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TOM JONES: 'ECCO COME SONO TORNATO AL MIO AMATO SOUL...'

Intervista al peso massimo gallese che, con "24 Hours", torna a ruggire come ai bei vecchi tempi

Inutile sprecare troppe righe preziose per spiegarvi chi è - e cosa ha combinato dagli anni '60 fino ad oggi... - un personaggio larger than life come Tom Jones.

L'uomo più famoso ed adorato del Galles (sul podio, assieme a lui, ci stanno anche l'attore Anthony Hopkins e l'ala sinistra del Manchester United, Ryan Giggs) pubblicherà il prossimo 28 novembre "24 Hours", il suo primo album di inediti dai tempi del deludente "Mr. Jones" del 2002. Solo che stavolta è tutta un'altra musica e, nella fattispecie, il ritorno del signor "Green green grass of home" è un tripudio di soul vecchia maniera: caldo, valvolare, sudista modello Stax, up-tempo, percussivo, sexy, ballabile, etc. In una parola: "black". Nonostante il tipo, come tutti sappiamo, sia nato per puro caso di un altro pigmento ma con una voce capace di far tremare i lampadari.

Un disco, "24 Hours", che poteva tranquillamente uscire trent'anni fa da qualche all-nighter dalle parti di Manchester ed, invece, ci viene irradiato oggi in questa elegante meeting-room di un noto albergo milanese mentre sir Tom Jones - proprio lui in persona! - ci raggiunge al tavolo delle interviste per iniziare la sua personale confessione, degna di un "patrimonio vivente" della buona musica. 

Sir Tom, come è nato questo pregevole "24 Hours"?

"Scartando un'infinità di canzoni altrui... Sul serio, dopo aver firmato il contratto con la mia nuova etichetta (la S-Curve/EMI, Ndr), il mio management ha iniziato a propormi brani su brani consigliandomi di cantare questo o quello. Solo che a me, a parte 'The Hitter' di Bruce Springsteen, non è che queste famose proposte mi piacessero poi così tanto... Ecco perché, parlando una sera con Bono degli U2 in un pub di Dublino, mi sono deciso che avrei fatto solamente di testa mia. Collaborando per la prima volta nella mia carriera anche alla realizzazione dei vari pezzi".

Tant'è che con l'ausilio del leader degli U2 e di The Edge è nata la frizzante "Sugar Daddy"...
"Bono è un mio caro amico ma non sarà mai il mio erede: per quel ruolo, infatti, ho già designato Robbie Williams (ride, Ndr) ! A parte tutto, Paul (il vero nome di Bono, Ndr) non smettava più di farmi domande sui miei abiti degli anni '60: mi diceva che erano troppo eleganti e stilosi... Da lì ha iniziato a spostare il discorso su temi più seri, addentrandosi nella mia vita privata, chiedendomi di quando scavavo fossi in Galles per sbarcare il lunario e da lì è nata la stessa 'Sugar Daddy'. L'intuizione di Bono è stata utile anche per la genesi di tutto il resto del CD: difatti se non cominciavo anch'io a farmi certi quesiti, probabilmente mi sarei ridotto a cantare un'altra 'Sex Bomb'...".

Eppure quella canzone pruriginosa l'ha resa nuovamente popolare presso le nuove generazioni. E ancor più ricco di quello che già era...

"Difatti io non ho nulla contro 'Sex Bomb'! Non potrei mai escluderla dalla scaletta di un mio futuro concerto: quel brano è Tom Jones ed io sono quel brano. Però anche 'The boy from nowhere' (ballata sinfonica uscità a metà anni '80 e dedicata a El Cordobes, Ndr) è roba mia e così pure la mia cover di Prince, 'Kiss'... Quello che voglio dire è che un artista come me può cantare davvero di tutto: anche di sesso, certo, basta solo che ci sia un po' di contenuto... Ecco perché, in '24 Hours', ci sono cose più funny tipo 'Sugar Daddy' ma anche canzoni profonde come 'I'm alive' dove parlo di pena di morte o 'The road', la ballata che ho dedicato alla mia inseparabile moglie".

Ha avuto tante indecisioni nella sua carriera?
"Ehm, solo una: quando si è trattato di cantare 'What's new, pussycat?'...".

Ma come? E' una delle sue "hit" più conosciute ed amate!

"Lo so ma all'inizio non mi convinceva proprio: aveva una melodia così anomala... Poi, appena ho scoperto che sarebbe finita in un film di Woody Allen, mi sono detto: 'Mi piace quel regista: fa delle commedie davvero folli!'. Insomma, se c'era di mezzo una sua opera, quella era già una garanzia che il pezzo in questione sarebbe stato un successo. E difatti lo eseguo ancora oggi!".

Perché ha deciso di intitolare il disco '24 Hours'?
"Perché mi è sembre piaciuta la ciclicità della vita. Un giorno dura 24 ore ma sai già, che dopo di esso, ne arriverà un altro e poi un altro ancora, eccetera eccetera. L'esistenza va avanti ed uno come me ama sfruttare tutte le occasioni che gli si presentano davanti. Tant'è che un album come questo sono riuscito a farlo a 68 anni compiuti. Prima, probabilmente, le varie case discografiche non me lo avrebbero concesso...".

Addirittura? Anche una leggenda come Tom Jones, quindi, trova ogni tanto delle porte sbarrate?
"Il fatto che, dopo il successo di 'Reload' (6 milioni di copie vendute, Ndr), io smaniavo per tornare a registrare un disco 'soul' bello carico di energia ed arrangiamenti come ero solito fare nei dorati sixties. Solo che i miei discografici facevano orecchie da mercante, predicavano che un'opera del genere non avrebbe mai avuto successo... Poi è arrivata una come Amy Winehouse e li ha sbugiardati tutti quanti: con la sua voce divina e quel flavour da vera soul-woman ha dimostrato al mondo intero che per questa musica immortale c'è ancora un mercato planetario! Ed io mi sono subito buttato nella mischia...".

Riesce ad inquadrarmi i suoi tre momenti focali che l'hanno portata ad essere "Tom Jones"?
"Beh, il primo è stato quando ho inciso 'It's not unusual' nel 1965: quel singolo ha avuto un successo clamoroso e lì ho capito che avrei potuto farcela come cantante. Poi devo ringraziare lo show televisivo 'This is Tom Jones!' che condussi in America dal '69 al '71 e che mi ha fatto diventare famoso come pochi altri in quel Paese. Ed infine il titolo di 'Sir' che mi è stato tributato nel 2006 dalla Regina d'Inghilterra in persona...".

Ultima domanda: ha già pensato ad un suo futuro tour in Italia?

"Non ancora. Prima devo capire come andranno le vendite di '24 Hours' e poi decidere se esibirmi nei palasport oppure nei locali più piccoli. Ma io resto disponibile: se un promoter italiano mi chiama, state tranquilli che mi precipito da voi (risate, Ndr) !".

Photo by Dario Raimondi  - B. F.

Il sito ufficiale dell'artista gallese.

Tom Jones canta "It's not unusual" nel 1969.

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»  21/11/2008  14.49.00
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Autore:  Simone Sacco
 
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