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GUNS N' ROSES: L'ATTESA Č FINITA, Č L'ORA DELLA CAOTICA 'DEMOCRAZIA'

17 anni dopo gli ultimi due dischi in studio, Axl Rose torna sulle scene con "Chinese Democracy".

Giusto per farvi capire come passa il tempo... Quando nel settembre 1991 uscì l'accoppiata di album "Use Your Illusion I" e "Use Your Illusion II" il sottoscritto faceva ancora il liceo; lessi su un autorevole quotidiano italiano una recensione (scritta male, per la verità...) di ciò che erano diventati i temibili Guns n' Roses nel passaggio delicato tra "Appetite For Destruction" (loro epocale debutto uscito nel '87) e quell'ambizioso opus doppio e, incuriosito, comprai subito lo stesso "Use Your Illusion" (il primo volume, quello con la copertina giallo-rossa) in formato 33 giri. Naturalmente poi acquistai anche il suo "gemello" blu-viola. E mi piacquero entrambi

Perché, se "Appetite For Destruction" restava comunque un album formidabile e fondamentalmente raw  ("grezzo"), la musica - nel senso di arrangiamenti, armonie, scelte melodiche vincenti, costruzione ariosa dei vari brani, etc. - stava tutta in quei due doppi album successivi che, croce e delizia della band losangelina, portarono i Guns n' Roses ad un esteso world-tour durato circa due anni e mezzo (!!!) e infine alla loro "distruzione"; quella vera stavolta.

Da lì la leggenda e, nel peggiore dei casi, il "mito" pompato a pieno regime dall'inevitabile effetto-nostalgia. Il primo a mollare, comunque, quando il carrozzone di "Use Your Illusion" doveva ancora mettersi ufficialmente in moto, fu lo schivo Izzy Stradlin (grave perdita; fu un po' come levare Brian Jones ai Rolling Stones...) e da lì in poi lasciarono la baracca pure Duff McKagan (il bassista di Seattle con l'attitudine punk), Matt Sorum (un batterista non fantasioso ma terribilmente efficace), Slash (semplicemente il "suono" di quei GnR) e addirittura il "turnista" Gilby Clarke, un chitarrista ritmico a cui va dato atto di non aver mai lasciato, in quelle tournée così estenuanti, la band nei pasticci. L'unico a non chiudere la porta per ultimo fu, ovviamente, il ben noto singer Axl Rose che, liquidati con astio gli ex-colleghi, decise di tenersi per sè tutti gli oneri (e la lucrosa sigla...) del gruppo.

Da lì - eravamo ad inizio '94 e con i soldi guadagnati fino ad allora Axl poteva comprarsi giusto mezza California... - il nulla o quasi: un cover-album (il grintoso "The Spaghetti Incident?"), un tributo agli Stones (la ripresa in salsa sleazy di "Symphaty For The Devil"), un grandioso disco dal vivo ("Live Era 87-93"), una canzonaccia regalata ad un film dell'amico Arnold Schwarzenegger ("Oh My God" del '99) ed ovviamente i 14 milioni di dollari spesi - dicono le malelingue... - per le registrazioni di un disco, il fantomatico "Chinese Democracy", che a dispetto del titolo geniale aveva il brutto vizio di non voler uscire mai e poi mai.
Perlomeno fino al 21 novembre 2008, vale a dire la data epocale in cui la "Democrazia Cinese" si è infine rivelata in tutte le sue contraddizioni e magniloquenze. Fosse comunque uscito - non dico nel '94 ma anche solo nel '99... - di "Chinese Democracy" se ne sarebbe parlato per anni interi. Semplicemente perché la musica messa in mostra è tanta, stratificata, pasticciata, talvolta complessa e per niente consigliata ad ascolti distratti tramite i-Pod et similia.

Il quarto album ufficiale in oltre due decadi di carriera della Axl Rose-connection, infatti, parte da lontano, da una titletrack (la stessa "Chinese Democracy") che cita abilmente il riff di "T.N.T." degli AC/DC e lo trasporta in un clima caotico e volgarmente contemporaneo: è il 2008, bellezza, facciamocene una ragione. Pure "Shackler's revenge" lo senti lontano un miglio che è figlia di questi tempi con il suo riff stridente, roccioso e quasi alla Machine Head (!) calato dentro un rock elettronico che non avrebbe sfigurato in un cd di Marilyn Manson. "Better", dal canto suo, accende improvvisamente i cuori perché - nonostante il suo corpus ugualmente tecnologico - possiede un cambio di accordi geniale capace di proiettarci in pieno 91/92 così come "Street dreams", la prima ballad del disco, riporta in luce quelle tentazioni zuccherose alla Elton John che uno come Axl non ha mai negato di possedere (avete presente la celebre "November Rain"?).

"If The World" potrebbe essere una delle stranezze del disco visto che progredisce armonicamente lungo un tessuto di synth tenebrosi prima di diventare qualcosa che non disdegna di avvicinarsi al jazz acustico; e un grosso applauso la merita pure la successiva "There was a Time", già suonata dal vivo e conosciuta dai fan come "T.W.A.T." : trattasi di un flusso di coscienza made in Ax Rose in grado di scatenare vecchi brividi modello "Estranged/Civil War".

Ma proseguiamo: la salingeriana "Catcher in The Rye" vive abbastanza facilmente sopra un chorus beatlesiano da stadio mentre "Scraped", dopo un attacco vocale quasi alla Beach Boys, paga pegno all'hard-rock tamarro di metà anni '80. "Sorry" ha quasi un feeling oscuro alla Pink Floyd di "The Wall" mentre l'esotica "Riad n’ the Bedouins" è un power-rock che, dopo un inizio promettente, finisce gravemente per accartocciarsi su sè stessa così come l'epicità di "Madagascar" (pezzo anch'esso noto da anni) si permette il lusso di campionare un discorso di Martin Luther King. La dolce "This I love", penultima traccia in programma, è la canzone più Queen-oriented del lotto (avrebbe potuto tranquillamente cantarla Freddie Mercury...) e la conclusiva "Prostitute" è come i Led Zeppelin del 1980: pomposa e rovinata da troppi violini. Fine? Fine.

Conclusione? Beh, "Chinese Democracy", dopo dieci anni di polemiche, scandali, costi astronomici, ritardi deliranti e tanta (troppa) aria fritta, porta con sè il sapore dolceamaro dell'esperimento ovviamente riuscito a metà. Niente di clamoroso, per carità: i Guns n' Roses del 2008 non sono una band (ma un progetto solista di Axl nemmeno troppo in incognito...) così come la Cina non è il primo esempio di "democrazia" che riesca, in questo momento, a passarci per la testa.

Però meno male che questo benedetto disco è uscito. Estratto il dente, se ne va anche il dolore. E state certi che se il seguito di "Chinese Democracy" dovesse arrivare nel 2025 (quindi tra altri 17 anni...), il carico che si porterà dietro non sarà uguale a quello di oggi.

Perchè, stavolta, c'era un vuoto clamoroso, impossibile da colmare. La prossima, al massimo, un bel disco da bissare. Perchè questo in definitiva è lo sforzo titanico promessoci per anni da Axl Rose: "Chinese Democracy", ragazzi, vale a dire un bel topolino che fissa, con gli occhietti stanchi, una montagna possente conosciuta una volta come Guns n' Roses...    

Il MySpace dei Guns n' Roses.

La storia dei GnR.   

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»  21/11/2008  11.10.00
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Autore:  Simone Sacco
 
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