"Lasciate ogni speranza voi che entrate", soprattutto se i muscoli delle gambe tendono a cedervi alla vista del sangue e se il vostro stomaco non è poi tanto robusto. "Frontiers" è un film "tosto", eccessivo e brutale, che sembra essere stato sceneggiato e diretto al solo scopo di farvi urlare dalla paura e dalla nausea. "Frontiers" è la storia di una banda di ragazzi in fuga dalla polizia. Quattro di loro, separatisi dal gruppo, trovano rifugio vicino al confine col Belgio in un ostello semi abbandonato. Ci vorrà poco tempo, però, per rendersi conto di non essere capitati in un luogo molto ospitale. L'ostello, infatti, è gestito da due sorelle che hanno un rapporto morboso e da un anziano ex-colonnello dispotico ed autoritario. Quando i ragazzi decidono di andarsene, è troppo tardi. Terribili torture nei loro confronti anticipano un finale scioccante, che lascia un sapore amaro in bocca e una forte sensazione di vuoto nelle viscere.
Il regista Xavier Gens e i giovani attori francesi sono riusciti a donare alla trama grande intensità grazie ad inquadrature mai banali e una superba interpretazione (assolutamente impeccabile quella della protagonista, interpretata da Karina Testa), aiutati da una coinvolgente colonna sonora che Jean Pierre Taieb ha studiato appositamente per questo film.
Brutalità, pazzia, istinto, amore: l'essere umano in "Frontiers" viene rappresentato in ogni sua sfaccettatura e quando sulla scena compaiono alcuni maiali in una stalla, risulta naturale chiedersi chi sia l'uomo e chi l'animale.
E dato che nel film si inquadrano camere a gas e folte ciocche rasate a zero, viene spontaneo ricordare che proprio lo scorso 10 novembre, è stato ricordato il 70° triste anniversario della "Notte dei cristalli" (del 1938), durante la quale iniziarono le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento nazisti. Una chiave di lettura in più, speriamo, per il pubblico più attento. Un'occasione per riflettere sul più grande dolore, sulla più lacerante ferita restituitaci dal secolo appena trascorso.
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