e soprattutto nessun premio da vincere…
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